Relazione presentata al seminario di formazione "La scuola del preadolescente: le risposte istituzionali" organizzato dall’IRRE - Emilia-Romagna. Bologna, 6 novembre 2001

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Organizzazione e funzionamento della scuola media

L’insegnamento secondario di primo grado in Europa annaspa tranne forse nei paesi scandinavi dove non esiste, perché la scuola dell’obbligo è strutturata come un blocco unico dall’età d’inizio dell’obbligo scolastico (di solito a 7 anni, come è il caso in Svezia ed in Finlandia ) fino alla fine dell’obbligo scolastico (sedici anni, nei due paesi scandinavi). Molte ricerche comparano i benefici di un modello di organizzazione della scuola media, che raramente è unica (ossia indifferenziata per tutti gli allievi), il che rende i confronti molto difficili . Una cosa per ora è certa: il modello scandinavo — tronco unico indifferenziato di scuola dell’obbligo — non penalizza l’apprendimento. A parità di condizioni (programmi, didattica, organizzazione dell’insegnamento, risorse scolastiche), gli studenti svedesi e finlandesi non solo acquisiscono una buona cultura scolastica alla fine dell’istruzione obbligatoria, come lo dimostrano i risultati dell’indagine PISA, ma sono anche quelli tra i quali esiste una debole discriminazione sociale nell’apprendimento. La classe sociale d’origine in questi sistemi scolastici incide meno sul profitto scolastico che non in altri paesi. Questo vuol dire che questi sistemi sono più equi degli altri. La relazione che è stata tenuta da Roberta Alliata affronta questi argomenti.

Le osservazioni e le interpretazione presentate in questo intervento si avvalgono soprattutto di risultati di indagini condotte in Francia dove la scuola media ( detta "collège") è assai simile a quella italiana, ma dura un anno di più ( quattro anni al posto di tre).

In teoria , la scuola secondaria di primo grado francese non dovrebbe essere differenziata. In altri termini le classi, nelle scuole, dovrebbero essere eterogenee, cioè dovrebbero essere composte senza tenere conto dei livelli di competenza e delle capacità degli studenti né delle opzioni facoltative da loro scelte. Nella realtà, questo principio non è applicato, come lo si spiega nell’intervento.

I dati sui quali si basa la relazione provengono da indagini empiriche condotte nel decennio 1990-2000, per cui si potrebbero considerare obsoleti. Non lo erano al momento della redazione dell’intervento ma non lo sono neppure al momento della pubblicazione di questo testo nel 2007 perché da allora in poi non ci sono stati cambiamenti radicali nell’organizzazione della scuola del preadolescente nei paesi europei, il che non è una constatazione sorprendente, perché i sistemi scolastici europei sono ingessati ed è alquanto difficile modificarli. Troppi sono gli interessi in ballo che bloccano i cambiamenti. Per questa ragione si possono ritenere valide tuttora le osservazioni esposte in quest’articolo del 2001.

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2001_bolognapreadolescente.pdf
2001_preadolescente.jpg