Version imprimable de cet article Version imprimable

 

Più telefoni cellulari che libri a sette anni

Nella partita che si giuoca tra i sistemi scolastici istituzionali da un lato, che lottano per la loro sopravvivenza, e le nuove tecnologie dall'altro, che smantellano i moduli tradizionali di diffusione dell'informazione e dell'accesso alla conoscenza, i sistemi scolastici istituzionali hanno perso il primo set. Secondo l'articolo pubblicato il 26 maggio scorso dal quotidiano inglese Telegraph in Inghilterra la probabilità che i bambini posseggano un telefono cellulare è maggiore della probabilità di possedere un libro. Si tratta di una statistica che riguarda i bambini di sette anni, all'inizio della scuola dell'obbligo. Perciò non ci sarebbe da meravigliarsi se un certo punto non si riesce più a leggere o a capire quel che si legge. Il declino della lettura è una sconfitta dei sistemi scolastici è una vittoria, si badi bene, non di tutte le nuove tecnologie dell'informazione della comunicazione bensì di un certo tipo di tecnologia, come lo è, per restare in metafora, nel tennis, un colpo di racchetta che è vincente ma non un altro.


I cellulari non sono il diavolo

In taluni sistemi scolastici si comincia a capire che occorre correre ai ripari e che forse i cellulari possono essere utilizzati anche per l'apprendimento, ma queste reazioni sono per il momento soltanto timidi balbettii. In generale, nelle scuole, i cellulari sono percepiti come un nemico da neutralizzare.

In ogni modo, secondo l'indagine svolta in Inghilterra nel corso di quest'anno quasi nove bambini su 10 a sette anni posseggono il cellulare mentre soltanto tre quarti posseggono propri libri a casa. L'indagine è stata svolta per conto del National Literacy Trust  [1]
che è un'agenzia che milita per la promozione della lettura in [2]. Quest'agenzia sostiene che esiste un collegamento tra la possibilità di avere accesso regolarmente a libri al di fuori di scuola e i punteggi che si conseguono nei test sulla comprensione della lettura. Più libri si possiedono a casa, migliori sarebbero i risultati nei test di lettura.

Che cosa significano questi dati?

Non è facile appurare se esiste un collegamento tra il fatto che ci siano più cellulari nelle mani dei bimbi di sette anni che non liberi. La presenza di una correlazione diretta tra questa constatazione da un lato e i risultati dei test di lettura dall'altro, è dubbia. Tra l'altro in Inghilterra si effettuano valutazioni delle competenze in lettura già a sette anni ma occorre tenere presente che la scuola dell'obbligo in Inghilterra inizia un anno prima che non in Italia, ovverosia a cinque anni per cui a sette anni i bambini hanno già alle spalle tre anni di apprendimento della lettura, almeno teoricamente. In ogni modo, secondo l'indagine, la compresenza di cellulari e di libri di proprietà dei bambini a casa porrebbe problema perché i cellulari avrebbero soppiantato i libri.

Gli effetti di questo superamento devono essere ancora confermati. È possibile che la mancanza di libri in casa sia un handicap aggravato quando i cellulari prendono il posto dei libri, ma le conseguenze di questa situazione, che sta diventando una banalità, deve essere verificata da altre indagini. Indubbiamente la facilità del ricorso ai cellulari genera problemi di un nuovo tipo riguardanti l'organizzazione sociale, la relazione con gli adulti, le relazione con i compagni, le modalità di socializzazione, i comportamenti per quel che riguarda tutto quanto la scuola propone, ma è probabilmente eccessivo drammatizzare l'informazione e concludere che la conseguenza principale è un'insufficienza nella comprensione della lettura. L'indagine inglese in ogni modo sfrutta ampiamente i risultati dei test di lettura a sette anni e li collega con il possesso dei cellulari. Secondo i dati raccolti circa l'80% degli allievi che conseguono punteggi migliori di quanto ci si potrebbe attendere da loro nei testi comprensione della lettura posseggono propri libri mentre tra gli allievi senza loro libri a casa la percentuale con un punteggio inferiore a quello che ci si dovrebbe aspettare per il loro gruppo d'età è del 58%.

Un'altra indagine condotta in Inghilterra segnalata dal quotidiano Telegraph sembra abbia scoperto che basterebbero avere 20 libri in casa per avere migliori prospettive di riuscire bene a scuola. Insomma, i libri, anzi il possesso di libri, avrebbero un effetto taumaturgico sui risultati scolastici, almeno su quelli che si misurano e si conseguono nelle scuole così come sono adesso.

