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 Non se ne può più delle riforme scolastiche 

Lo scorso anno da marzo a fine giugno il sindacato francese riformista degli insegnanti Se-UNSA  [1] che recluta aderenti soprattutto nell’insegnamento primario e secondario ha organizzato una grande sondaggio d’opinione presso il personale scolastico che ha coinvolto 19000 persone. L’indagine rivela la presenza di un profondo disagio nel corpo insegnante e un rifiuto accentuato delle riforme scolastiche proposte dal ministero dell’istruzione [2] e dal governo. Gli insegnanti esprimono soprattutto un forte desiderio di riconoscimento. Questo barometro è eloquente e cinferma le conclusioni di molte altre indagini sul personale scolastico svolte in Francia. 

 

 

Il 94% del personale scolastico ama il proprio mestiere. Non è una novità. L’83% è soddisfatto del proprio lavoro. Una proporzione equivalente si ritrova nell’indagine TALIS dell’OCSE ( 86% di soddisfatti) che riguardava solo gli insegnanti e non tutto il personale scolastico. Dunque una forte proporzione di persone che lavorano nella scuola dichiara di esercitare con convinzione e piacere il proprio mestiere. Ciò si ritrova ovunque in Francia. Dal Nord al Sud, 9 persone su 10 che operano nelle scuole dichiarano di amare la professione. Gli insegnanti sono pagati poco ma contenti. Questa è una situazione che si ritrova anche in Italia ed è degna di rispetto.

 

Quasi tutti però si lamentano per la mancanza di rispetto verso il loro lavoro, non tanto da parte delle famiglie quanto da parte delle autorità. Due operatori scolastici su tre esprimono questo sentimento. Soltanto uno su tre si sente riconosciuto. 

 

Retribuzioni insufficienti

 

Ovviamente anche in Francia si denuncia da parte del personale scolastico l’insufficienza delle retribuzioni. Soltanto il 13% del personale scolastico ritiene che il livello delle retribuzioni sia all’altezza delle qualifiche, non del compito [3]. La pensano in questo modo soprattutto gli insegnanti della scuola dell’obbligo (l’8%). Purtroppo la scomparsa delle retribuzioni in natura ha accentuato questo sentimento ma si deve anche aggiungere che le retribuzioni degli insegnanti da quando esistono studi comparati su questo tema ( ci sono pressapoco dalla metà degli anni Venti) non sono mai stati elevate. Il miglioramento del potere d’acquisto è la rivendicazione principale del corpo insegnante francese. Questo è aggravato dalla mancanza , come in Italia, di prospettive di carriera. 

 

Fuga dalla scuola

 

Un buon terzo del personale insegnante vorrebbe cambiare mestiere nell’ambito del servizio pubblico e circa un quinto (il 20%) è disposto a cercare un lavoro nel settore privato. Due operatori su tre non raccomanderebbero il loro mestiere. Questi dati sembrano in contraddizione con quelli riguardanti l’amore per la professione. Queste persone sono pronte a sacrificare una scelta professionale perché le condizioni di lavoro sono insoddisfacenti.

 

Queste cifre sono allarmanti ed eloquenti. La fuga dalla professione, la penuria di insegnanti si accentueranno in futuro.

 

Rigetto delle politiche scolastiche

 

L’elemento principale di questo barometro è il rigetto massiccio delle politiche scolastiche . Soltanto un quinto del personale scolastico (il 21%) concorda con gli indirizzi politici proposti nel settore del servizio scolastico statale. Tra gli insegnanti della scuola primaria la percentuale dei sostenitori crolla al 13%. Questi dati non sono di nessun buon auspicio. Come è infatti possibile riformare l’insegnamento e il servizio statale d’istruzione quando la stragrande maggioranza del personale scolastico che dovrebbe attuare queste scelte vi è contraria?

 

Evoluzione troppo rapida

 

 

Il personale scolastico francese è sconvolto dalla rapidità dei cambiamenti. Questo sentimento è provato dal 54% degli insegnanti che hanno partecipato all’indagine. Il 67 % stima che la professione evolve troppo in fretta e il 67% è in disaccordo con questa evoluzione, la vive male, anzi molto male. Che dire? In altri campi, per esempio le segretarie o gli agenti del servizio postale o telefonico si sono vissute trasformazioni ancora più rapide e sconvolgenti. La maggioranza degli insegnanti prova un disorientamento analogo. Nella scuola primaria il 70% esprime questo disagio. C’è da preoccuparsi se si pensa alle novità che volenti o nolenti travolgeranno le scuole nei prossimi anni. Il corpo insegnante opporrà resistenze multiple e le riforme saranno mal vissute, mal fatte. Non c’è da rallegrarsi a meno di prendere atto di questa situazione e di adottare strategie di innovazione appropriate con una forte dose di provvedimenti di sostegno e di accompagnamento del personale scolastico. Non si potranno imporre riforme dall’alto.

[1] Acronimo per sindacato degli insegnanti dell’Unione nazionale dei sindacati autonomi

[2] In francese « Ministère de l’Education Nationale »

[3]  ndr.: Occorrerebbe vedere come sono state poste le domande