Intervista per la rivista "Dirigenti Scuola" sugli scenari di sviluppo dei sistemi scolastici a seguito della diffusione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione

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La frattura digitale

Dopo il convegno internazionale organizzato dalla Fondazione San Paolo per la scuola a Torino il 26 e 27 marzo 2009, la redazione della rivista "Dirigenti scuola" ha sollecitato un approfondimento su tre aspetti connessi alla diffusione delle nuove tecnologie nella scuola:
- le resistenze di fronte alle opportunità di accesso all’informazione;
- le conseguenze sulla configurazione dell’apprendimento scolastico;
- le trasformazioni del ruolo dei professori.

 

 

L’istituzione scolastica, che è rimasta immutata per secoli, sembra essere entrata in una fase molto tormentata di trasformazioni accelerate.

Due fattori sono destinati a trasformarla radicalmente:
• uno è connesso alla lenta ma inarrestabile diffusione del capitale di conoscenze sul funzionamento della mente e delle modalità di apprendimento accumulate dalla psicologia genetica, dalle scienze cognitive, dalle scoperte delle neuroscienze che spinge a modificare totalmente il binomio “insegnamento-apprendimento”;
• l’altro è lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e l’arrivo nelle scuole di generazioni di allievi cresciuti in un mondo modellato da queste tecnologie, i cosiddetti “digital Natives”.

Le prossime riforme scolastiche non potranno fare a meno di includere nei progetti di cambiamento della scuola le trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie di trattamento e distribuzione dell’informazione. Le ripercussioni sui comportamenti sociali, le pratiche culturali, i consumi mediatici e soprattutto sulle modalità d’apprendimento e d’accesso all’informazione sono, per quanto se ne possa sapere oggi giorno, più radicali e profondi di quanto non sia mai successo nel corso del secolo scorso. È il modo d’imparare e quello che si impara a scuola che è messo in discussione.

I nuovi media si sono diffusi in modo repentino, hanno invaso gli spazi collettivi e privati, suscitando non pochi timori, interrogativi e perplessità. Sono un pericolo per la scuola oppure una nuova potenzialità? Come trattarli? Come si possono usare per migliorare l’apprendimento scolastico? La scuola può farne a meno? Ignorali? Neutralizzarli?

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