Lettura e cultura libresca

Nello stesso articolo di questo quotidiano si menziona una ricerca svolta dall'Università del Nevada negli Stati Uniti secondo la quale i bambini che provengono da una casa fornita di libri in media hanno una scolarizzazione di tre anni più lunga dei compagni nati in famiglie dove non ci sono libri, indipendentemente dal livello di istruzione dei genitori, dal tipo di occupazione dei genitori stessi e dalla classe sociale di appartenenza della famiglia.
Una società di letterati, una scuola imperniata sul libro stampato: questo è l'ideale scolastico dominante nelle indagini di questo genere.
Il direttore del National Literacy Trust, Jonathan Douglas, ha affermato: "La nostra ricerca illustra l'esistenza di una legame evidente tra la presenza di libri a casa e le competenze degli allievi in lettura, come pure l'importanza vitale degli incoraggiamenti domestici per apprendere a leggere in modo scorrevole...Le famiglie possono aiutare i bambini ad andare bene a scuola e a fruire di buone opportunità lungo tutto il corso dell'esistenza se si premurano di garantire ai bambini facilità di accesso a casa a materiale di lettura e se incoraggiano i bambini ad amare la lettura".

Questa conclusione è dedotta dai risultati di un'indagine condotta dalla fondazione inglese su 17.000 agli studenti dell'età tra i sette e i 16 anni. L'indagine ha scoperto che l'86,5% di questa popolazione possiede il proprio cellulare comparata ad una proporzione del 72,6% di quelli che posseggono libri in proprio a casa.

Il contrattacco in azione: l'istituzione scolastica si difende

L'istituzione scolastica in questo momento è con le spalle al muro e non può far altro che difendersi con tutte le armi a sua disposizione. Ne è un esempio l'indagine svolta lo scorso anno alla Monash University, Melbourne, Australia, la quale ha concluso che i telefoni cellulari rendono i giovani e meno precisi, meno affidabili e maggiormente proni a commettere errori altrove nella vita. Indagini come queste sono come il zuppa e pan bagnato per l'apparato scolastico, ma è indispensabile indicare che devono essere lette con grandissima prudenza e che secondo le regole scientifiche che determinano la qualità della validità delle indagini, questi lavori devono essere ripetuti in altri ambienti. Le conclusioni alle quali sono sarebbero giunte le indagini di questo tipo devono essere confermate da prove irrefutabile prodotte da decine di altre indagini.

I livelli di competenza nella comprensione della lettura

In realtà, in questo momento non si ha un'idea molto precisa delle competenze in lettura degli allievi e degli studenti. Probabilmente gli studenti leggono molto di più di quanto non lo lasciano intendere le indagini internazionali o le ricerche nazionali o locali.

È quasi certo che si impara a leggere secondo modalità che non sono quelle scolastiche ed è appurato che i livelli di competenza in lettura constatati con i test a varie età nelle scuole non sono veritieri e sono inferiori a quelli reali.

Tutto ciò dovrebbe indurre a riflettere alquanto sull'importanza della lettura, sulle modalità di accedere alla lettura, sulla relazione che esiste tra i libri e la competenza in lettura. Con le nuove tecnologie, probabilmente, i libri stampati e i manuali scolastici conteranno di meno ma ciò non significa nè una restrizione automatica dell'informazione nè una diminuzione dello spirito critico. Il libro era lo strumento principale di una certa filosofia dell'istruzione e di un certo tipo di scuola e di società. Questo strumento è forse in crisi, ancorché il dubbio sia più che legittimo. Se lo è, è in crisi anche la scuola che ancora oggigiorno è imperniata sull'uso dei libri come lo dimostra ampiamente il commento sul svolto dall'Ente nazionale inglese per la promozione della lettura, ripreso dal quotidiano Telegraph.

Tra pochi mesi verranno pubblicati i dati sulle competenze in lettura dei quindicenni che hanno partecipato all'indagine Pisa nel 2009. Non è troppo presto per interrogarsi sul senso della lettura e sull'importanza della lettura nelle società contemporanee. Un dato comunque suscita perplessità: la correlazione stabilita tra i risultati nei test sulla comprensione della lettura e il numero di libri in casa. Questa correlazione probabilmente è priva di significato. L'ente inglese di promozione della lettura senza volerlo lancia una pietra nello stagno e stabilisce una correlazione con il possesso dei cellulari. Forse le analisi PISA ci diranno qualcosa in proposito. Non ci resta che attendere.
 

[1] The National Literacy Trust is an independent charity that transforms lives through literacy.

[2] Ne esiste una analoga in Francia, detta ANLI