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Il Consiglio Superiore Francese dei Programmi pone fine al libretto personale delle competenze che era diventato un incubo per gli insegnanti ma non abbandona il tema delle competenze pur navigando tra discipline e competenze, senza fare nessuna chiarezza al punto che il redattore capo del sito l’Expresso più volte citato in questo sito si chiede se il Consiglio superiore dei programmi non crea un’altra complicazione burocratica che irretisce gli insegnanti. Dunque si continua a navigare e non se ne uscirà fin quando non si effettuerà il grande passo : abbandonare l’organizzazione del sapere scolastico per discipline e passare ad una organizzazione per competenze il che vorrà magari anche dire ridurre i programmi e ridurre la durata della scolarità. Si capisce dunque che non sarà tanto facile adottare un approccio per competenze e lavorare solo per progetti a meno che non si decida di sacrificare molti insegnamenti che la scuola oggi propone, di limitarsi ad alcune discipline fondamentali, di insegnare i concetti essenziali della matematica e delle scienze in modo diverso, di adottare un approccio per progetti soltanto in alcuni campi. Siamo però ancora molto distanti da questo punto. La riflessione di Lescaut e del Consiglio Superiore dei Programmi costituisce un passo avanti verso lo smantellamento della scuola tradizionale e l’abbandono dell’organizzazione dell’insegnamento per discipline.

Il sito l’Expresso ha intervistato il presidente del Consiglio Nazionale Francese dei Programmi Michel Lussaut ( vedi foto ) sulle intenzioni del Consiglio e pubblica l’intervista nell’edizione del 9 febbraio 2015. L’intervista è in francese e si può consultare integralmente cliccando qui. E’ assai eloquente sul vicolo cieco in cui si trovano i responsabili scolastici quando tentano di combaciare approccio per competenze e per discipline sul quale si scrivono pagine e pagine e che è l’oggetto di innumerevoli seminari e incontri. . Da questo punto di vista quanto succede in Francia rivela le difficoltà in cui ci si imbatte nella politica scolastica quando si ha a che fare con concetti contraddittori e mostra la presenza che ormai si delinea di un orizzonte del tutto diverso da quello attuale nel quale la scuola come istituzione al servizio delle tecniche di potere e strumento della volontà di verità muterà di pelle. Non scomparirà molto presto ma la transizione verso una istituzione diversa, con compiti dicversi sarà lunga e dolorosa, ed inoltre sarà zeppa di insidie.

 

Cosa è lo zoccolo comune delle competenze e delle conoscenze?

 

Lo zoccolo comune delle competenze e delle conoscenze , comunemente detto " lo zoccolo" , indica il bagaglio minimo di competenze e conoscenze che ogni studente , ogni giovane deve avere conseguito alla fine della scuola dell’obbligo che in Francia coincide con la fine della scuola media a 15 anni. Lo zoccolo è considerato il "programma dei programmi" che inquadra tutte le discipline. A questo scopo la legge della scuola del 2005 aveva ideato il libretto personale delle competenze (LPC) molto ben fatto ma difficilissimo da compilare. Alla fin fine gli insegnanti avevano trovato una scorciatoia burocratica, assai formale, per riempire la griglia dei vari items del LPC, con una perdita di tempo considerevole. Le valutazioni date non avevano più nessun senso. Troppo meccaniche. Il LPC è diventato del tutto inutile [1]

Quali sono le intenzioni del Consiglio Nazionale dei programmi per sostituirlo? Ecco in una traduzione parziale e libera l’intervista che il redattore capo del sito l’Expresso ha fatto a Claude Lussaut, il presidente del Consiglio.

 

L’intervista

 

L’Expresso

 

Il Consiglio Superiore dei Programmi ha preso l’ iniziativa di una vasta consultazione sul nuovo zoccolo comune. Ne terrete conto?

