Presentazione di un post pubblicato nel blog dedicato alla scuola del Brookings Institute di Washington.

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Come riuscire una riforma scolastica ?

Nel post si presenta il caso dei paesi asiatici poveri. Spendono poco per l’istruzione ma hanno fatto passi da gigante nel miglioramento dei loro sistemi scolastici. Quale strategia hanno adottato? Informare, informare, informare.l’informazione compensa la mancanza di soldi.

Le informazioni provenienti dall’insieme di indicatori internazionali comparati INES prodotti o selezionati dall’OCSE nel volume "Uno sguardo sull’educazione" ( le lingue ufficiali dell’OCSE sono l’inglese e il francese e il volume è noto con il titolo in inglese "Education at a Glance" oppure con quello in francese "Regards sur l’éducation") da una ventina di anni in qua sono incontrovertibili: non esiste una correlazione tra spesa dell’istruzione e qualità di un sistema scolastico. Non è vero che chi più spende per la scuola meglio spende dal punto di vista dei risultati conseguiti. Ci sono sistemi scolastici spartani che sono eccellenti non in assoluto ma in determinati aspetti, come per esempio quello sud-coreano o quello finlandese e ci sono sistemi scolastici spendaccioni, cari, come quello USA o quello elvetico, che pero`brillano in aspetti diversi da quello finlandese o sud-coreano. Gli uni investono molto nella scuola militante di base, gli altri invece investono molto nell’insegnamento superiore e nella ricerca scientifica. Taluni sistemo scolastici privilegiano la scuola di base per tutti, altri le università e la ricerca scientifica. Globalmente è dunque difficile concludere che chi spende poco per la scuola fa male e chi spende molto è invece virtuoso e fa bene. I pro e i contro sono ripartiti. Per un paese forse è bene investire nelle scuole superiori che del resto si sviluppano a un ritmo inusitato e questo è un vantaggio che va riconosciuto al modello USA dove la spesa pubblica e privata per l’istruzione superiore e la ricerca scientifica è al vertice dei paesi del mondo occidentale. Ma forse in molti paesi per il momento gli investimenti scolastici, perché di investimenti si dovrebbe parlare , si concentrano in altri settori più importanti per lo sviluppo economico del paese e per il benessere della popolazione in genere. Le opzioni sono politiche. Ci sono maggioranze politiche che privilegiano l’equità e la giustizia sociale per poi lasciar fare il mercato e altri invece che privilegiano le élite, la selezione, più o meno riuscita, dei migliori, i brevetti, l’innovazione tecnologica. I due modelli in teoria non si escludono l’un l’altro ma in realtà cono concorrenziali perché le risorse disponibili non sono infinite. Si devono operare delle scelte. In ogni modo non ci sono ricette rigide . Le politiche scolastiche devono essere flessibili e orientare la spesa scolastica in funzione degli obiettivi che le politiche scolastiche si prefiggono: qui il dente duole perché in genere la spesa pubblica per la scuola è rigida e anno dopo anno è stabilita in funzione di schemi di ripartizione che sembrano immutabili. Solo in certi sistemi , per esempio in Inghilterra, la ripartizione della spesa per l’istruzione può variare sensibilmente in un decennio. La stabilità della spesa per l’istruzione è un indice eloquente dell’inerzia potente dei sistemi scolastici ma anche in questo caso non ci si deve illudere perché dietro l’immagine d’immobilismo si celano micro-cambiamenti rilevanti che sono difficili da catturare in un insieme internazionale di indicatori.

 

In un blog del Brookings Institute con sede a Washington D.C., Natalie Chun una economista alla Banca asiatica di sviluppo ha pubblicato il 7 aprile un post dedicato a queste scottanti questioni intitolato "Information, not money, is the key to improving education" ( cliccare qui per accedere al blog in inglese). 

 

Chung esamina i risultati scolastici di alcuni paesi asiatici in via di sviluppo . Tutti sanno che questi paesi hanno compiuto in poco tempo passi da gigante per uscire dalla miseria e dalla povertà. La Banca asiatica li ha aiutati parecchio con prestiti a basso tasso d’interesse per sostenere svariate iniziative e promuovere dunque anche lo sviluppo dell’istruzione. In questo caso si ha l’esempio di paesi poveri che con mezzi limitati riescono a ottenere miglioramenti sostanziosi anche nel settore scolastico. La tesi di Chung è semplice; Non contano tanto i soldi ma conta l’informazione. Informare l’opinione pubblica, gli operatori scolastici, i dirigenti scolastici, i funzionari della scuola, i responsabili politici che si occupano di scuola, la classe dirigente di un paese, i media sullo stato delle scuole e sui livelli di istruzione della popolazione.