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L’informazione non sorprende. Lo sanno tutti che la maggioranza degli insegnanti non è all’altezza per quel che riguarda le TIC e che molto spesso i loro studenti ne sanno molto di più di loro. Questa volta ci sono le prove : vengono dal Québec. Un’indagine svolta su 2065 futuri insegnanti in tirocinio, dunque sui giovani candidati all’insegnamento, dimostra che ci sono lacune gravi nelle competenze di base in materia di TIC che il Ministero dell’educazione del Québec ha suddiviso in sei sotto-competenze professionali ( davvero non molte, il minimo che si potrebbe pretendere) fissate dal . Queste sei competenze sono le seguenti :

 

1. Esercitare uno spirito critico ed equilibrato sugli svantaggi ed i limiti delle TIC come sostegno all’insegnamento e all’apprendimento o come sfida per la società ;

2. Valutare il potenziale didattico degli strumenti informatici e delle reti rispetto allo sviluppo delle competenze previste dal programma scolastico ;

3. Comunicare servendosi di strumenti multimediali multipli ;

4. Utilizzare efficacemente le TIC per ricercare, interpretare, comunicare informazioni e per risolvere problemi pertinenti la vita scolastica ;

5. Utilizzare efficacemente le TIC per costituire reti di scambio e di formazione continua riguardanti il proprio campo d’insegnamento e nella propria pratica pedagogica ;

6. Aiutare gli alunni e gli studenti a padroneggiare le TIC, a servirsene per apprendere, a valutare l’uso delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione e a giudicare in modo critico i dati raccolti nelle reti sociali.

Informazioni dettagliate sui risultati di questa indagine e spiegazioni metodologiche sull’impostazione dell’indagine sono in linea e l’articolo completo in francese ed inglese può essere ottenuto cliccando qui.

Commento

Questa è una delle prime indagini sul parere dei futuri insegnanti sulle TIC ed ha il pregio di fotografare in particolare il livello di competenza dei candidati all’insegnamento per quel che riguarda l’uso delle nuove tecnologie dell’informazione della comunicazione. I risultati non sono del tutto negativi. La componente meglio padroneggiata è quella della critica dei limiti e delle potenzialità delle nuove tecnologie per l’insegnamento e l’apprendimento, mentre invece la competenza più debole per non dire meno conosciuta è quella dell’uso delle nuove tecnologie dell’informatica per comunicare con strumenti multimediali. I futuri insegnanti si servono unicamente della corrispondenza elettronica per comunicare e lo fanno in modo poco soddisfacente, molto dilettantesco e grossolano anche per quel che riguarda le loro incombenze professionali. Sulla base di questi risultati gli autori concludono che l’integrazione delle TIC tra le competenze professionali degli insegnanti è tuttora assai precaria, per cui sarebbe alquanto urgente prevedere nella formazione iniziale dei futuri insegnanti una serie di corsi approfonditi sull’uso delle nuove tecnologie e sull’evoluzione delle nuove tecnologie. Tra l’altro, se si considera la rapida evoluzione delle nuove tecnologie, sarebbe quanto mai utile rifare questo tipo di indagini regolarmente anche tra gli insegnanti appena ammessi per constatare in quale proporzione riescono a seguire l’evoluzione tecnologica e ad appropriarsi dei nuovi prodotti e dei nuovi software.

Questi risultati non possono non preoccupare e non possono non suscitare riflessioni sulle strategie politiche da attuare per aggiornare il corpo insegnante, perlomeno quello giovane, su quanto succede al di fuori del mondo scolastico e su come sfruttare al meglio le potenzialità offerte dalle infrastrutture informatiche. È assai inquietante constatare che anche i giovani candidati all’insegnamento non abbiano una formazione approfondita di base per fronteggiare le profonde mutazioni socioculturali che incidono sia sulla trasmissione delle conoscenze che sulle modalità di apprendimento. Se questa situazione non dovesse cambiare si possono esprimere seri dubbi sulle prospettive di rinnovamento del sistema scolastico che scommettono sull’inclusione di forze nuove, bene informate sulle potenzialità , nel corpo insegnante per rinnovare la scuola.