 

 

Lussault:

 

 

Proviamo a tenerne conto perché il Consiglio Superiore dei Programmi ritiene che la consultazione é un momento di costruzione dei programmi. Si pensa che nell’elaborazione dei nuovi programmi scolastici si deve prevedere anche un momento in cui insegnanti e ispettori siano consultati. Abbiamo dimostrato con il programma della scuola infantile che si è tenuto conto della consultazione e faremo la stessa cosa con lo zoccolo comune e i programmi nella scuola primaria che saranno pubblicati ad inizio marzo.

 

 

Sullo zoccolo comune, grazie alla consultazione, abbiamo molto lavorato sulla leggibilità dei campi per ridurne le ambiguità. Gli abbiamo riscritti nella prospettiva degli studenti e abbiamo tenuto conto ciò facendo di quanto fanno gli studenti. Ciò ci sembra importante perché i futuri programmi non definiranno soltanto le attività degli insegnanti ma anche quanto ci si aspetta in materia di conoscenze scolastiche, di competenze e di cultura da parte degli studenti. Da questo punto di vista I nuovi programmi saranno molto diversi dai programmi anteriori che prevedevano sequenze fisse di insegnamento.

 

L’Expresso

 

C’è un esempio di riscrittura dopo la consultazione?

 

 

Lussault:

 

 

Per esempio il campo o settore" strumenti e metodi per apprendere" è stato molto ben recepito nella consultazione. Ma c’erano diverse ambiguità. Lo abbiamo allora ritrascritto in funzione delle attività degli studenti. Per esempio ora è formulato in questo modo:" per organizzare il suo lavoro, lo studente si proietta nel tempo, anticipa e pianifica i suoi compiti. Gestisce le tappe di un dover… capisce il senso e la finalità di una consegna. Sa che una stessa parola può avere un senso diverso a seconda delle discipline". Tutto è imperniato su ciò che lo studente sa e fa. A partire da questo, gli insegnanti e l’ispettorato possono generare situazioni pedagogiche. Si ribalta dunque il modo abituale di fare, partendo da ciò che gli studenti padroneggiano.

 

 

L’Expresso

 

 

I professori hanno un pessimo ricordo dello zoccolo precedente. Anche voi prevedete di rinchiuderli in griglie di competenze da riempire per ogni studente ?

 

 

Lussault:

 

 

Non ci sarà nessuna indicazione di griglie da riempire nello zoccolo. La valutazione degli apprendimenti dello zoccolo deve farsi nel quadro delle attività dello studente. Abbiamo preso la decisione di rinviare gli aspetti precisi della valutazione come per esempio il fatto che va pensata come un’attività mirante al successo degli studenti. Non ci saranno però proposte di un libretto di competenze e neppure una griglia di valutazione dello zoccolo. Questo è un tema in discussione con la direzione generale dell’insegnamento scolastico del ministero dell’istruzione pubblica. Tengo però a precisare che lo zoccolo non deve essere un documento prescrittivo in materia di valutazione. Questa è una posizione assai netta ed abbiamo fatto la scommessa di considerare che le situazioni di valutazione vanno definite dagli insegnanti nell’ambito di una progressione degli apprendimenti. Siamo molto diffidenti riguardo a griglie di valutazione. La buona valutazione si fa in funzione degli studenti e del loro percorso. Avevamo già precisato quando abbiamo trattato del certificato di studi alla fine della scuola obbligatoria in che direzione stavamo andando, ossia verso un controllo nel corso della formazione verso una valutazione di progetti. Riteniamo che collegare lo zoccolo con una griglia di valutazione sia un errore. È nei programmi che ci saranno le valutazioni.

 

 

L’Expresso

 

 

Quali margini di autonomia saranno lasciati dallo zoccolo agli insegnanti?

 

Lussault:

 

 

Ciò che ci si aspetta in ogni campo fissa i grandi obiettivi della cultura scolastica ma non si impone nessun metodo e neppure nessuna programmazione delle modalità per conseguirli. Lo zoccolo è una piattaforma generativa. Gli insegnanti se lo approprieranno come vorranno e lo trasformeranno in attività di apprendimento. I programmi saranno più precisi ma lasceranno un vero spazio di manovra agli insegnanti. In questo modo ridiamo un senso alla libertà pedagogica. Il programma non sarà neppure una griglia rigida che dice agli insegnanti ciò che devono fare. Gli insegnanti costruiranno le loro attività in funzione di quello che ritengono dover fare nella loro situazione pedagogica. Ci saranno quindi meno indicazioni.

