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Non ci sono limiti al ridicolo!

E’ stato pubblicato quest’autunno uno studio svolto da EUROSTAT, l’agenzia dell’Unione Europea che si occupa di statistica, sulla conoscenza e l’uso delle lingue straniere nella popolazione adulta europea, nonché sull’insegnamento delle lingue straniere nelle scuole.

Le pubblicazioni di Eurostat non sono appetibili dal punto di vista grafico e non sono nemmeno eloquenti dal punti di vista politico. Si basano su dati ufficiali come quelli raccolti per produrre gli indicatori internazionali dell’OCSE oppure su indagini condotte dall’Unione Europea come l’indagine sul livello d’istruzione della popolazione adulta. Spesso si è perplessi di fronte alle tavole e ci si chiede da dove provengono le informazioni e chi le controlla. Anche questa pubblicazione dice e non dice, perché non è il frutto di uno studio apposito concepito per valutare l’ampiezza dell’insegnamento delle lingue nelle scuole europee e nemmeno il livello di conoscenza delle lingue straniere né tra gli alunni, né tra gli studenti né nella popolazione adulta per fasce di età.

 

Detto questo però se si riesce a leggere tra le righe si scoprono informazioni interessanti, come per esempio:

  • Il numero di alunni delle scuole primarie che studia una lingua straniera continua a crescere, mentre non è il caso nell’insegnamento secondario di primo grado. Purtroppo non esiste nessuna valutazione comparata dell’efficacia di questa moda che ha travolto tutti i sistemi scolastici europei. Ne è un esempio l’insegnamento dell’inglese a partire dalla prima elementare in Italia. Non se ne sa nulla di preciso, né come è svolto né cosa si ottiene dopo cinque anni di scuola.
  • Nell’insegnamento secondario di secondo grado, un percentuale elevata di studenti studia due lingue straniere.
  • L’inglese è la lingua più studiata a tutti i livelli del sistema scolastico.
  • Quasi il 28% degli adulti dichiara di parlare almeno due lingue straniere. Un terzo. Pochino, se si pensa al numero di lingue straniere conosociute e utilizzate dagli adulti africani analfabeti.
  • L’inglese, il tedesco e il russo sono le lingue più conosciute dalla popolazione europea.
  • I giovani europei (tra i 25 e i 34 anni) ritengono di sapere più lingue straniere che non la popolazione adulta o anziana.

Non si tratta né di considerazioni grandiose né straordinarie. Anzi sono piuttosto banali come lo sono molte pubblicazioni dell’Unione Europea, ma sono tali da avere suscitato un bel canaio in Francia

La Francia, ultima della classe

Da sempre si sa che l’insegnamento delle lingue straniere in Francia fa acqua. Paradossalmente, sempre secondo Eurostat, la Francia è uno dei Paesi dell’Unione Europea con la più alta proporzione di studenti dell’insegnamento secondario di secondo grado che studiano almeno due lingue, ma è anche il paese con la più debole percentuale di adulti che dichiarano di padroneggiare bene almeno una lingua straniera. Nella fascia di età della popolazione giovane questa percentuale è inferiore al 10%. Come succede ovunque, i buoni studenti imparano più lingue e quelli deboli invece a scuola non ne imparano. L’1% dei giovani francesi con un basso livello d’istruzione dichiara di conoscere bene una lingua straniera, ma questa proporzione sale al 14% tra i giovani con un livello d’istruzione elevato.

 

Il ridicolo sta dietro l’angolo

In generale tutti ammettono che si impara meglio e più facilmente una lingua quando si è piccoli. Per questa ragione in quasi tutti i sistemi scolastici ci si è dati da fare per avviare l’insegnamento precoce di una lingua straniera senza che nessuno fosse preparato a farlo e soprattutto senza sapere fino a quale età il principio resta valido: fino a 4 anni, a 5, o a sei o a sette o ancora più in là ? Fino a che età la malleabilità cerebrale funziona per le lingue?

Alla luce dei risultati di EUROSTAT il ministero francese, senza tema del ridicolo ha annunciato che d’ora innanzi si inizierà l’insegnamento precoce dell’inglese nelle scuole materne. Non ci sono davvero limiti agli appetiti di chi è già pronto a fare affari con l’industria della didattica dell’insegnamento precoce di una lingua straniera.

Risultati poco probanti

Le rarissime valutazioni dell’insegnamento precoce della lingua straniera nella scuola primaria, valutazioni su piccoli numeri, in genere, dimostrano che i risultati sono assai discutibili. Laddove si sono fatte valutazioni comparate (per esempio a Ginevra) si è perfino constatato che gli alunni di classi nelle quali non si è insegnata la lingua straniera, nella fattispecie il tedesco, conseguivano punteggi migliori nei test di lingua straniera che non i coetanei delle classi nelle quali invece si è insegnato o si è creduto di insegnare il tedesco! Quindi si riesce ad apprendere l’essenziale anche fuori dalla scuola soprattutto se l’ambiente esterno alla scuola è plurilingue.

Per altro c’è spessissimo soluzione di continuità quando si passa dalla scuola primaria alla scuola media, almeno nei sistemi scolastici dove questi due livelli sono distinti. Nella scuola media si riparte da zero quando si inizia lo studio di una lingua straniera, come se non si fosse insegnato nulla nella scuola primaria. Un bel spreco, ma una sinecura per molti insegnanti di lingue straniere che trovano un posto nella scuola.

Nonostante l’entusiasmo dei politici per proporre e avviare l’insegnamento di una lingua straniera nella scuola elementare e adesso anche nella scuola materna, occorre ribadire che l’insegnamento precoce non funziona tranne che in condizioni particolarissime. Un insegnamento molto precoce è redditizio ma ciò non significa che lo sia l’insegnamento scolastico precoce. Sono due situazioni ben diverse e non si può passare da una all’altra impunemente. Le ricerche sull’efficacia dell’apprendimento precoce di una lingua sono state effettuate in genere su bambini al di fuori della scuola, in situazioni familiari particolari, immersi quotidianamente in due o più lingue fino alla pubertà. Questa è una condizione che non si verifica nelle scuole.

L’efficacia di qualche ora di insegnamento di una seconda lingua come avviene nei sistemi scolastici non è mai stata valutata, anche perché i finanziatori delle ricerche sono in genere anglofoni e non sono interessati a finanziare ricerche del genere.