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Le scuole sono fabbriche di "dropouts", sono fallite in quanto scuole e come tali molte dovrebbero essere chiuse. Così si esprime Chester E. Finn, Jr., figura brillante e notissima della politica scolastica americana, in una nota pubblicata il 2 giugno 2009 nel blog The Corner del National Review Online. In questi termini si è pure espresso Arne Duncan, il ministro dell’educazione nell’amministrazione Obama.

 

Negli Stati Uniti ci sono all’incirca 88 000 scuole statali, delle quali 6 000 sono ritenute fallimentari da anni, secondo i criteri nazionali fissati nella legge "No Child Left Behind" ("Non uno di meno") votata pressoché all’unanimità dal Congresso e dal Senato americani nel gennaio 2002, all’inizio dell’era Georges W. Busch. Si tratta di scuole orrende, sozze, deprimenti, poverissime, sprovviste di mezzi, con insegnanti e dirigenti privi di ambizioni e motivazioni, nelle quali da anni i risultati scolastici degli studenti, misurati con prove strutturate, sono fortemente deficitari, perché gli studenti in queste scuole non imparano nulla.

 

Gli Stati e gli enti locali dovrebbero chiudere migliaia di queste orrende scuole ogni anno per mettere un po’ d’ordine nel sistema scolastico. Duncan ha promesso di cominciare a smantellarne almeno 250 nel 2010.

 

La valutazione su vasta scala e la produzione di indicatori comparabili dell’istruzione hanno fatto compiere un gran passo avanti nella conoscenza del sistema scolastico: ora, per lo meno, le pessime scuole sono note. Le scuole non sono più giudicate in base alla loro reputazione o alla simpatia e antipatia che sollevano nelle famiglie degli allievi che le frequentano. Adesso ci sono prove oggettive della loro bontà . Bando alle chiacchiere.

 

Purtroppo però la chiusura di una scuola non è un’operazione semplice. Ci vuole coraggio per farlo; ci vogliono soldi ; occorrono specialisti competenti , eccellenti dirigenti , ottimi insegnanti. Non si chiude una scuola come si chiude una fabbrica e tutti noi sappiamo che la chiusura di una fabbrica di per sé non è affatto un’operazione semplice.