 

 

L’Expresso:

 

 

Ci saranno gli stessi campi?

 

 

Lussault:

 

 

Ci sarà sempre un campo sui linguaggi che associa lingua francese, lingue straniere e i inguaggi scientifico e del corpo. C’è un campo sui metodi e gli strumenti per imparare. E quello che ci crea maggiori grattacapi per scriverlo in modo chiaro. Il campo tre concerne sempre la formazione della persona e del cittadino. Il campo quattro tratta della comprensione dei sistemi naturali e della tecnologia. Il campo cinque tratta della rappresentazione del mondo e delle attività umane.

 

L’Expresso:

 

 

C’è una grande baratro tra questi campi e le discipline scolastiche tradizionali. Come possono gestirlo gli insegnanti?

 

 

Lussault:

 

 

Lo zoccolo fa la scommessa di rifondare la scuola con i contenuti. In questo contesto, lo zoccolo che proponiamo è meno strutturato per discipline che non il precedente. Si concepisce come il programma dei programmi. Si entrerà nello zoccolo passando per le discipline ma a tre livelli diversi:

  • Gli obiettivi globali;
  • Il contributo di ogni disciplina al campo in questione: su questo punto proporremo un panoramica per illustrare come le discipline contribuiscono al consolidamento dei saperi e delle competenze in ogni campo;
  • La presentazione delle modalità operative mediante le discipline: verranno proposti punti di riferimento della progressione e della programmazione.

Tutto ciò genererà un dibattito che auspichiamo

L’Expresso:

 

La battaglia dunque si svolgerà nelle discipline?

 

Lussault:

 

Una delle sfide principali sarà quella di fare in modo che discipline [2] si ritrovino nei campi. Non cerchiamo di smontare le discipline né di distruggerle. La complementarità tra campi e discipline si vedrà nettamente nella seconda parte dei programmi. Occorrerà che si apra rapidamente la tappa seguente, ovverosia quella dell’edizione da parte della direzione generale dell’insegnamento scolastico e dell’ispettorato di risorse adatte per gli insegnanti ai quali compete la trasformazione delle indicazioni programmatiche in proposte di attività.

 

 

L’Expresso:

 

 

Si tratta di un vero e proprio salto culturale. Quale modello vi inspira?

 

Lussault:

 

 

Siamo andati ad osservare svariati paesi europei. Pochi condividono la concezione tradizionale francese dei programmi. La maggior parte lasciano un margine maggiore di manovra agli insegnanti. Ci siamo lasciati guidare per esempio dal programma scolastico dei cantoni romani in Svizzera, dove si è riusciti a trovare un buon equilibrio tra programmazione e riconoscimento dell’iniziativa degli insegnanti. Il salto sarà comunque forte, È vero. Mi preparo a vivere periodi in cui il Consiglio Superiore dei programmi sarà l’oggetto di critiche.

 

L’Expresso:

 

Si può cambiare la scuola con uno zoccolo e con programmi di nuova fattura?

 

 

Lussault:

 

In ogni modo non si può cambiare la scuola senza occuparsi dei contenuti. Abbiamo scommesso che tra gli insegnanti esiste una reale aspirazione al cambiamento. Molti ci dicono che i programmi attuali sono troppo pesanti e troppo prescrittivi. Che vogliono cambiare modo di lavorare per adottare una metodologia più collettiva. Questa aspirazione al cambiamento deve essere accompagnata da nuovi programmi. I programmi presenteranno questa idea, ovverosia che nuovi contenuti possono fare evolvere la scuola.

 

[1] ndr.: Sullo zoccolo comune e sul libretto personale delle competenze ci sono molti articoli in italiano nel sito dell’ADI.

[2] Ossia le materie