Il crollo : la partecipazione delle famiglie alle elezioni scolastiche è crollata ovunque. Poco tempo e delusione. I docenti : molti professori hanno cercato di coinvolgere padri e madri, ma senza riuscirci : « Trovano solo scuse ».

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Italia : gli organi collegiali/ Italie : la gestion des établissements scolaires

Dove va la scuola italiana ? Lo sbando continua. Adesso è il caso del fallimento della partecipazione dei genitori regolamentata nei decreti delegati dal 1974. La partecipazione dei genitori alla vita scolastica non funziona, come lo rivelano impietosamente i dati pubblicati dal "Corriere della Sera" di lunedì 28 novembre. Chi crede ancora al tipo d’istituzione proposto ? Perché i genitori non ci stanno ? A chi giova una cosa del genere ? Quali ricerche sono state sovvenzionate da enti pubblici e privati per capire il comportamento delle famiglie nei riguardi della scuola ? Che cosa non va tra scuola e famiglie ? C’è un malinteso e se c’è quale è ? Si discute molte sulla cooperazione scuola-famiglia in Italia ma non solo ; in Italia si è fatta una legge sull’autonomia scolastica che in teoria avrebbe dovuto stimolare la partecipazione dei genitori alla vita delle scuole. In realtà sta succedendo il contrario. Non basta un decreto od una legge per fare partecipare i genitori alla vita delle scuole. Ci vuole altro, come lo dimostra l’intervista fatta dal Corriere della Sera all’ex-ministro Tullio De Mauro.

In Italia, ma non solo in Italia, si parla molto nelle cerchie scolastiche della collaborazione tra scuola e famiglie. La soluzione italiana è stata quella della creazione degli organi collegiali di gestione della scuola nel 1974. L’operazione è fallita, come lo dimostra ampiamente il "Corriere della Sera" in un doppia pagina dell’edizione del 28 novembre 2007, dalle quali riproduciamo i due articoli allegati nonché la tabella seguente.

Partecipazione alle elezioni degli organi collegiali in % dei genitori aventi diritto di voto
1974-751975-761982-831985-861990-911995-962000-012005-06
Scuole elementari 77,6 55,1 43,1 43,2 41,7 37,8 35,8 29,8
Scuole medie 72,7 48,1 33,9 30 30,6 30,7 29,0 21,0
Scuole secondarie superiori 60,0 30,3 16,6 15,9 15,7 14 12,5 10,1

A nostra conoscenza le ricerche sul funzionamento degli organi collegiali, sulle modalità di partecipazione delle famiglie al funzionamento delle scuole, sulle famiglie che partecipano e quelle che non partecipano, sulle decisioni prese da questi organismi e sulle loro competenze legali e reali si hanno ben poche ricerche. La soluzione degli organi collegiali non è stata né curata, né valutata, né sostenuta benché regolarmente si ripeta nel discorso pedagogico - ufficiale che la collaborazione con le famiglie e la loro partecipazione alla vita della scuola sia indispensabile al miglioramento della scuola. Il contrasto tra il discorso da un lato e la realtà dall’altro è accecante. I dati prodotti dal quotidiano milanese sono eloquenti : ai genitori la partecipazione agli organi collegiali non interessa più. Bisogna trarne le conclusioni logiche e abolire gli organi collegiali per ripensare il problema da capo a piedi, come del resto si è fatto in altri sistemi scolastici e come lo spiega l’ex-ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro nell’intervista al "Corriere della Sera" che qui riportiamo.

La collaborazione tra scuola e famiglie non può essere lasciata al caso, non si sviluppa in modo spontaneo e naturale, va gestita, pilotata, sostenuta e deve avere un senso. Le ricerche su questo tema sono migliaia. La collaborazione tra scuola e famiglia è più facile da dire che da fare, come lo spiega per altro assai bene Andy Hargreaves [1].

La creazione degli organi collegiali è stata sostenuta da un discorso pedagogico intriso d’ingenuità, irresponsabilità, di manipolazioni e di illusioni. un discorso da scaricabarile, anche : se gli alunni vanno a male a scuola, la colpa è dei genitori e delle famiglie che non se ne occupano, che criticano i docenti, che non seguono i figli, che si disinteressano di quello che fanno a scuola e di quanto succede a scuola. Orbene, il partenariato tra insegnanti e genitori è irto di problemi. Non va affatto da sé. Il moralismo ed il volontariato qui non bastano. Ci vuole dell’altro.

Hargreaves distingue tre tipi di partenariato virtuoso tra scuole e famiglie :

- Partenariato silenzioso : unità di intenti tra scuola e famiglia ; accordo tacito tra genitori e insegnanti sulle finalità della scuola ; le famiglie sostengono il lavoro scolastico e non lo contestano.
- Partenariato nell’ambito di una comunità che apprende : insegnanti e genitori condividono le responsabilità educative, si aiutano reciprocamente, bandiscono i pregiudizi che li dividono, imparano gli uni dagli altri.
- Partenariato di militanti impegnati nella riforma della scuola : professionisti e genitori uniti in un movimento sociale in difesa della scuola attiva, progressista, autonoma.

