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L’OCSE cambia idea riguardo al settore scolastico privato ?

 

A partire dalla prima indagine PISA nel 2000, l’OCSE ha espresso nei commenti dei risultati pareri piuttosto favorevoli al settore scolastico statale [1] e sfumatamente critici nei confronti della scuola privata. Nonostante le critiche che contestavano questa interpretazione basata su un uso bizzarro delle definizioni e dei dati raccolti nell’indagine PISA, per ben tre volte (nel 2003 e nel 2006) l’OCSE non ha modificato la sua opinione. Testardaggine e sicumera tipiche di questa organizzazione usa a calar lezioni dall’alto e insofferente di fronte a qualsiasi parere dissenziente.

Il settore privato in Italia

Queste analisi sono state sfruttate in Italia non solo per difendere la scuola statale nonostante i pessimi punteggi dei quindicenni italiani nei tre "round" di PISA ma anche per incolpare di questi esiti la scuola privata, che in Italia ha una dimensione ridicola rispetto all’importanza del settore privato in altri sistemi scolastici (per esempio in Francia, oppure in Belgio o in Olanda). Si è giunti a sostenere che se non si fosse tenuto conto dei punteggi dei quindicenni inscritti nelle scuole private italiane, la media italiana nell’indagine PISA sarebbe stata migliore. Questa interpretazione è stata confortata dai commenti dell’OCSE che sono stati dunque utilizzati per avvalorare una lettura speciosa dei dati dell’indagine PISA.

Nella banca dati di PISA 2009 risulta che l’Italia è il sistema scolastico dell’OCSE con il divario più piccolo di punteggi tra scuole statali e scuole private. Inoltre è anche il paese nel quale dopo avere equiparato la provenienza degli studenti per categorie socio-professionali, tenuto conto dell’autonomia scolastica e della competizione tra scuole, gli studenti del settore privato conseguono migliori punteggi nel test di lettura di PISA che non gli studenti del settore statale. [2]

Non riprendiamo in questa sede le critiche puntigliose rivolte ai commenti dell’OCSE. Basta qui segnalare che l’indagine PISA non è stata concepita per comparare le prestazioni delle scuole statali con quelle delle scuole private. Per farlo occorrerebbe un’indagine ad hoc, che non è stata ancora fatta.

 

Cosa è successo all’OCSE ?

 

Non si sa. Poche settimane fa, nel bel mezzo di questa strana estate, l’OCSE ha pubblicato un documento (non un libro ma un appunto) nel quale si sostiene che la scuola privata non è poi così male, che non ci sono grandi differenze tra settore scolastico statale e settore privato, che le differenze, laddove ci sono, la fanno gli studenti e non l’impostazione della scuola. Un commento del genere sembra anodino ma invece è una vera bomba, perché l’OCSE non cambia idee in quattro e quattr’otto. Il discorso dell’OCSE, sempre ovattato come si conviene agli ambienti diplomatici che si esprimono in termini molto misurati, con circonlocuzioni e perifrasi, che dicono senza dire, in passato sosteneva un’altra posizione. Sta di fatto però che il "paper" dell’OCSE basato sui dati dell’indagine 2009 imperniata sulla comprensione dei testi scritti è una novità. Si direbbe che l’OCSE abbia fatto tesoro delle critiche espresse nel corso di un decennio e che abbia deciso di declinare in modo diverso il ritornello sul settore privato. Cosa sia successo dietro le quinte non è dato saperlo finora. Il documento è stato pubblicate nelle note di PISA [3] . La versione inglese si può scaricare in formato.pdf cliccando qui.

 

Le constatazioni dell’OCSE basate sui dati dell’indagine 2009

  • Gli studenti che frequentano le scuole private tendono a conseguire migliori risultati nell’indagin PISA che non gli studenti delle scuole statali ; ma gli studenti delle scuole statali che si trovano in un consteso socio-economico simile a quello delle scuole private tendono a conseguire risultati altrettanto buoni.
  • Paesi con un ampio settore scolastico privato non conseguono un punteggio medio migliore in PISA.
  • Genitori che cercano le migliori opportunità scolastiche per i loro figli sono disposti a pagare di più per ottenere le migliori prestazioni offerte dalle scuole private-anche se prestazioni analoghe sono disponibili nel settore scolastico statale soprattutto nelle sezioni che accolgono popolazioni di studenti privilegiati.

Commento dell’OCSE


I risultati di PISA dimostrano, secondo l’OCSE, che la maggior parte delle ragioni invocate dai genitori per mandare i figli alla scuola privata sono giustificate. In generale, le scuole private offrono un ambiente educativo migliore che non le scuole statali, accolgono una popolazione più privilegiata, studenti che provengono da famiglie con più risorse materiali, soffrono meno di penuria d’insegnanti e sono caratterizzate da un clima disciplinare migliore; inoltre gli studenti che frequentano le scuole private di solito traggono un migliore profitto da questa esperienza e tendono a conseguire punteggi elevati in PISA.

