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Il Dipartimento federale americano dell’educazione ha ceduto alle pressioni dei potentissimi sindacati degli insegnanti americani e di un manipolo di governatori (presidenti di regione) di Stati americani: dopo avere ottenuto dal congresso americano questa primavera una somma senza precedenti superiore ai 100 miliardi di dollari per stimolare il sistema scolastico e incitare tutti gli operatori scolastici a fare del loro meglio per elevare il livello d’istruzione della popolazione scolastica, l’amministrazione OBAMA e il dipartimento federale, sferzati da critiche acerbe provenienti da centri di potere influenti, ha dovuto , nel corso dell’estate, rivedere il compito e fare marcia indietro, modificare le ferree regole che aveva imposto per la distribuzione della manna federale .

Criteri troppo severi

Nel luglio scorso, la prima versione del regolamento fu oggetto di una valanga di critiche sollevate dalla rigidità e dalla complessità delle procedure imposte dall’amministrazione federale per controllare la distribuzione di fondi e soprattutto per non sprecarli. Per incitare gli Stati a darsi da fare e a non rassegnarsi, ossia per prestarsi al gioco, l’amministrazione Obama ha cambiato le regole per la distribuzione di 4 miliardi di dollari.

 La gara per ottenere i sussidi

I ritocchi sono stati presentati recentemente e ovviamente sono stati bene accolti dai governatori degli Stati e dai sindacati, perché le regole sono meno ferree e risulta più facile pretendere ai sussidi federali. "La corsa al vertice" ("The Race the Top" secondo la formula proposta da Arn Duncan, il segretario di stato all’istruzione) [1] diventerà dunque più facile per gli Stati.

 

Questa non è una gran bella notizia: è comprovato che la distribuzione di soldi , a pioggia con controlli allentati, nella scuola, è un’operazione sterile tranne per chi riceve i soldi oppure per chi trova un posto di lavoro.

Come si organizza una gara dal centro senza tarpare le ali all’autonomia delle istituzioni scolastiche decentralizzate: una lezione per l’Italia

Il programma si propone di ricompensare gli Stati che prenderanno provvedimenti per migliorare le loro scuole. I sussidi sono dunque tutti sottopoosti a rigorose condizioni.

A questo scopo l’amministrazione federale ha stabilito una serie di rubriche alle quali ha attribuito un determinato punteggio. Una giuria neutra sarà incaricata di valutare i progetti degli Stati che potranno essere presentati in due tornate:

la prima, nel gennaio prossimo e la seconda nel giugno prossimo. [2]

Chiarezza e trasparenza per una competizione corretta

I criteri d’attribuzione previsti dall’amministrazione federale pemiano la coerenza globale del progetto, l’adozione di test di qualità, lo sviluppo di sistemi informatici per misurare i progressi degli studenti, il reclutamento e la valutazione di insegnanti eccellenti, gli interventi che permettono di aiutare le scuole più deboli a rialzarsi ed infine lo sviluppo delle "charter schools", ossia di quel tipo di scuole che godono di una franchigia totale rispetto ai regolamenti e ai programmi in auge pur essendo totalmente finanziate dallo Stato.

Le novità della politica scolastica dell’amministrazione Obama

Con queste nuove regole che trasformano la distribuzione dei sussidi federali in una specie di gara tra Stati (le proposte ricevono un punteggio e i primi vincono, osia riceveranno i susidi federali), l’amministrazione Obama ritiene di non deviare rispetto agli indirizzi proclamati questa primavera al momento dell’insediamento del nuovo presidente. Ecco i punti sostanziali:

Sostegno alle "Charter Schools"

L’amministrazione federale ha preso chiaramente posizione a favore delle "Charter Schools". Dopo decenni di controversie, di critiche, di feroci resistenze e d’opposizione furibonda, questo modello di sviluppo della scuola statale del tutto originale riceve finalmente una consacrazione ufficiale. Ciò non era mai accaduto sotto la presidenza Bush.

Valutazione sistematica con test delle conscenze fondamentali in lettura e matematica

Le nuove regole premiano gli Stati che inaspriscono i test ossia le prove strutturate per misurare il livello di competenza degli studenti in matematica e lettura. Si tratta di una opzione aspramente contestata e nessuna amministrazione federale ha osato in passato esporsi in modo talmente pacchiano su questo punto come lo fa ora l’amministrazione Obama. Non ci sono più remore, come è stato il caso nell’applicazione con legge federale "No Child Left Behind" dell’amministrazione Bush che era rimasta ambigua a questo riguardo lasciando fare agli Stati. Adesso , gli Stati per ricevere sussidi devono dimostrare di somministrare test esigenti.

Una procedura abile per pilotare un sistema scolastico decentralizzato in uno Stato federale

Si può essere d’accordo oppure contestare gli indirizzi politici della nuova amministrazione federale americana . Non è però questo il punto che qui merita di essere dibattuto. La novità sono le regole per calibrare l’interazione tra Stato e regioni, ossia tra l’Amministrazione federale e gli Stati. Questi mantengono la loro autonomia in campo scolastico, ma se desiderano attingere ai fondi federali, che sono sostanziali (si tratta di miliardi di dollari) gli Stati devono rispettare regole precise. D’altra parte lo Stato centrale , da parte sua, ha fatto uno sforzo considerevole per elencare queste regole e organizzare la gare tra gli Stati. D’ora innanzi, almeno in apparenza, non si potrebbe più barare (non è mai detto). In ogni modo lo Stato federale non rinuncia ai suoi obiettivi: valutazione degli apprendimenti in inglese e matematica, sviluppo delle "charter schools" invece di un sabotaggio in sordina con legislazioni perverse, interventi drastici per salvare le scuole mal messe per non chiuderle , reclutamento di insegnanti formati come professionisti.

Siamo di fronte a una strategia "do ut des": ti dò questo e tu in cambio fai questo, ma lo scambio di favori, in questo caso di prestazioni, è disciplnato e sottoposto a valutazioni neutrali di progetti , con punteggi per ogni items, come si fa nelle gare d’appalto quando non sono truccate. Eco una via da seguire in Italia nell’accidentata storia della decentralizzazione scolastica: lo Stato mantiene un suo ruolo ma le regioni restano padrone della scuola.

 

[1] Ovviamente si tratta della corsa per essere finalmente i primi al mondo anche nella scuola

[2] Ecco le regole per valutare e classificare le richieste di sussidio provenienti dagli Stati : "A perfect application would earn a state 500 points, with 125 points allotted for articulating a perfectly coherent agenda for change; 70 points for adopting higher standards and higher quality tests; 47 points for developing computerized systems to track student academic progress; 138 points for recruiting quality teachers, evaluating their effectiveness, and using the evaluations in tenure and other key decisions; 50 points for turning around failing schools; 30 points for other miscellaneous categories of change; and 40 points for fostering the growth of charter schools".