Tutte queste forme, per quanto lodevoli ed apprezzabili, costituiscono delle eccezioni e non sono prive di difetti.

Per esempio il partenariato militante che ha prevalso nel corso degli anni Settanta considerava la scuola statale come un bene pubblico che apparteneva alle famiglie degli allievi ed agli insegnanti , un progetto collettivo locale che giustificava la mobilitazione delle « forze popolari », l’ impegno di militanti decisi ad andare fino in fondo per realizzare i propri principi educativi nei quali credevano fermamente. Il rischio era l’esclusione della parte che non condivideva questi principi. La scuola era considerata la proprietà dei militanti che si permettevano di escludere dalla gestione della scuola tutti coloro che non condividevano le loro opinioni o la loro rappresentazione della comunità scolastica, degli obiettivi educativi, dei programmi d’insegnamento (« A chi appartiene la scuola ? » si chiedeva nel corso degli anni Novanta il collettivo di ricerca LIFE -Laboratoire de recherche Innovation-Formation-Education-dell’Università di Ginevra, che è stato uno dei luoghi in cui questa forma di partecipazione è stata teorizzata ed applicata).

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Organi collegiali, 9 su 10 non vanno a votare

Avviso sulla bacheca : « Le elezioni del consiglio di istituto sono convocate per domenica. I genitori sono VIVAMENTE pregati di partecipare ». Il lunedì, alla scuola media Carlo Porta di Milano, si contano i votanti : 92 su 1.165. Il 7,8% degli aventi diritto. Ma in alcune sezioni si scende allo zero. Come negli istituti di Palermo, Torino, Firenze, Roma. Città diverse con realtà simili : assemblee snobbate, incontri in cui non si raggiunge il numero legale, riunioni rimandate a oltranza. « È la fine della democrazia scolastica », dicono i presidi. E non perché le decisioni non vengano prese collegialmente. Il problema è l’ opposto : nessuno vuole più partecipare alla vita di classe. Troppo impegni (delle famiglie), scarsa fiducia nella autorità scolastica, disinteresse e - a detta dei docenti - « maleducazione » dei genitori. Ecco perché nelle elementari, medie e (soprattutto) superiori d’ Italia si assiste all’ agonia della « partecipazione ». Ogni scusa è buona : « Non ho tempo » ; « Scriva una email ». Al circolo didattico padre Gemelli di Torino, alle ultime elezioni su 816 genitori hanno votato in 55. « E sì - dicono gli insegnanti - che abbiamo fatto un’ imponente campagna di sensibilizzazione ». Niente da fare. La scuola, come luogo di dialogo e scambio di idee, non attrae più. E nemmeno come palestra politica. « Vent’ anni fa - ricorda Francesca Lavizzari, preside dell’ istituto Cavalieri di Milano - si presentavano almeno 4 liste e votava l’ 80% dei genitori. Ora bisogna pregarli di candidarsi ». Altri tempi. Era il 1974 l’ anno in cui i « decreti delegati » istituirono gli organi collegiali della scuola « dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica ». Fu una rivoluzione. « Le famiglie, per la prima volta, si sentirono coinvolte nelle nostre decisioni », raccontano i professori. E invece « ora c’ è un disinteresse generale », accusa Vincenzo Spina, a capo dell’ istituto Amedeo Maiuri di Napoli. Nella scuola « bene » del Vomero vota circa il 15% dei genitori, « ma solo perché la nostra "utenza" è alta. In periferia i numeri sono molto inferiori ». La collega Marina Esposito, che guida il circolo Quarati di Napoli, aggiunge : « Anche per reclutare i rappresentanti di classe ci sono problemi ». Conferma Antonella Perugi, docente all’ Itis Giulio Natta di Sestri Levante, in provincia di Genova : « In alcune sezioni non siamo riusciti nemmeno a trovare un delegato ». Perché il problema è soprattutto alle superiori : « La presenza dei genitori è inversamente proporzionale all’ età dei figlio ». Lo spiega Silvana Giarratano, che guida il liceo Leon Battista Alberti, l’ unico artistico di Firenze (900 studenti) : « Gli adulti che si appassionano alla vita della scuola sono meno del 5%. E il censo non c’ entra : ci snobbano ricchi e poveri. Il nostro consiglio di istituto è composto da 19 persone e spesso non raggiungiamo il numero legale. Bisognerebbe snellire tutto il sistema ». All’ Itis Lucarelli di Benevento su 1.600 genitori hanno votato in 19. Partecipazione addio. Con i professori che invocano « più rispetto per la scuola » e i genitori che oscillano tra l’ indifferenza e una domanda : « Se non possiamo decidere nemmeno il colore della carta igienica - ammesso ci siano i soldi per comprarla - perché dovremmo darci da fare ? ». Eppure sono loro la chiave di tutto. Lo aveva capito 40 anni fa Don Milani, che così aprì la sua « Lettera ad una Professoressa » : « Questo libro non è scritto per gli insegnanti, ma per i genitori. È un invito a organizzarsi ». Ci provano gli iscritti dell’ Age, l’ associazione che raccoglie 10 mila genitori di tutta Italia. Lucia Rossi, il segretario, interviene : « Purtroppo è ferma la legge di modifica degli organi collegiali, fondamentale per una scuola che si sta rinnovando. Il nostro augurio è che si crei un maggiore sodalizio tra professori e famiglia ». Uno sforzo non da poco. La scorsa domenica alla Carlo Porta di Milano era in programma una corsa aperta a tutte le famiglie della scuola. La vendita dei pettorali serviva per finanziare progetti e laboratori. All’ ultimo minuto la gara è stata annullata. La causa : mancavano i partecipanti. 92 Alle medie Porta di Milano 92 voti su 1.165. Nelle terze E, G e H zero votanti 19 All’ istituto industriale Lucarelli di Benevento i genitori sono circa 1.600. Hanno votato in 19, 55 Circolo didattico Padre Gemelli di Torino : 816 genitori, 55 voti espressi

