Il testo è un commento ad un fatto locale avvenuto nel 2001 nella Repubblica e Cantone del Ticino che è una componente della Svizzera italiana. Il mondo cattolico ticinese con l’appoggio dei movimenti neo-liberisti e di gruppi che in Italia si direbbero "leghisti" ha tentato di modificare la legge della scuola per introdurre nel Canton Ticino i buoni scuola, ossia sussidi da versare alle famiglie che inscrivono i figli nelle scuole private.

Questa operazione era un tentativo larvato di creazione di un sistema di scuole paritarie e di finanziamento pubblico delle scuole private cattoliche.

Dopo avere relativizzato il senso di questa operazione, si forniscono informazioni provenienti dai confronti internazionali con sistemi od esperienze di "vouchers" (buoni scuola), per passare in seguito ad un’analisi generale sullo stato della scuola statale e sui limiti delle scuole paritarie. La perdita di fiducia nella scuola statale, che è uno dei fattori principali dei tentativi in atto da alcuni anni per riformarla, è dovuto alla crisi del capitale sociale che fino ad una cinquant’anni d’anni fa ha sostenuto la scuola statale, giusta od ingiusta che fosse.

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Finanziamento della scuola privata nel Canton Ticino (Svizzera)

Articolo pubblicato sul periodico di cultura e politica dell’educazione "Verifiche" , N° 3, giugno 2001.

L’articolo è stato scritto su invito del periodico ticinese Verifiche alcuni mesi dopo la votazione sull’iniziativa popolare generica in materia legislativa per l’introduzione di un nuovo art. 84 bis nella Legge della scuola, denominata “per un’effettiva libertà di scelta della scuola”. L’iniziativa, che era stata presentata con l’avallo di più di 25 000 firme, è stata rifiutata dal popolo sovrano nella votazione del 18 febbraio 2001.

Nella terminologia politica ticinese l’iniziativa è pressapoco l’equivalente del referendum in Italia. La proposta sostenuta da un gruppo ibrido composto da cattolici militanti più o meno integralisti e da fautori del meno stato nella logica di un neo-liberismo scopiazzato mi è parsa una forzatura ed una caricatura, un’imitazione sfasata e tardiva, molto provinciale, di dibattiti in corso da anni in altri contesti socio-economici e politici. Per questa ragione l’ho definita nel titolo dell’articolo un "kitsch scolastico", come lo è un kitsch, ossia un oggetto falso, stonato, non appropriato al contesto, di pessimo gusto, sfasato, che orecchiava discussioni e dibattiti sulla libertà di scelta della scuola in corso in contesti ben diversi da quelli del Canton Ticino.

L’iniziativa popolare proponeva di versare alle famiglie che optavano di inviare i figli alle scuole private invece che alla scuola statale un assegno pari al massimo al 50% dei costi per allievo della scuola pubblica di pari grado od equivalente ad un minimo del 20%. Tale sussidio doveva essere commisurato al reddito imponibile della famiglia.

L’articolo prende lo spunto dalla situazione della scuola statale e privata nel Cantone Ticino (una provincia di circa 300 000 abitanti). Nel sistema scolastico cantonticinese la scuola dell’obbligo è molto simile a quella italiana: infatti, nel programma d’insegnamento è inclusa un’ora di religione svolta da catechisti designati dalla chiesa cattolica e nelle aule scolastiche della scuola statale è appeso un crocifisso. La scuola privata cattolica è ridotta a pochissime istituzioni e la proporzione di studenti che frequentano la scuola privata è esigua.

La scuola statale ticinese non è priva di difetti ma non è affatto male. Quando l’articolo è stato redatto non si conoscevano ancora i risultati dell’indagine PISA. Questi hanno messo in evidenza il fatto che i quindicenni ticinesi, i quali hanno un’età media di quasi sei mesi inferiore a quella del campione elvetico, conseguono nei test strutturati di PISA il punteggio medio più basso della Svizzera. D’altra parte però questo punteggio medio è superiore alla media dell’OCSE. Quindi la scuola frequentata da questi quindicenni non è proprio catastrofica. Potrebbe essere meglio, non c’è dubbio, ma non è disastrosa. Inoltre, un ’analisi dei punteggi PISA 2003 dei quindicenni ticinesi recentemente pubblicata dall’USR del Canton Ticino [1] dimostra che il sistema scolastico ticinese è il più equo tra tutti i sistemi scolastici elvetici. Alla luce di questi dati, l’attacco sferzato contro la scuola statale cantonticinese sette anni fa non sembra proprio convincente. Ci si sarebbe potuto aspettare dagli ambienti cattolici una lungimiranza migliore.

Questi stessi ambienti avrebbero potuto invece svolgere un esame di coscienza sul ruolo della pastorale ecclesiastica nel corso di questi ultimi decenni nella disgregazione del capitale sociale [2] in un territorio dove la chiesa cattolica da secoli aveva il monopolio del controllo delle coscienze e del discorso di verità, ed occupava una posizione dominante nell’organizzazione dei riti sociali, nella strutturazione dello spazio geografico e dei ritmi della vita quotidiana, nonché nell’offerta di centri di acculturazione. Il capitale sociale è uno dei fattori di riuscita dell’istruzione e dell’educazione; orbene, la sua dilapidanzione è avvenuta mentre le autorità ecclesiastiche si battevano per la sopravvivenza di poche scuole private frequentate da una minoranza dei figli dei loro fedeli o dei battezzati. James Coleman, nella sua analisi dei risultati delle scuole cattoliche americane comparati ai risultati della scuola statale (si veda l’articolo allegato) ha ravvisato nel capitale sociale uno dei fattori principali che spiegano la superiorità delle prime sulle seconde. L’indebolimento della scuola statale in una comunità a maggioranza cattolica, almeno di nome se non di fatto, può essere quindi anche imputabile all’indebolimento ed alla scomparsa della pastorale ecclesiastica. Quel che conta non è la libertà di scelta della scuola ma la qualità dell’istruzione per tutti e questa si ottiene con strategie che si sono perse cammin facendo nel corso dei decenni scorsi.

[1] Pau Origoni (2007): Equi non per caso. I risultati dell’indagine PISA 2003 in Ticino. USR, Bellinzona

[2] La nozione di capitale sociale è stata resa popolare da Robert Putnam che l’ha definita nel seguente modo:

Per capitale sociale intendiamo qui la fiducia , le norme che ne regolano la convivenza, le reti di associazionismo civico, elementi che migliorano l’efficienza dell’organizzazione sociale promuovendo iniziative prese di comune accordo...R.Putnam (1993): La tradizione civica nelle regioni italiane, Milano, Mondadori p.196

Les documents de l'article

2001_kitschscolastico.pdf