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I responsabili politici del sistema scolastico non si rendono affatto conto dei problemi e delle difficoltà dell’inserimento dell’apprendimento di una seconda o terza lingua nel programma della scuola primaria. Nella maggioranza dei casi , ovunque, non si sa nemmeno quante lingue conoscono gli studenti e gli insegnanti e quali lingue sono usate al di fuori delle classi, anche solo nel cortile di ricreazione.

Se ne ha una prova da quando dichiara il sito del Québec "Infobourg" (Cliccare qui-http://www.infobourg.com/2014/09/11...] per l’originale in francese) l’11 settembre che rende noto un parere del Consiglio superiore dell’educazione del Québec pubblicato il 27 agosto scorso. Il parere del Consiglio, in francese, è scaricabile cliccando qui->http://www.cse.gouv.qc.ca.

L’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria

Nel Québec si presta molta attenzione all’insegnamento delle lingue. In primo luogo si tenta con ogni mezzo di salvare il francese, lingua ufficiale locale, minacciata dalla presenza degli USA, a Sud del Québec e dalle altre province anglofone canadesi, alla quale la maggioranza della popolazione è particolarmente fedele. Poi pero`tutte le famiglie auspicano anche che i figli apprendano bene l’inglese per svariati motivi tra i quali la vicinanza con gli USA e poi la coesistenza con le altre province canadesi come l’Ontario o l’Alberta, quasi tutte anglofone.

Per questa ragione il Ministero dell’Educazione del Québec ha inserito nei programmi dell’insegnamento primario l’inglese, ma i risultati non corrispondono alle aspettative. In alcuni casi , soprattutto laddove la maggioranza degli alunni è anglofona e l’inglese è già la prima lingua degli alunni il sistema funziona ma in molti altri casi invece l’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria non attecchisce e ciò proprio in un sistema scolastica particolarmente dotato di mezzi e che ha adottato una politica linguistica molto progressista.

 

Il Consiglio superiore dell’ educazione è composto di 22 persone nominate dal governo, ossia dalla maggioranza al potere, con rappresentanti della scuola e di altri settori d’attività del mondo socio-economico del Québec. Il Consiglio ha pubblicato un parere molto critico sull’insegnamento dell’inglese nelle scuole francofone della provincia e parla perfino di perdita di tempo. Si riprendono qui alcuni passaggi di questo parere anche perché sarebbe bene che al MIUR oppure nelle province autonome si rifletesse su questo problema . Forse in Italia , al posto dell’inglese andrebbe bene insegnare nella scuola primaria qualche lingua orientale, ma per farlo occorrono mezzi, specialisti competenti. Da quanto afferma il Consiglio superiore del Québec questa innovazione non va da sé. Del resto l’inserimento dell’insegnamento precoce di una seconda lingua nel programma della scuola elementare in altri sistemi scolastici europei [1] si rivela assai fallimentare. E’ prestigiosa per i responsabili scolastici che la decidono, per i notabili che la sostengono, per una parte degli insegnanti che se ne vanta [2].

Non esistono molte indagini scientifiche valide che valutano gli effetti di vari metodi adottati per insegnare una seconda o magari una terza lingua nelle scuole primarie, ma alcune prove ci sono che qui non si citano. 

Il comunicato ( versione parziale liberamente tradotta in italiano)

Il Consiglio superiore dell’istruzione della provincia del Québec ha reso noto il 27 agosto scorso un parere intitolato « Il miglioramento dell’inglese, seconda lingua, nell’insegnamento primario :un equilibrio da trovare". Tenuto conto della posta in gioco che il Consiglio ha preso in considerazione - connessa all’identità della provincia, all’efficacia dell’insegnamento e all’equità - questo equilibrio esige adattamenti in funzione dei diversi contesti, degli ambienti, delle regioni. [3].

 

Il Consiglio attira l’attenzione sul fatto che il programma dell’insegnamento dell’inglese come seconda lingua è ambizioso e che le aspettative della popolazione sono grandi. Il Consiglio constata pure che le condizioni per un insegnamento efficace dell’inglese come seconda lingua non ci sono ovunque: il tempo dedicato non è sufficiente e non è ripartito in modo ottimale, gli approcci didattici utilizzati sono ancora troppo imperniati sulla grammatica mentre invece si dovrebbe dapprima sviluppare, nella seconda lingua, gli automatismi e le competenze orali, ciò che del resto preconizza il programma scolastico.

