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 Documento elaborato dall’OCSE che ha esaminato la politica scolastica inglese. Il documento in inglese si può consultare cliccando qui.

La procedura per la perizia OCSE

L’esame della politica scolastica di un paese è richiesto dalle autorità nazionali. Non si può fare senza l’accordo delle autorità , anzi senza un invito da parte delle autorità che chiedono all’OCSE di effettuare l’esame. Dopodiché si negoziano tutti gli aspetti della procedura. In altri termini questi esami delle politiche nazionali non sono innocenti, non sono neutrali e si effettuano secondo uno schema rigoroso che contempla un negoziato per giungere a un accordo su tutti i punti e anche sulla pubblicazione finale. Non si pubblica quel che si vuole, anche c’è sempre modo di dire quattro verità tra le righe se un esperto ritiene che la propria opinione, il proprio giudizio non siano stati rispettati. Ci sono sempre sorprese in questi esami. Di solito il gruppo di esperti dell’OCSE che esamina una sistema scolastico non ha peli sulla lingua e allora le discussioni si prolungano per censurare, limare, correggere la relazione finale.

L’esame della politica scolastica inglese

Il volume finale della perizia OCSE sull’Inghilterra è stato annunciato nel blog dell’OCSE sull’istruzione ( il blog è stato segnalato più volte in questo sito) con un post di Simon Field che è un analista dell’OCSE il quale ha partecipato all’esame della politica scolastica inglese. La composizione del gruppo di esperti è priva di figure internazionali di primo piano come invece succede di solito. Ovviamente l’OCSE non fornisce nessuna spiegazione a questo riguardo. Del resto non si sa come il gruppo di esperti è stato composto, quali sono le ragioni che hanno indotto a includere determinate persone e a escluderne altre. . Nei ringraziamenti all’inizio del volume non si menziona nemmeno il capo della direzione dell’educazione all’OCSE ossia Andreas Scleicher, il che è strano assai perché è notorio che Schleicher mette il naso in tutto. Il volume di 108 pagine è intitolato "Building skills for all" e il post di Field ritorna sulla qualifiche e sulle competenze perché è intitolato " Why do we bother with qualificazioni?"

Competenze o qualifiche? 

L’ OCSE dunque riviene, un poco in ritardo, sulle competenze e si cura di esaminare come uno dei sistemi scolastici più elaborati in Europa, quello inglese, se ne occupa. Inutile aspettarsi una disquisizione sulla pedagogia per competenze che è alla base di una evoluzione che ha fatto furore per una decina di anni nelle cerchie pedagogiche e inutile pure attendersi una disquisizione negli scopi delle competenze. Si capisce solo che la faccenda non è affatto rosea in Inghilterra..

ll punto di partenza sono gli studenti con bassi livelli di competenza [1]. I documenti prodotti dall’OCSE (quelli pubblici) non hanno fin qui effettuato una netta distinzione tra qualifiche e competenze. Si slitta da un piano all’altro.Orbene un conto sono le qualifiche e un altro le competenze. Il documento non può ignorare le macro-valutazioni comparate della Direzione dell’educazione dell’OCSE ( per esempio PISA, PIAAC, TALIS). Infatti se ne serve. I punteggi nei test e le risposte ai questionari sono diventati la chiave di volta del pensiero pedagogico OCSE. Le statistiche scolastiche inglesi le quali meriterebbero un esame critico approfondito sono confrontate con le prestazioni dei quindicenni e degli adulti nelle indagini internazionali alle quai il sistema scolastico inglese ha partecipato.

Cosa dice Field nel suo post?

Il punto di partenza è l’indagine PIAAC [2] la quale ha rivelato che nella fascia di età dai 16 ai 24 anni ci sono sì più diplomati che non nelle fasce di età più avanti negli anni , il che è "normale" se si pensa alla generalizzazione della società scolastica in questi ultimi decenni, ma si osserva anche che tra i 16-24 anni le competenze non sono superiori a quelle che si riscontrano nella fascia di età 55-65. Questa è una sorpresa perché a qualifiche più elevate non corrispondono competenze maggiori. Qualifiche e competenze sono dissociate. In Inghilterra , nella fascia di età 16-19, la proporzione di giovani con livelli bassi di competenza ( inferiore al livello 2 dell’indagine PIAA) è molto alta. Per esempio è tre volte superiore alla proporzione di giovani olandesi.

Questa non dovrebbe essere una novità. Da decenni si sa che la formazione professionale inglese è scassa nonostante gli sforzi per migliorarla. Le qualifiche sono aumentate ma non le competenze. Il settore privato che recluta manodopera è ingannato dalle qualifiche ossia dai diplomi che non garantiscono più la padronanza delle competenze connesse. I diplomi mentono. Che fare? E’ su questo punto che la perizia OCSE interviene. La politica conservatrice inglese i rivolge all’OCSE per ricevere indicazioni in merito. il documento finale della perizia OCSE invita l’Inghilterra a ripensare la formazione professionale. La conclusione è debole, ma la diagnosi è utile e rivela una debolezza profonda del sistema scolastico inglese che finora, nonostante tutto, non è ancora allineato sul modello della scuola targata OCSE. Come rendere migliore un sistema scolastico senza adottare il modello di scuola OCSE. Finora non si è giunti ad avere una risposta adeguata. La controparte della conservazione non ha idee precise; denuncia , condivide la denuncia delle aberrazioni del modello tradizionale, non condivide le proposte neo-conservatrici per correggerle ma non ha una alternativa. 

 

[1] Si traduce qui in questo modo il termine inglese "skill"

[2] Si veda in questo sito l’informazione sull’indagine PIAAC