Articolo pubblicato su “Italianieuropei. Bimestrale del riformismo italiano”, giugno/luglio 2002,pagg. 143-150

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Il progetto di riforma della scuola del governo di Silvio Berlusconi

La riforma globale di un sistema scolastico è un’operazione molto complicata ed ovunque l’impresa è ardua. Ci sono paesi che l’hanno riuscita al passo di carica, come per esempio l’Inghilterra o la Svezia, per citare due casi con maggioranze politiche opposte, altri che l’hanno lungamente negoziata e scaglionata nel tempo, con una pianificazione minuziosa delle tappe da percorrere, come fu il caso per la Spagna, ed altri invece dove non si riesce ad uscire dalle sabbie mobili e si marcia più o meno suol posto, con defatiganti gesticolazioni, come è purtroppo il caso dell’Italia. In altri invece regna l’immobilismo o la cosmetica istituzionale, come per esempio in Francia, dove il sistema scolastico nazionale sembra per ora intoccabile. Fino a pochi anni fa questa politica della conservazione, che si cullava nella beata illusione che tutto filasse per il meglio nel migliore dei mondi, era in voga anche in Germania ed in Svizzera.

Da circa due decenni, riforme e sperimentazioni, più o meno fasulle e più o meno controllate, hanno plasmato e rimodellato il sistema scuola in Italia, spesso purtroppo con effetti disastrosi, come per esempio nel caso del precariato (si veda il quaderno No.6 di Treellle, Oltre il precariato) oppure in quello dell’istruzione e formazione professionali. L’esempio certamente più paradossale in questo campo è stata la sperimentazione durata quasi vent’anni dell’esame di maturità, ossia delle modalità per sancire l’uscita dalla scuola secondaria superiore e per accedere agli studi superiori, oppure l’avventura del biennio. Grottesche, viste dall’esterno, sono le discussioni a non finire sulla prolungazione dell’obbligo scolastico, i distinguo sul diritto-dovere all’istruzione e sull’obbligo all’istruzione. Nella valanga di proposte, decreti, circolari, regolamenti, accordi provvisori, si perde di vista l’essenziale, ossia gli obiettivi da conseguire, le modalità per arrivarci e la verifica dei risultati. Lo spreco di energie è considerevole ed i risultati sono sconfortanti, per tutti (allievi, famiglie, dirigenti) e soprattutto per gli insegnanti. Non si imposta una macro-riforma della scuola senza una preparazione di fondo adeguata, senza un team di professionisti che padroneggia le tecniche della pianificazione e della gestione di progetti complessi. Gli ultimi ministri italiani della Pubblica Istruzione hanno intrapreso ambiziosi progetti di riforma della scuola senza disporre delle risorse necessarie per pilotare procedure di cambiamento molto ardue e padroneggiare fattori istituzionali, amministrativi e politici estremamente sensibili.

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