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Dal 19 al 23 gennaio si svolgerà in Francia la prima valutazione censuaria delle conoscenze e delle competenze in tutte le quinte elementari (l’ultimo anno della scuola primaria). Un’organizzazione imponente che mobilità migliaia di persone (ispettori scolastici di ogni rango, esperti, controllori, funzionari) seguirà la prova per garantirne la segretezza e l’uniformità delle modalità di realizzazione. Tutto è controllato e prestabilito, a quanto persino il materiale che può stare sul banco davanti agli allievi, come le righe, le squadre o le matite. Il test è segreto e nessuna fuga di notizie ha rovinato la preparazione. E’ facile immaginare che una prova del genere, svolta in un sistema scolastico gigantesco come quello francese, non sia facile né da preparare né da svolgere. Le prove saranno corrette nelle scuole, dai docenti, subito dopo il test e i risultati dovranno essere inviati via Internet al ministero entro tre giorni. I risultati saranno resi noti a brevissima scadenza. Ogni famiglia riceverà i risultati del proprio allievo, ogni classe e ogni scuola quelli che li riguardano.

 

Questa valutazione è impostata sui programmi d’insegnamento in vigore oggigiorno e non sulle competenze. Ci saranno quesiti di grammatica, di vocabolario, o di calcolo a memoria con le tabelline, esercizio che è stato denunciato come troppo difficile in determinate cerchie pedagogiche. Lo scopo è quello di effettuare un bilancio di quanto gli allievi hanno imparato nella scuola elementare. Quindi si tratta proprio di una valutazione dell’efficacia della scuola elementare francese e della sua capacità a realizzare i programmi d’insegnamento.

Gli insegnanti sono sul piede di guerra e i sindacati invitano al boicotto della valutazione che è accusata di essere stata concepita per mettere in evidenza le debolezze delle scuole e quindi per preparare il terreno a una politica autoritaria di restaurazione di un ordine scolastico obsoleto nonché per preparare una politica che metta in concorrenza le scuole tra loro, facendo la differenza tra buone e pessime scuole.

 

Il ministero non intende pubblicare i risultati ma ha annunciato che produrrà cinque indicatori che saranno forniti solo alle singole scuole:

- la percentuale di allievi che avranno dato risposte giuste a meno di un terzo delle domande (meno del 33% degli items), indicatore che identifica dunque la proporzione degli allievi deboli;

- la percentuale di allievi che avranno una proporzione di risposte esatte compresa tra un terzo e la metà delle domande (tra il 33% e il 50%) che rappresenta la proporzione degli allievi che non sono ancora al livello che ci si attende ma che potrebbe migliorare entro la fine dell’anno scolastico;

- la percentuale di allievi con un totale di risposte esatte che si situa tra il 50% e il 66%, che rappresenta il gruppo dei buoni allievi;

- la percentuale di allievi con più del 66% di risposte giuste che è la proporzione degli allievi eccellenti o brillanti che padroneggiano il programma;

- infine, la mediana.

 

Il mondo degli insegnanti è in piena fibrillazione. I sindacati degli insegnanti però non mollano e hanno scritto al ministro Xavier Darcos il 13 gennaio scorso invitandolo a soprassedere al test o a rinviarlo. Poi hanno rincarato la dose. E’ inutile qui entrare nella giungla delle sigle sindacali dell’insegnamento primario francese, ma basta specificare che i tre maggiori sindacati rappresentanti più dell’80% degli insegnanti delle scuole primarie hanno invitato i loro aderenti a boicottare la valutazione sia per ragioni di metodo (si contestano le modalità di preparazione della valutazione), d’impostazione della valutazione, di procedura (si critica l’ambiguità del ministero, l’assenza di trasparenza sugli obiettivi) e di contenuto dei test. I sindacati non si fidano del ministero e forse non hanno tutti i torti. Il Ministero non è un ente autonomo , ha la responsabilità della scuola, è parte in causa, non è neutro. E poi, anche se fosse neutro, una valutazione siffatta resta sempre un esercizio molto difficile da concepire e condurre in modo oggettivo.