Presentazione di tre ricerche sul funzionamento delle scuole che smentiscono punti di vista ideologici e settari su quanto succede nelle scuole.

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Togliere le bende dagli occhi per non illudersi

La realtà scolastica non è rosea come molti ritengono, in particolare i militanti della scuola, i pedagogisti al servizio dei sindacati degli insegnanti e le maggioranze politiche al governo e quindi con la responsabilità della gestione della scuola statale.

Tre indagini rigorose dal punto di vista metodologico, due elvetiche sull’insegnamento secondario ed una internazionale sulla scuola elementare, aprono uno squarcio su realtà scolastiche molto più complesse che non quelle narrate nei discorsi ufficiali venati dal settarismo e dallo spirito di parte.

Temi trattati nell’articolo:

- La collaborazione scuola-famiglia ( con dati provenienti dall’indagine OCSE sul funzionamento delle scuole elementari svolta nel 1995-1996 ) alla luce dei dati forniti dall’OCSE, [1], comparati ai dati raccolti a Ginevra nel 2000 per costruire un indicatore sulla partecipazione dei genitori alla vita scolastica nello stesso tipo di scuole;

- L’organizzazione interna della scuola media (composizione delle classi, natura dei programmi, opzioni proposte agli allievi) ed incidenza di queste modalità organizzative sugli apprendimenti degli studenti; [2]

- Gli studenti di origine straniera, in questo caso italiani, in Svizzera: i dati dimostrerebbero che la scuola discrimina questi studenti quando giungono alla fine della scuola secondario di secondo grado anche quando tutta la loro scolarità si è svolta in Svizzera e peggio ancora nella Svizzera italiana, dove la lingua d’insegnamento è l’italiano. Questi risultati alimentano il dubbio che la scuola non tratta tutti gli studenti allo stesso modo.

- 

[1] Dati provenienti da un campione rappresentativo di 400 scuole elementari

[2] Le ricerche sui modi di gestire l’eterogeneità delle classi dal punto di visto delle capacità intellettuali e del bagaglio culturale di ogni studente indicano che la differenziazione strutturale non rappresenta un "fattore d’efficacia" per l’apprendimento e che essa comporta inoltre degli effetti negativi importanti che riguardano gli allievi in difficoltà. Su un piano più generale, i risultati delle meta-analisi di ricerche che hanno esaminato l’efficacia di diverse strategie attuate dagli insegnanti per gestire l’eterogeneità della classe, mostrano che le strategie più efficaci sembrano essere quelle che intervengono sul funzionamento della classe e non sulla sua composizione (tramite l’applicazione di misure strutturali).

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