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In Italia c’ è ancora moltissimo da fare per quel che riguarda l’uso delle TIC o ICT nella scuola. Il ritardo italico è enorme nonostante gli sforzi recenti del Ministero e la miriade di iniziative individuali ad opera di insegnanti entusiasti che si danno da fare per supplire la mancanza di infrastrutture e di ricerche scientifiche.

Il treno delle TIC è partito ma per ora in Italia si installano , più o meno bene, le LIM (lavagne interattive multimediali), con grande profitto delle ditte fornitrici e con effetti sulla didattica non valutati, oppure si lanciano sperimentazioni a casaccio come Cl@sse2.0. La situazione è diversa in altri sistemi scolastici. Ecco cosa succede per esempio negli USA ( scuole dello stesso livello di quelle italiane, allievi della stessa età) [1].

 

Secondo uno studio recentemente pubblicato dal National Center for Educational Statistics (NCES) , il 92% delle scuole negli Stati Uniti è collegato, generalmente tramite fibbra ottica, che consente connessioni a banda larga ad alta velocità, a un fornitore specializzato per il settore scolastico a livello di provveditorato [2]. I dati di questo studio sono assai eloquenti sulla tendenza in corso nelle scuole americane che hanno ormai valicato il Rubicone in materia di TIC. Le autorità non tentennano più e sembra che abbiano capito cosa si debba fare per evitare il crollo totale delle scuole. Il 92% dei provveditorati americani fornisce inoltre agli insegnanti svariati tipi di risorse gratuite accessibili in linea. L’82% percento delle reti dei provveditorati offre agli insegnanti uno spazio Web. Il 62% mettono a disposizione lo stesso servizio anche agli allievi della scuola primaria e l’83% agli studenti dell’insegnamento secondario.



Il 95% dei provveditorati scolastici americani propone agli insegnanti formazioni apposite sull’integrazione dei TIC (ICT) nella didattica. Il 55% dei provveditorati esige che gli insegnanti seguano corsi di formazione sulla sicurezza su Internet. Il 58% dei provveditorati ritiene che i loro insegnanti siano sufficientemente ben formati in questo campo e sappiano integrare le TIC nella pratica pedagogica. Questo significa che più o meno un insegnante su due negli Stati Uniti è ora in grado di integrare le nuove tecnologie dell’informazione nell’insegnamento.

Anche negli Stati Uniti c’è ancora molta strada da compiere per convincere tutti gli insegnanti a prendere atto del fatto che i loro studenti e i loro allievi sono immersi in un mondo virtuale nel quale navigano a piacimento. Non a caso, l’OCSE, nella recente indagine TALIS, ha constatato che "i candidati all’insegnamento non integrano le nuove tecnologie nelle loro pratiche pedagogiche". Non si tratta però soltanto di un problema di formazione e di sostegno degli insegnanti. A monte, si colloca il problema della ricerca pedagogica sull’interfaccia tra mondo virtuale, accesso alle conoscenze, trasmissione del sapere, ruolo degli esperti, organizzazione delle scuole. Senza indagini approfondite e esperienze controllate di questi aspetti è illusorio pretendere di predisporre una formazione in servizio e iniziale degli insegnanti all’altezza delle sfide poste dai tic.

 Educational Technology in Public School Districts

Gray, L., and Lewis, L. (2009). Educational Technology in Public School Districts: Fall 2008 (NCES 2010–003). National Center for Education Statistics, Institute of Education Sciences, U.S. Department of Education. Washington, DC.

 

 

[1] Il sistema scolastico negli USA è decentralizzato. Ognuno dei 50 Stati ha il suo proprio sistema scolastico

[2] Per convenzione chiamiamo qui provveditorati i distretti scolastici USA