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Le elezioni sindacali nel settore scolastico in Francia svoltesi a metà ottobre 2011 hanno dato risultati sorprendenti. I sindacati degli insegnanti escono disfatti dalle elezioni. Le conseguenze di questa sconfitta sono prevedibili : i sindacati non potranno più fare il bello e il brutto tempo nel ministero, ovverossia gestire il ministero, come lo hanno fatto finora. In Francia al ministero non si muoveva una foglia senza il loro accordo. Impossibile promuovere un insegnante o spostarlo senza il loro consenso. Tutto era negoziato con i sindacati : i curricoli, le ore di lavoro, gli stipendi.

 

Il monopolio sindacale è crollato. Vincitore delle elezioni è indubbiamente il ministro Luc Chatel e il presidente Sarkozy, neo-papà.

In un quinquennio il governo di Sarkozy è riuscito a smantellare il baluardo sindacale al Ministero dell’Istruzione Pubblica francese. Questa è la cruda verità. Un lavoro da formicaio, silenzioso, dietro le quinte, alle quali i sindacati non potevano rispondere con la solita arma dello sciopero.

Le elezioni si sono svolte secondo una procedura nuova : voto elettronico, concordato con i sindacati. La percentuale di partecipazione a queste elezioni professionali rispetto al 2008 è dimezzata : dal 60% circa si è passati al 30%. I sindacati degli insegnanti non potranno più fare la voce grossa e picchiare i pugni suo tavolo. Troppo deboli ormai. Solo un terzo del corpo insegnante è sindacalizzato.

Magnanime, il ministro Luc Chatel ha annunciato all’indomani della pubblicazione dei risultati che non taglierà i sussidi alle associazioni e ai sindacati. Grosso modo un pacchetto di 40 milioni di euro con i quali i sindacati tengono in piedi le loro segreterie rispettive. Un bell’affare per i sindacati : affiliati dimezzati e sussidi inalterati. Incamerano il doppio di quanto spetterebbe loro. Non possono più aprire bocca.

Tensione vivissima tra i sindacati per questo risultato spaventoso come riferisce il sito "L’Expresso" del 21 ottobre 2011. Taluni sindacati qualificano l’esito delle elezioni come una "situazione disastrosa".

Le cause

L’esito di queste prime elezioni sindacali elettroniche nella scuola non era del tutto scontato ma era in parte prevedibile. I sindacati degli insegnanti non sono più uno strumento appropriato per difendere gli interessi degli affiliati. Sono enti anchilosati che non hanno saputo rinnovarsi e tenere conto della mentalità e dei problemi delle nuove leve. Gli strumenti di lotta tradizionali, il lessico bellicoso seguiti da negoziati defatiganti alla ricerca del compromesso, i bollettini di guerra, i convegni su temi astratti che non convincono più di quel tanto.

Fine della cultura sindacale nella scuola ?

Purtroppo gli apparati sindacali non sono attrezzati per fronteggiare i cambiamenti culturali. Inoltre negli apparati entrano solo chi dimostra di avere appreso per bene la lezione, chi conosce i codici dei riti di passaggio.

La presenza sindacale sul terreno è diventata tenue, il filtro sindacale smorza le rivendicazioni e deforma il disagio provato dagli insegnanti. Il numero degli aderenti ai sindacati è inesorabilmente calato in Francia. Il sindacalismo ha perso il significato che aveva. Nella scuola occorrerebbe rifondarlo. Purtroppo i sindacati degli insegnanti non hanno saputo aggiornarsi, hanno continuato a difendere posizioni obsolete e stereotipate.

I segni premonitori del crollo erano evidenti, come lo sono le scosse telluriche incessanti prima di un grande terremoto. E’ quanto successo in Francia dove a seguito delle elezioni sono scomparsi diversi piccoli sindacati di categoria che non sono riusciti a raggiungere il quorum per essere presenti attorno ai tavoli dei negoziati. Nei prossimi mesi si vedrà se le grandi centrali sindacali che hanno resistito meglio alla crisi sapranno trarre le lezioni che si impongono, rinnovare i metodi di lavoro, adottare codici lessicali aggiornati, trattare temi scottanti che gli insegnanti denunciano da tempo, proporre una concezione della scuola statale diversa da quella centralistica ed autoritaria che si è consolidata nei decenni a decorrere dalla fine dell’Ottocento, tratteggiare riforme scolastiche credibili sia per gli insegnanti che per le famiglie.