 

Studenti di pari livello socio-economico inscritti nelle scuole statali, specialmente in scuole che fruiscono di un alto grado di autonomia curricolare e finanziaria, conseguono punteggi altrettanto buoni di quelli degli studenti delle scuole private nei test di PISA.

Innegabilmente la presenza di scuole private in un sistema scolastico aiuta a migliorare la qualità della scuola statale. Siccome le scuole private competono tra loro per attrarre i migliori studenti, devono essere efficienti e innovative nel modo con il quale usano le loro risorse, devono proporre corsi allettanti svolti da buoni professori. Per restare competitive in un sistema scolastico del genere, le scuole statali devono rivedere il loro funzionamento se vogliono continuare a ricevere studenti eccellenti e reclutare i migliori professori.

 

 

 

 

 

 

 

Questi effetti non appariscono immediatamente dai risultati di PISA. I sistemi scolastici con un ampio settore privato non totalizzano nell’indagine PISA punteggi medi migliori di quelli con un settore scolastico privato esiguo. Ciò è imputabile al fatto che la proporzione di studenti privilegiati, quelli cioè che generalemente riescono bene nei test di PISA in qualsiasi tipo di scuola si trovino, è costante in un determinato sistema scolastico, sempreché scuole private e scuole pubbliche fruiscano di un alto grado di autonomia curricolare e finanziaria.

 

La concorrenza derivante dalla presenza del settore privato non ha dunque nessuna incidenza positiva sul settore statale. La scuola privata non ha quindi nessun effetto stimolante sull’altra scuola.

 

 

 

Commento del Guardian, quotidiano inglese, pubblicato nel blog di Harry Patrinos economista capo alla Banca Mondiale. il 9 agosto 2011 (articolo in inglese che si può ottenere cliccando qui).

 

 

 

Il settore privato può giocare un ruolo utile nel miglioramento delle scuole ?

 

Lo può, afferma Patrinos, però a condizione di dedicarsi soprattutto a studenti dei ceti meno privilegiati e di concedere alle scuole moltissima autonomia.

 

 

 

"Un buon sistema statale implica risorse pubbliche ma non necessariamente attrezzature o mezzi statali.

 

Nei paesi dell’OCSE più del 20% della spesa pubblica per l’istruzione va a istituzioni private — comunità, enti non governativi, sindacati, istituzioni religiose, ditte private, piccole associazioni oppure a singoli individui — e circa il 12% è speso da enti la cui gestione è in mano a privati. Questa presenza privata ha però un impatto sulla qualità dell’istruzione ? Genera migliori punteggi negli esami e nei test ? Promuove una maggiore uguaglianza ?

 

 

 

 

 

 

Prove a iosa dimostrano che nel settore indipendente, ossia laddove le risorse delle scuole dipendono unicamente dalle tasse scolastiche, spesso, dopo avere tenuto conto dell’origine socio-economica della famiglie degli studenti i vantaggi procurati dal settore privato spariscono. [4]. Nei sistemi scolastici nei quali l’accesso alle scuole private non è condizionato né dalla selezione né dalla ricchezza , le scuole gestite da privati possono contribuire a punteggi medi migliori nell’indagine PISA.

.

 

 

 

 

 

 

 

In Olanda, il 70% degli studenti frequenta scuole private che ricevono un sussidio fisso dallo stato per ogni studente (l’importo versato dallo Stato è più elevato nel caso di studenti disabili). Succede quindi che nelle scuole private olandesi [5] la popolazione scolastica proviene soprattutto da ceti sociali più bassi di quella che frequenta le scuole statali, ma la media dei punteggi nei test delle scuole private è più alta. La gamma delle scelte offerta alle famiglie sembra dunque stimolare le scuole olandesi e sembra che le inciti a essere vieppiù migliori.

 

 

 

 

 

 

 

 

In Giappone, l’insegnamento secondario di secondo grado esige quote d’iscrizione. Questa soluzione ha ridotto il numero dei drop-outs nelle filiere meno pretigiose.

 

 

......

 

Tendenze internazionali dimostrano dunque che la presenza del settore privato può migliorare l’insieme delle prestazioni scolastiche — mediante la competizione, la rendicontazione [6], l’autonomia — nonché ridurre la dispersione scolastica. Però, senza un’ampia autonomia le scuole private sussidiate dallo stato non riescono a fornire questi risultati.

 

 

 

 

 

La migliore combinazione la si ottiene se si combina competizione scolastica con un pubblico poco privilegiato, e tanta autonomia concessa agli istituti scolastici.

 

 

...."

 

 

 

 

 

[1] Non si scordi che gli Stati hanno pagato a caro prezzo l’indagine

[2] Fonte : PISA 2009 Results : What Makes a School Successful ? Resources, Policies and
Practices (Volume IV), Tables IV.3.9 and IV.2.4c

[3] PISA in Focus, 2011/7 (agosto 2011)

[4] ndr. :"ceteris paribus" non ci sono differenze tra scuole statali e scuole private

[5] Sussidiate largamente dallo Stato

[6] "Accountability“