Version imprimable de cet article Version imprimable

Da decenni, praticamente da quando mel 1992 l’OCSE ha iniziato a pubblicare la serie di indicatori internazionali della scuola [1] si sa che il il sistema scolastico francese è tra quelli con un alto tasso di dispersione dopo la fine della scuola dell’obbligo. La proporzione di giovani tra i 16 e i 20 anni che si perde per strada, che abbandona qualsiasi tipo di formazione, che sfugge dalla scuola e che non intraprende nessuna formazione è elevata, come del resto lo è in Italia. Questi due sistemi scolastici sono come l’acquedotto pugliese che perde moltissima acqua per strada, tra le sorgenti di captazione negli Apennini e il mare.

 

Nella fascia di età tra i 16 e i 18 anni, ossia nei due anni subito dopo la fine della scuola media che in Francia dura quattro anni (uno di più che non Italia), la percentuale degli studenti che abbandonano la scuola è del 56%. Non c’è quasi nessuna differenza tra ragazzi e ragazze: il 47% sono ragazze e il 53% ragazzi. In tutto si tratta di circa 250000 giovani. 72 000 sono seguiti da vicino da un sistema interministeriale recentemente creato per aiutare questi giovani, ma 180000 si perdono nella natura, non se ne sa più nulla.

 

Siamo ancora lontani dalla scolarizzazione secondaria di massa. Il sistema scolastico non ce la fa proprio a ritenere a lungo tutti gli studenti. Se questo succede nei paesi dove esiste da tempo un sistema scolastico pubblico, possiamo immaginare che ci vorrà più di un secolo per arrivare a questo punto nei sistemi scolastici dei paesi più poveri dove finora non si riesce nemmeno a realizzare la scolarizzazione di massa per cinque anni, ossia nella scuola primaria. A meno che qualcosa di radicale succeda nei prossimi decenni, come per esempio la scomparsa dei sistemi scolastici così come sono ora congegnati .

 

I Francesi per ora si limitano a creare un apparato statistico, loro lo chiamano una piattaforma (clicca qui per leggere in francese il comunicato del ministero dell’educazione) per identificare questi studenti e per seguirli, ma le proposte sono sempre le stesse: riportiamoli a scuola, proponiamo corsi su misura, ossia differenziamo e estendiamo il sistema scolastico. Su questa linea sono d’accordo tutti perché ciò facendo si creano altri posti di lavori, si reclutano nuovi specialisti, si ingantisce il sistema scolastico. Nel frattempo migliaia di giovani entrano nella vita attiva senza nulla in tasca, senza sapere né leggere né scrivere. A vent’anni sono nei pasticci. La scuola pubblica non è riuscita a dare loro un colpo di mano. Devono arrabattarsi alla meno peggio per sopravvivvere in una società esigente, difficile, spietata con i poveri.

[1] La serie è nota con il titolo dell’insieme d’indicatori "Regards sur l’éducation"