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Gli obiettivi di Lisbona restano una chimera: irraggiungibili

 

Come si poteva prevedere gli obiettivi di Lisbona restano quel che erano: un enorme bluff, un colpo pubblicitario spettacolare e null’altro di più. I paesi dell’Unione Europea non riusciranno affatto a conseguirli nel 2010.

La storia si ripete: il volontarismo politico in campo scolastico è fallimentare. il miglioramento della scuola non si decreta dall’alto, a colpi di obiettivi. Ci vuole dell’altro, per lo meno una strategia politica adeguata che non può puntare solo sulla buona volontà dei fedeli.

I sistemi scolastici sono autopoietici, si difendono, dispongono di risorse considerevoli per cambiare senza cambiare, applicano a meraviglia la filosofia del principe di Donnafugata Fabrizio Salina nel romanzo "il Gattopardo". Sono meccanismi inerziali guidati da un principio fondamentale: riprodursi per sopravvivere. Sono piuttosto immobili, cambiano rotta ma lentamente, simili a enormi petroliere manovrabili solo con grande destrezza e molto anticipo.

L’UNESCO, la Banca Mondiale e ora l’Unione Europea continuano a commettere lo stesso errore: predicare il cambiamento con obiettivi ambiziosi, irraggiungibili, a sistemi scolastici renitenti e peggio ancora sbandierare pseudo-cambiamenti che lasciano intatto l’impianto ottocentesco dei sistemi scolastici vigenti.

Se non si imposta una politica volontarista che pone l’educazione al primo posto nei preventivi di spesa e negli investimenti dello Stato, con strategie radicali fi pilotaggio del cambiamento pianificate nei minimi dettagli, i sistemi scolastici continueranno a riprodursi come sono ora e a sfornare i risultati che si conoscono, senza miglioramenti di sorta.

Il documento dell’Unione europea è ben fatto, eccellente, leggibile. Propone 16 indicatori , di cui 5 da conseguire entro il 2010 e cinque entro il 2020.

Versione integrale del rapporto (solo in inglese)