Sacchi Annachiara

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Intervista a Tullio De Mauro, ex-ministro della Pubblica Istruzione

Le mamme battute dalla burocrazia « Devono poter scegliere orari e prof » L’ex ministro Tullio De Mauro e il « centralismo scolastico »

ROMA — « Soltanto dei passi decisi sulla via dell’autonomia delle singole scuole potrebbero riproporre in una nuova prospettiva la vita degli organismi partecipativi ». Dal 60 per cento di genitori votanti nel ’75 nelle scuole superiori, quando si sperava in una nuova stagione di democrazia, si è passati al dieci per cento dei nostri giorni quando tutte le speranze sono consumate e il disimpegno e la fuga dalla responsabilità delle famiglie raggiunge il massimo.

Per l’ex ministro dell’Istruzione, Tullio De Mauro, la colpa è del centralismo e della burocrazia del ministero di viale Trastevere che hanno scoraggiato e reso impossibile la partecipazione. « Sono organismi che funzionano male, incidono poco nella vita complessiva di un istituto scolastico », spiega l’ex ministro, professore ordinario di Filosofia del linguaggio, autore di ricerche sull’Educazione linguistica, da anni attento studioso dei problemi della scuola : fa parte dell’executive board dell’Associazione TreeLLLe (Long Life Learning) e ha curato la parte italiana di indagini comparative internazionali sull’efficacia dei sistemi formativi. « Ci sono stati difetti di impostazione fin dall’inizio, dagli anni ’70 in poi, che hanno reso difficile e macchinosa la vita di questi organismi che un po’ alla volta hanno perduto peso dopo aver suscitato grandi speranze ».

A trent’anni dalla « rivoluzione » degli organi collegiali, si parla di una riforma che dovrebbe garantire semplificazione delle procedure, chiarezza nella competenze, efficienza. C’è un progetto di legge unificato. Ma per De Mauro la storia degli organi collegiali non deve indurre a facili ottimismi. « C’è ancora troppo centralismo nella vita delle scuole — dice il professore —. Il discorso qui diventa molto complesso, ma una maggiore libertà nell’organizzare gli orari, la possibilità di discutere i contenuti e le modalità dell’insegnamento o di intervenire anche sulla scelta dei docenti potrebbe riaprire una prospettiva nuova a organismi cui partecipano tutte le componenti che si ritrovano nella scuola ».

Se si continuerà a parlare di autonomia delle scuole, ma solo in astratto, sostiene l’ex ministro, le cose non cambieranno molto : la voglia di partecipare e di assumersi delle responsabilità da parte di genitori rimarrà scarsa. La scuola italiana, a differenza di quanto accade in altri Paesi europei, continuerà a tenere a distanza i genitori, a impedir loro di svolgere il proprio ruolo, con precisi diritti e doveri. De Mauro non esita a toccare temi scottanti, rimasti tabù per decenni, come la possibilità dell’istituto di intervenire sulla chiamata dei docenti. « Si possono trovare soluzioni, come nelle scuole svedesi — afferma —, forme di equilibrio tra componenti ed esigenze della scuola. Certo, questo urta contro le resistenze di quanti sono chiamati a prendere decisioni, sia nel Parlamento che tra le rappresentanze politiche e sindacali. Inutile nascondersi l’esistenza di grandi resistenze ».

« La scuola— conclude l’ex ministro — è un’organizzazione centralistica, ma non solo la scuola, che la Repubblica ha ereditato dalla tradizione statale anteriore. Una maggiore libertà alle istituzioni scolastiche servirebbe a dare ossigeno ai nuovi organismi collegiali ».

Giulio Benedetti 28 novembre 2007

[1] Hargreaves A. (1999) : Professionals and Parents. A Social Movement for Educational Change. Invited Address to the Times Educational Supplement Leadership Seminar, Universitya of Keele, 17 aprile 1999

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