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Una seduta del seminario internazionale dell’ADI sul tema "Il dito e la luna" svoltosi a Bologna il 25 e il 26 febbraio 2011 fu dedicata all’edilizia scolastica cioè all’organizzazione degli spazi scolastici, ai criteri di organizzazione dei luoghi d’apprendimento, agli spostamenti della popolazione che frequenta questi luoghi e che si serve della scuola, alle modalità di scansione del tempo all’interno di questi spazi. L’architetto Giorgio Ponti di Milano ha spiegato che l’architettura scolastica è un educatore. Esiste pertanto una sincronia tra l’edificio che funge da scuola e i metodi pedagogici.

 

Un recente documento elaborato dalla ditta inglese "Dixons Group" su commissione del ministro dell’educazione inglese Michael Gove  ha concluso che in Inghilterra non esiste corrispondenza tra edilizia scolastica e le correnti pedagogiche contemporanee e che le somme stanziate per l’edilizia scolastica ( tanto per avere un’idea, ben 62 miliardi di € da parte del governo laburista inglese) sono state insufficienti e molte sono state sprecate. Si potrebbe fare meglio con meno. Il documento del gruppo Dixons ne dà la ricetta.

 

Il problema è scottante ovunque. Non si possono costruire o restaurare scuole a casaccio, lasciare liberi gli architetti di sbizzarrirsi e fare fiducia ai dirigenti scolastici che non sono preparati, tranne rari casi, a pilotare operazioni complesse come quelle richieste dall’edilizia scolastica. La costruzione di una scuola non è solo un esercizio estetico, è anche un intervento urbanistico, si inserisce in un piano di sviluppo dei servizi sociali ed è, "dulcis in fundo", un atto pedagogico. Architetti e dirigenti vanno aiutati in questi compiti, ed è appunto quanto propone il documento sottoposto al governo inglese e di cui si tratta in un articolo del supplemento scolastico della BBC News, del 7 aprile 2011.