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Non si frena la fuga dalla scuola: capitale umano perso

I miracoli in Francia succedono solo a Lourdes. A Parigi, al ministero dell’ "Education Nationale" non capitano mai. Circa 200 000 giovani escono ogni anno dal sistema scolastico francese senza diplomi, senza un certificato di qualità, senza nemmeno un attestato che comprovi la frequenza della scuola dell’obbligo e peggio ancora senza sapere né leggere né scrivere. Chi non assimila durante gli anni di scuola i codici ufficiali e legittimi che comprovano l’acquisizione delle regole che si applicano nell’ambito scolastico per essere considerati promossi oppure chi non inizia la scolarizzazione con innate le norme comportamentali e linguistiche che si rispettano con spudorata ipocrisia solo dopo avere valicato la porta della scuola, a scuola è perso ed è irrimediabilmente scartato dalle filiere prestigiose. Inizia così per una proporzione di studenti demoralizzati, frustati, messi alla berlina, una lenta e inesorabile calata agli inferi che si conclude con l’esclusione dal sistema scolastico e l’abbandono di qualsiasi formazione. Questo desolante panorama, che è un atto di accusa contro il sistema scolastico e il suo apparato, esiste anche in Italia. Grosso modo, ogni anno, un terzo di una classe d’età vive questa esperienza, per taluni liberatoria, per altri umiliante e finisce rapidamente in uno stato di analfabetismo avanzato.

Il sito francese "L’Expresso" del 31 agosto ,sito molto prossimo ai numerosi sindacati della scuola che pullulano in Francia , sito per altro dedicato alla politica scolastica, lancia l’ allarme con la ripresa dell’anno scolastico. Giustamente, del resto, perché è inutile rivendicare ulteriori risorse per la scuola oppure protestare contro i tagli, quando si manda allo sbaraglio nella vita, dopo 9 o 10 anni di scolarizzazione, un terzo di una generazione. Cosa fare, si chiede il sito francese?Chi si preoccupa di questo fallimento sociale e umano?

Responsabilità condivise

Per il sito ovviamente i responsabili sono le autorità politiche, "in primis" il governo di destra, e non i professori o i dirigenti. Non conta affatto sapere che la situazione era analoga quando al governo ci stava la sinistra. Nulla è cambiato del resto, nonostante le alternanze delle maggioranze politiche al governo. Anche all’epoca della presidenza Mitterrand in Francia e dei governi Jospin e Rocard le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione erano lampanti, sono state denunciate negli studi comparati dell’OCSE (per esempio nell’insieme di indicatori "Uno sguardo sull’educazione"). Anche allora, come ora, la maggioranza dei professori aveva una sensibilità politica maggioritariamente di sinistra. Eppure anche allora la piaga della dispersione scolastica era dolorosa e importante.

 Si può impedire il fallimento scolastico?

 

Certo si può, basta volerlo, basta mettere a disposizione le risorse necessarie che non sono, si badi bene, quelle rivendicate dalle agitazioni di piazza dei precari oppure dalle manifestazioni e dai proclami sindacali, né quelle sbandierate dalle varie maggioranze politiche.

Il problema purtroppo risiede nella straordinaria capacità del sistema scolastico, ossia di tutti coloro che vivono di questo sistema, ad eccezione degli studenti e degli allievi, a ribaltare qualsiasi proposta , a svuotarla di significati, a digerire qualsiasi tecnica di trasmissione delle conoscenze e di accesso agli esperti. Prendiamo l’esempio della personalizzazione, che è l’ultima trovata del genere.

Per lottare contro le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione [1] il ministro dell’Educazione Luc Chatel propone di sviluppare un sistema di aiuto personalizzato d’accompagnamento scolastico [2]come se si trattasse di un problema individuale, personale, privato. Oppure stanzia risorse supplementari per 254 scuole medie, come se bastassero, che partecipano a un’esperienza (ci risiamo con le esperienze che sono come le ciliegine sulla torta per attirare gli ingenui che si illudono della bontà del prodotto) detta "Ambizione riuscita", il che vuol dire che queste scuole con le risorse supplementari a loro disposizione dovrebbero farcela a portare tutti i loro studenti a acquisire le conoscenze e competenze di base, a non lasciare nessuno in dietro, ad avere ambizioni, a non tarparle. E gli altri? Dove sono i mezzo per le migliaia di scuole medie in difficoltà? Il problema è posto in modo esatto? Si tratta di realizzare le ambizioni di ognuno?

 L’incidenza del fattore scuola

Il fattore scuola o istituto è una componente determinante della riuscita, come lo ha dimostrato una recente ricerca del CEREQ segnalata in questo sito (clicca qui). Non è dunque solo una faccenda di buona o pessima volontà individuale, di difficoltà familiari, di povertà e miseria, di nazionalità. A parità di composizione sociale del corpo studentesco, una scuola riesce meglio di un’altra a portare alla fine i suoi studenti. Dunque, l’organizzazione e il funzionamento di una scuola, l’intesa tra dirigente e insegnanti, la solidarietà tra gli insegnanti, il buon clima tra insegnanti e studenti, il coinvolgimento delle famiglie, l’accordo con le autorità locali, sono fattori determinanti del successo. Solo grazie a un’amalgama di tutte queste variabili si riesce a creare un’atmosfera decorosa e serena nella scuola, a proteggerla contro il vociferare di chi continuamente strilla sulla gestione del sistema scolastico.


 


 

 


[1] In Francia,il 4% dei figli dei ceti alti è in ritardo rispetto alla classe legale corrispondente alla loro età quando si passa dalla scuola primaria alla scuola media, mentre questa proporzione è del 34% per i figli dei disoccupati

[2] Aide personnalisée, d’accompagnement scolaire