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 Articolo pubblicato dal Sussidiario , il 19 ottobre , a cura di Eugenio Gotti. Cliccare qui per accedere all’originale in italiano.

In Italia si fa un ennesimo miracolo non riuscito in molti altri paesi, come la Francia o la Spagna, ossia si riesce anche a impostare l’alternanza scuola-lavoro. Per anni si è detto che il tessuto industriale italiano fatto di piccolissime imprese, non permetteva di impostare il modulo "alternanza scuola-lavoro". C’era insomma un grossissimo ostacolo strutturale che impediva l’alternanza, ossia l’impostazione di una formazione duale condivisa tra scuole e imprese. Adesso di colpo si afferma che l’avvio dell’alternanza resa obbligatoria è un successo, che le scuole e le aziende hanno reagito benissimo. L’alternanza funziona come lo dimostrano i numeri. Gli ostacoli strutturali sono scomparsi di colpo.

L’articolo di Gotti sul Sussidiario semina qualche dubbio. Il primo che viene è alimentato dalla quello crescita fantastica del numero di liceali che hanno avuto l’opportunità di alternare istruzione scolastica e formazione in azienda. A parte il fatto che in nessun sistema scolastico si è diffusa nei licei che sono una modalità di formazione tesa verso l’accesso agli studi universitari, una vera e propria modalità d’alternanza scuola-lavoro, ai può restare allibiti di fronte a dati del genere. E’ proprio questa l’alternanza? Di quale alternanza si tratta?

Anche nei sistemi scolastici nei quali l’insegnamento duale è rilevante, la gestione dell’alternanza scuola-lavoro soprattutto per i minori e soprattutto per gli studenti ( e per le loro famiglie) che alla fine della scuola media non ne possono più di andare a scuola oppure che vorrebbero apprendere un lavoro, imparare come si lavora, perché sono piuttosto "manuali"i che non "intellettuali" e imparano con procedure diverse, l’organizzazione dell’insegnamento duale resta un rompicapo, non è affatto semplice anche se le scuole e le aziende, piccole o grandi che siano, sono ben predisposte verso questo modulo. Allora ci si può porre una domanda: cosa significano i dati pubblicati dal MIUR? Cosa sta succedendo? Quale è il ruolo del ministero del lavoro o di un corpo amministrativo simile, che in tutti i paesi in cui si cura l’alternanza è un interlocutore importante ( si veda per esempio cosa è successo nel Regno Unito o in Australia) nell’organizzazione dell’alternanza e della formazione e istruzione professionale tout court.?

Obbligare i liceali ad avere un’esperienza professionale, a immergersi nel mondo del lavoro prima di immatricolarsi è una buona cosa. Molti presidi l’hanno capito. Ci sono però pochissimi licei, pochi curricoli costruiti nel rispetto dell’alternanza. Tutti i DS italiani hanno interpretato allo stesso modo la prescrizione? Come si mette l’insegnamento duale per i minori in Italia?