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In Francia la decentralizzazione scolastica avanza secondo il proverbio " Chi va piano va sano e va lontano". Il decreto legislativo no.2012 del 16 ottobre 2012 pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale francese il 28 ottobre 2012 è entrato in vigore immediatamente (il decreto in francese si trova cliccando qui).

Finalmente la decentralizzazione a viso scoperto !

Dopo vari anni di attesa adesso anche in Francia si parla di decentralizzazione e non più di decentramento. Il concetto è chiaro. Come mai ? Semplicemente perché l’ago della bilancia che soppesa la distribuzione delle competenze decisionali tra i vari livelli del sistema scolastico si è spostato ormai nettamente dalla parte dei poteri locali, regionali, dipartimentali, comunali. Il Ministero perde poco per volta le sue competenze decisionali ma rimane sempre un "mammuth" come lo aveva qualificato il ministro dell’educazione Claude Allègre, membro del governo Jospin dal 1997 al 2000. Finora il ministero centrale francese non subisce cure dimagranti e tiene saldamente in mano la formazione degli insegnanti, le loro assunzioni, il calendario scolastico, i programmi d’insegnamento e varie altre cosucce. Ma cede competenze decisionali su alcuni aspetti che alla fine fine si stanno rivelando vere e proprie mine vaganti nel percorso verso la decentralizzazione, ossia il finanziamento della scuola.

 

Salti mortali !

 

In questa nuova fase gli istituti scolastici non si chiamano più istituti scolastici ma "istituti pubblici locali d’insegnamento" [1]

 

Grande bravura manovriera sia della destra che del centro e della sinistra

 

Le autorità francesi hanno dovuto mettere il dito laddove fa male, ossia hanno dovuto affrontare la questione della ripartizione delle risorse e degli investimenti scolastici : chi paga, quanto si paga, come si paga, da dove vengono i soldi.

Questo è l’atto III della decentralizzazione alla francese. Ci sono voluti trent’anni per arrivare a questo punto. Questa è una prova di temporeggiamento e di tergiversazione consenziente. Se non erriamo, la decentralizzazione che allora si chiamava decentramento, era stata avviata grosso modo nel 1981 dal primo governo di François Mitterand, con il ministro degli interni Gaston Defferre, che fu a lungo sindaco di Marsiglia.

Una passo alla volta

Con questo decreto si rinnova il funzionamento contabile degli istituti scolastici, perché è qui che il dente duole. Non c’è autonomia scolastica e neppure decentralizzazione senza competenze finanziarie. Nel decreto si ridefiniscono le prerogative finanziarie del dirigente scolastico (del preside o del direttore scolastico) che può transigere dopo avere sentito il parere del consiglio d’amministrazione della scuola. Il dirigente può anche ottenere il permesso dal consiglio d’amministrazione di concludere contratti riguardanti l’istituto con ditte esterne la cui scadenza non sia solo annua. Inoltre, si modifica il quorum che consente al consiglio d’amministrazione degli EPLE di riunirsi legalmente. Infine, si modificano i criteri per l’elaborazione e la presentazione del preventivo d’istituto. D’ora in poi si dovrà elaborarlo tenendo conto del progetto d’istituto, degli obiettivi concordati con le autorità scolastiche che rappresentano il ministero , in particolare con gli ispettori scolastici e con il rettore d’ "Academie", [2] nonché degli obiettivi stabiliti dalle regioni o dai dipartimenti [3]. Il testo, ovviamente in francese, può essere consultato all’URL seguente : www.legifrance.gouv.fr.

[1] Acronimo EPLE ossia "établissements publics locaux d’enseignement"

[2] L’equivalente francese del capo dell’Ufficio scolastico regionale italiano

[3] In francese le "collectivités territoriales locales"