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Come i sistemi scolastici si adattano all’aumento del numero di studenti provenienti dall’immigrazione ?

Il numero 11 del bollettino "Pisa in Focus" che approfondisce le analisi dei risultati dell’indagine Pisa è dedicato ad una questione scottante, ossia all’istruzione e all’inclusione degli studenti provenienti dall’immigrazione.

Le definizioni delle categorie di studenti immigrati in PISA


L’indagine Pisa distingue nel questionario riservato agli studenti due categorie di studenti immigrati :

  • gli studenti della prima generazione, ossia coloro che sono nati all’estero ed i cui genitori sono pure nati all’estero;
  • e gli studenti della seconda generazione, ossia coloro che sono nati nel paese che li ospita e nel quale partecipano all’indagine Pisa ma i cui genitori sono nati all’estero.

Questa è una grossolana distinzione che non permette analisi approfondite ma che comunque serve per avere una prima idea di come sono scolarizzati gli studenti provenienti dall’immigrazione. Quanto si può estrarre dai dati Pisa a questo riguardo non è granché ma è già qualcosa che può essere utile per le politiche scolastiche. Per saperne di più si devono però svolgere indagini nazionali o locali approfondite, che forniscono informazioni più dettagliate che non quelle dell’indagine Pisa, nelle quali le varie categorie di studenti immigrati sono molto meglio definite.

Il divario tra immigrati e autoctoni può essere ridotto

Il bollettino numero 11 testé pubblicato dall’OCSE (che purtroppo per ora esiste solo in lingua inglese) dimostra che i sistemi scolastici possono ridurre il divario di prestazioni fra studenti provenienti dall’immigrazione e studenti indigeni o per essere più precisi autoctoni. Questa è una buona notizia soprattutto perché l’aumento della percentuale di studenti provenienti dell’immigrazione scolarizzati nel sistema scolastico statale aumenta in molti paesi come per esempio è il caso dell’Italia, ma parallelamente cresce la paura di un abbassamento del livello d’istruzione degli studenti indigeni, come se questi fossero penalizzati dalla presenza di compagni di origine straniera. I dati prodotti dall’OCSE dimostrano invece che il divario di livello tra queste due categorie di studenti non è per nulla ineluttabile e non è affatto penalizzante per gli studenti autoctoni. Non c’è da temere granché insomma. Tra l’altro una ricerca recente pubblicata dall’università di Berna in Svizzera ha dimostrato che il livello d’istruzione medio nelle classi scolastiche non varia affatto per rapporto alla percentuale di studenti stranieri presenti in classe.

Sistemi scolastici virtuosi

Comparando i risultati dell’indagine Pisa 2000 e 2009, si constata che ci sono sistemi scolastici o paesi che in 10 anni sono riusciti a diminuire enormemente il divario tra i punteggi conseguiti nel test di lettura dagli studenti autoctoni e da quelli immigrati. Questo è per esempio il caso dell’Australia o del Canada, ma anche della Svizzera e del Belgio che sono paesi con percentuali molto elevate di popolazione provenienti dall’immigrazione. In questi ultimi due paesi il divario d’istruzione tra studenti immigrati e studenti indigeni è diminuito praticamente dell’equivalente di un anno di scuola. Anche in Germania, dove si pratica una selezione precoce degli studenti e dove il problema dell’immigrazione è particolarmente scottante politicamente e socialmente, si è riusciti a ridurre lo scarto esistente tra queste due categorie di studenti. In Australia gli studenti provenienti dall’immigrazione conseguono punteggi nell’indagine Pisa superiori a quelli degli studenti australiani, ma a questo riguardo occorre precisare che l’Australia pratica, come del resto il Canada, una politica molto selettiva di immigrazione. Per questa ragione per esempio si può capire perché in Canada è praticamente scomparso il divario tra queste due categorie di studenti a parità di categorie sociali.

In Finlandia, il cui sistema scolastico è segnalato come esemplare, e dove la proporzione della popolazione immigrata è relativamente debole, gli studenti provenienti dall’immigrazione hanno conseguito nell’indagine Pisa sulla competenza in lettura del 2009 punteggi sensibilmente analoghi a quelli dei compagni finlandesi.


La chiave del problema non è solo scolastica

Gli studenti immigrati sono pressappoco più del 5% della popolazione studentesca in 13 paesi dell’OCSE che hanno partecipato all’indagine Pisa 2009. Nella maggioranza dei paesi gli studenti provenienti dall’immigrazione conseguono nel test di lettura punteggi inferiori a quelli degli studenti autoctoni. Secondo l’OCSE, la chiave per mantenere la coesione sociale di fronte a questi rilevanti movimenti di popolazione è l’integrazione degli immigrati e delle loro famiglie nel paese che li accoglie. L’istruzione scolastica fa parte degli strumenti che possono essere e che devono essere utilizzati per realizzare questo obiettivo.

Paesi e sistemi scolastici piuttosto xenofobi

L’Italia invece fa parte dei paesi nei quali il divario tra studenti indigeni e studenti immigrati è tra i peggiori. Il sistema scolastico italiano da questo punto di vista è in buona compagnia nel senso che la stessa constatazione la si può effettuare per il sistema scolastico spagnolo o quello russo e in misura minore anche per quello francese e quello messicano. Rispetto al 2000 gli studenti immigrati in Italia non hanno per nulla migliorato le loro competenze in lettura. Il sistema scolastico italiano non è stato dunque in grado di occuparsi efficacemente di questi studenti ed è mancata la volontà politica di integrarli o di includerli dapprima nella scuola e poi nella società.