Intervento al seminario residenziale di formazione dell’IRRSAE del Veneto su "Autonomia scolastica e piano dell’offerta formativa". Montegrotto, 7-8 ottobre 1999

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Il miglioramento della qualità dell’istruzione, dei modi di funzionamento della scuola e delle condizioni di vita scolastiche per alunni e docenti non può fare a meno di analisi sistemiche che combinano in un modello multidimensionale e retroattivo i fattori che determinano il rendimento delle scuole e che incidono sulle prestazioni dei docenti, degli alunni, dei direttori didattici, dei presidi, dei provveditori, degli ispettori, degli assessori. ...

Rendere le scuole autonome con un decreto governativo non basta affatto né ad installare l’autonomia nei fatti. La maggioranza delle scuole, ossia dei docenti, delle famiglie e dei dirigenti, non sono preparati ad essere autonomi e non sanno in verità cosa significa diventare autonome, quali sono gli obblighi, gli impegni e le conseguenze sul piano del lavoro quotidiano che derivano dall’autonomia. Le magre indicazioni del decreto non bastano a dare un’idea di cosa significhi diventare una comunità di persone che regola in modo autonomo la propria missione che è quella di un servizio statale d’istruzione e di formazione.

Non basta per altro decretare l’autonomia delle scuole per migliorale. Ci vuole dell’altro e quest’altro manca, non è detto, è solo presupposto. Quindi l’autonomia scolastica all’italiana, che è una modalità per altro nuova per regolare e gestire il sistema scolastico, non può funzionare.

La relazione svolta nel 1999, ossia agli inizi della storia dell’autonomia scolastica in Italia, tratta, o forse sarebbe meglio dire sfiora, questi temi.

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