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Gli Stati Uniti non vincono la competizione internazionale nella scuola. Amstrong, barando o meno, ha fatto meglio. C’è ancora da pedalare per portare la media dei punteggi degli studenti USA a primeggiare a livello mondiale. 

Articolo del solito duo Hanuschek-Woessmann (due economisti) , rinforzati questa volta da un terzo collega,Paul Peterson. L’articolo p stato pubblicato da "Education Next" e si trova in inglese cliuccando qui.

Glu autori sono molto bravi dal punto di vista metodologico : incrociano dati PISA con dati del NAEP. L’articolo merita di essere letto per l’aspetto metodologico che pone problemi non indifferenti, spesso trascurati. La filosofia degli autori, ossia le ipotesi di partenza e le domande di ricerca, sono sempre le stesse che ispirano e guidano i lavori di questo terzetto :

  • vale la pena investire nell’istruzione,
  • le società più istruite vanno meglio,
  • gli effetti di livelli medi elevati d’istruzione nella popolazione gonfiano il PIL e via dicendo.

Sono ipotesi che si possono e si devono discutere. Gli autori mettono in rilievo le divergenze fortissime esistenti all’interno degli USA tra gli Stati (come del resto in Italia tra le macro-aree) e attirano l’attenzione su alcuni punti rilevanti che vanno ritenuti come assodati perché iper-comprovati dalle indagini scientifiche valutative :

 

  • Non è vero che chi spende di più per la scuola ottiene migliori risultati ;
  • La varianza tra Stati è elevata e sul lungo periodo (le valutazioni comparate consentono ormai paragoni su quindici o su vent’anni) ci sono Stati all’interno degli USA che hanno migliorato moltissimo ed altri invece che hanno marciato sul posto o perfino che sono egrediti. Questo è un bel problema di poitica scolastica : come fare, cosa fare per ottenere apprendimenti migliori nelle scuole ?
  • Senza valutazioni su larga scala , ripetute se possibile a scadenza regolare per avere punti fissi di ancoraggio non è possibile svolgere comparazioni. Orbene, le comparazioni parlano !
  • Negli USA, gli Stati che erano più indietro nel 1992 sono anche quelli che hanno progredito di più. Quindi miglioramenti significativi sono possibili e chi è in ritardo può ricuperare, ri-agganciarsi o a raggiungere il gruppo di testa.

Gli autori militano per investimenti accresciuti nell’istruzione e continuano a dimostrare che esiste una correlazione tra la media dei punteggi a scuola nei test nazionali e internazionali e l’evoluzione del PIL ossia della ricchezza nazionale. La leva per far stare bene tutta la popolazione sarebbe l’istruzione.