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Non proprio alla valutazione degli insegnanti "tout court" ma alla valutazione sulla base dei risultati scolastici degli studenti. Il ministro dell’educazione Michael Gove del governo Craig-Cameron di centro destra ritiene che gli insegnanti vadano valutati e fin qui nulla di male ma che si possano usare i risultati dei loro studenti nei test per apprezzare competenza e bravura degli insegnanti. E’ il solito ritornello : misuriamo quanto apprendono gli studenti e da questi risultati deduciamo quanto bravo sia un insegnante. Se gli studenti apprendono di più o meglio quanto previsto nei programmi scolastici possiamo ritenere che gli insegnanti sono bravi ed allora che si versi loro un premio, un incentivo. Bella illusione, contraddetta da moltissime indagini scientifiche. Non è infatti ovvio collegare la competenze, l’impegno, la bravura di un insegnante con i punteggi degli studenti in alcuni test. Michael Gove si sbaglia e scatena un fuoco di sbarramento contro la proposta proveniente dal corpo insegnante e soprattutto dai sindacati degli insegnanti che in questa occasione hanno davvero una partita facile.

Il quotidiano inglese "Guardian" ha pubblicato il 7 gennaio scorso (cliccare qui per accedere all’articolo originale in inglese) un avvertimento rivolto dai sindacati dei dirigenti scolastici inglesi [1] al governo sull’adozione di una modulazione degli stipendi in funzione dei risultati ed in particolare dei risultati degli studenti. Di per sé, per i dirigenti e per i presidi, una formula del genere non è errata ma deve essere attuata con grande cautela per evitare di imbattersi in grosse difficoltà non foss’ altro, per esempio, perché il miglioramento dello stipendio di taluni implica necessariamente il peggioramento della retribuzione per altri. Il sistema delle retribuzioni funziona come un sistema di vasi comunicanti. Gli stipendi salgono da una parte e calano da un’altra, a meno che non si aumentino gli stanziamenti per le retribuzioni del corpo insegnante, il che è per ora assai improbabile. 

Le Associazioni nazionali inglesi dei presidi e dei dirigenti scolastici non sono per principio contrari alla modulazione degli stipendi in base ai risultati e preferiscono questo sistema a quello in vigore imperniato sull’ anzianità di servizio oppure sull’età. Ma i loro sindacati attirano l’attenzione sul fatto che questi cambiamenti devono essere introdotti con estrema cautela, con grande delicatezza e sensibilità nonché nonché con una formazione adeguata degli enti che dovranno prendere le decisioni finali sugli stipendi da versare.

Due altri sindacati degli insegnanti che rappresentano il 90% degli insegnanti sul terreno hanno già segnalato la loro opposizione radicale alle intenzioni del governo annunciate dal ministro dell’istruzione Michael Gove Il quale vorrebbe introdurre nuove modalità di calcolo degli stipendi già a decorrere dal prossimo autunno. L’Associazione nazionale dei presidi che ha una posizione più duttile in materia ha nondimeno segnalato che la modifica dei livelli di stipendio con il nuovo sistema che il governo sta studiando sarebbe stata “profonda e non doveva essere sottostimata”, anche perché gli enti che sarebbero stati incaricati della valutazione delle prestazioni degli insegnanti o dei dirigenti notoriamente sono insufficientemente formati o qualificati. Il segretario generale dell’ASCL, Brian Lightman , ha affermato che “una maggiore flessibilità dell’articolazione degli stipendi con i risultati é benvenuta ma che da un punto di vista pratico la realizzazione di questo obiettivo non è esente di difficoltà ed è particolarmente ardua soprattutto se si tiene conto della congiuntura economica attuale e delle restrizioni finanziarie adottate recentemente. In un clima economico contraddistinto dal fatto che i budgets sono a crescita zero nel migliore dei casi e che nei casi peggiori perfino declinano significativamente, il corollario di stipendi migliori per taluni insegnanti significa anche una riduzione degli stipendi per altri insegnanti”.

 

L’Associazione inglese dei presidi e dei dirigenti scolastici  NAHT ha affermato che il sistema, il quale prevede l’adozione di uno schema nazionale di retribuzione degli insegnanti contraddistinto da una maggiore flessibilità all’interno delle scuole nonché tra le zone geografiche, potrebbe servire per elevare gli standard scolastici, ma il piano è precoce e la sua attuazione è prevista a scadenze troppo corte. L’associazione ha affermato di accettare " che la progressione degli stipendi sia basata sui risultati fino al punto da equiparare gli stipendi degli insegnanti con quelle dei dirigenti”. Nondimeno “per ottenere i migliori risultati con un nuovo sistema, questo deve essere adottato con grande tatto e deve proporre una forte enfasi sullo sviluppo professionale e sulla formazione. Gli insegnanti devono capire che il nuovo sistema è una procedura costruttiva e che è vantaggiosa per loro come pure per gli studenti. Il sistema non può essere impostato unicamente sulla base di obiettivi nudi e crudi e non può neppure essere attuato in fretta e furia senza una formazione adeguata dei dirigenti scolastici che avranno alla fin fine la responsabilità di monitorare i progressi del personale insegnante e che talora dovranno pure prendere decisioni delicate e gestire valutazioni particolarmente scottanti per il personale.

[1] la "National Association of Head Teachers (NAHT)" e l’" Association of School and College Leaders (ASCL)"