Version imprimable de cet article Version imprimable

Ci vuole una grande pazienza per riformare il servizio scolastico : in certe amministrazioni politiche esistono regole talmente complesse da rendere una riforma scolastica non impensabile ma molto lunga ; la si può realizzare solo poco per volta con una strategia che rispetti complesse regole parlamentari. Ma qualcosa si può già fare per preparare il futuro senza sovvertire l’apparato burocratico esistente: per esempio incitare le regioni a dotarsi di un servizio di statistica scolastica degno di questo nome. Senza uno strumento del genere la decentralizzazione andrà a farsi friggere e le regioni possono dire addio alle politiche scolastiche. Oppure il divario, le disuguaglianze scolastiche tra regioni cresceranno ulteriormente invece di diminuire. 

Negli USA ci sono voluti decenni per convincere gli Stati dell’Unione a migliorare le loro statistiche scolastiche. Lo riferisce un articolo in inglese pubblicato da "Education Week" il 19 novembre scorso che qui si riprende liberamente perché l’articolo è protetto da copyright e vi si può accedere solo se si è abbonati al settimanale. In ogni modo vale precisare che le regioni italiane le quali presto o tardi dovranno prendere in mano la parte che loro compete del servizio scolastico devono prepararsi a questo compito. Per questa ragione l’articolo è interessante : tratteggia quanto si potrebbe già fare e che purtroppo non si fa o si fa male tranne che nelle solite due o tre province virtuose del Nord Italia.

Lacune statistiche

Ci sono moltissime lacune nell’impianto statistico italiano. Per esempio sono pochissime le regioni che collegano nelle banche dati l’insegnamento secondario di secondo grado o la formazione professionale regionale con la formazione universitaria p terziaria, oppure con le statistiche sul mercato del lavoro e sulla disoccupazione del gruppo giovanile tra i i 19 e i 24 o tra i 24 e i 25 anni. In pochissime regioni questi dati sono disaggregati.

In generale le famiglie non possono consultare le banche dati esistenti , nemmeno per conoscere i dati riguardanti i propri figli, e tanto meno l’insieme dei dati rilasciati pubblicamente ma possono consultare quelli internazionali. La trasparenza dell’informazione sulla scuola non è una virtù del sistema scolastico italiano.

In certe regioni coesistono diverse banche dati che però non sono compatibili tra loro perché le abbreviazioni e i codici divergono dall’una dall’altra. Non si sa nemmeno se queste banche dati sono complete, ossia se l’insieme delle istituzioni e dei temi trattati è preso in considerazione oppure se sono lacunari. Talora non esiste nemmeno un inventario di queste banche dati finanziate dall’ente pubblico. 

Sarebbe più che opportuno che i vari enti di statistica regionale esistenti nelle Regioni costituissero un ente collettivo per disporre almeno di informazioni sullo stato delle statistiche regionali raccolte nelle regioni, alla stessa guisa di quel che succede negli USA con il servizio "Data Quality Campaign"(cliccare qui per accedere al sito USA).

Ovviamente non si può supporre di istituire un servizio di statistica scolastica efficiente in tutte le regioni dal giorno all’indomani e soprattutto senza risorse finanziarie. Probabilmente gli specialisti ci sono, e se non esistono in numero sufficiente si possono formare in cinque o sei anni. Le statistiche scolastiche sono uno strumento basilare per pilotare le politiche scolastiche. Le Regioni non ne possono fare a meno anche se le loro competenze nel settore scolastico in questo momento sono nebulose, ma ci sono esempi virtuosi come per esempio a Trento, Bolzano, Aosta, in Lombardia. La politica è anche , nonostante i pasticci, anticipazione, preparazione del futuro e qui si tratta di predisporre uno strumento per impostare una politica trasparente, democratica, efficiente.