 

La soluzione di un insegnamento intensivo della seconda lingua che dedica a questa attività un numero maggiore di ore permette senz’altro di soddisfare due condizioni. La Commissione tiene però a ribadire che affinché questo programma riesca senza ripercussioni negative sull’insegnamento di altre discipline , devono essere rispettate altre condizioni. Gli specialisti o gli insegnanti coinvolti nell’insegnamento intensivo devono essere adeguatamente formati e aiutati per arricchire il programma di inglese e sviluppare situazioni d’apprendimento più ricche per le altre materie; devono lavorare in modo complementare agli indirizzi del curricolo scolastico che preconizza l’elaborazione di strategie trasferibili e l’insegnamento delle lingue in una prospettiva complementare. Inoltre, dovrebbero essere in grado di rispondere ai fabbisogni di tutti i discenti. Se queste condizioni non sono rispettate, il Consiglio ritiene che il tempo riservato all’insegnamento intensivo è male investito e non raccomanda al Ministro dell’istruzione di renderlo obbligatorio. Raccomanda in compenso di sostenere le scuole che auspicano di adottarlo per permettere loro di rispettare le condizioni necessarie, in particolare laddove i contatti con l’inglese al di fuori della scuola sono rari. La Commissione ritiene pure che si debbano sostenere le scuole che hanno scelto altri mezzi per migliorare l’insegnamento dell’inglese.

 

Negli ambienti con una forte concentrazione di studenti anglofoni , il francese è la seconda lingua o perfino una terza lingua per una maggioranza di studenti. La sfida prioritaria per queste scuole è la padronanza della lingua d’insegnamento . Per riuscirci, in virtù del principio dell’interdipendenza tra lingue , il riconoscimento del livello di padronanza della lingua di origine degli studenti è una pista da seguire. Occorre allora fare un posto nella scuola alle lingue di origine degli studenti , specialmente nei programmi di introduzione dell’inglese, soprattutto nell’insegnamento primario. Ciò permetterebbe di progredire in questa direzione e potrebbe inoltre contribuire allo sviluppo e alla curiosità di tutti gli studenti per altre lingue.

 

La commissione tiene pure a ricordare che lo sviluppo delle competenze in una seconda lingua non riposa unicamente sulla scuola. Le attività parascolastiche o culturali , i campi estivi , gli scambi linguistici sono altrettante possibilità di consolidamento dell’apprendimento scolastico ( che possono tra l’altro proseguire anche in età adulta). Ci sarebbe dunque posto per l’innovazione e la collaborazione tra scuola e famiglie per arricchire l’offerta di attività che permettono di utilizzare e di perfezionare le competenze in inglese al di fuori del contesto scolastico e tutto ciò soprattutto negli ambienti dove queste possibilità sono rare.

 

Infine la Commissione sottolinea il fatto che nel Québec l’insegnamento dell’inglese come seconda lingua fa vibrare una corda molto sensibile e in un certo senso ambivalente [4]. Come genitori, ognuno vorrebbe un insegnamento efficace dell’inglese per i propri figli. Nello stesso tempo, come cittadini di uno stato dove la maggioranza linguistica è fragile, parecchi temono che l’apprendimento dell’inglese si faccia a spese del francese e inviano alla società anglofona un messaggio ambiguo sulla priorità del francese come lingua comune. Orbene, il vero e proprio rischio della perennità del francese nel Québec non risiede in un insegnamento poco efficace dell’inglese come seconda lingua a scuola ma nella mancanza di una presa di coscienza da parte della popolazione delle conseguenze dei loro comportamenti linguistici e in un indebolimento delle istituzioni che difendono la lingua ufficiale. La perennità del francese nel Québec risiede dunque in una vigilanza costante dello Stato perché la sopravvivenza del francese nella provincia non potrà mai essere ritenuta come acquista nel contesto nord-americano. Per questa ragione la Commissione raccomanda al ministro di seguire la vitalità della lingua francese nel Québec e di essere attento alla situazione della lingua d’insegnamento, particolarmente negli ambienti plurilingue.

 

 Il parere della commissione , in lingua francese, si ottiene al seguente link:http://www.cse.gouv.qc.ca 

[1] Questa tendenza è diventata una moda e una ossessione

[2] Una parte è invece consapevole degli sprechi di tale evoluzione e vi ostile e la boicotta

[3] Il Québec è uno stato sovrano, estesissimo ma poco abitato, con circa 8 milioni di abitanti, come la Svizzera, poco più della Lombardia

[4] ciò vale anche per alcune province italiane a statuto speciale