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Pubblicata la settima edizione di "Key Data in Education in Europe, 2009", la raccolta di indicatori dell’Unione Europea

 

Volume ponderoso di 276 pagine che presenta una massa di dati sui sistemi scolastici europei. Questa pubblicazione ha il merito di offrire una serie di carte geografiche molto eloquenti e facilmente leggibili, mentre i grafici invece non lo sono, sono pesantissimi e di difficile lettura; inoltre questo lavoro ha il merito di prendere le distanze dalla raccolta di indicatori dell’OCSE, "Uno sguardo sull’educazione" ("Education at a Glance"). Ad ogni edizione successiva di questa raccolta di indicatori, l’Unione Europea si differenzia dall’OCSE e offre un quadro statistico originale e dettagliato, mentre le prime edizioni erano quasi una fotocopia dei EAG (acronimo di Education at a a Glance) . Nondimeno, questa raccolta di dati comprende ben 30 indicatori estratti da indagine non originali, ossia non concepite e non condotte dall’Unione Europea bensì all’OCSE (i dati PISA 2006 in questo caso) oppure dall’IEA (i dati PIRLS 2006). L’Unione Europea è per ora incapace di produrre informazioni su apprendimenti ritenuti comuni ai paesi europei.

Il volume è un ibrido, a metà strada tra una raccolta di indicatori e un annuario statistico. C’è un po’ di tutto. Si sente che manca una linea politica nella sua impostazione, anche se questa volta l’impinato è articolato attorno a una serie di sei capitoli che sono però molto classici. Non c’è nulla di originale, nessun accenno all’equità, al patrimonio linguisitco, per esempio. Vengono pubblicati dati perché ci sono e non per mettere evidenza aspetti o obiettivi dell’educazione in Europa. Le lacune da un punto di vista politico sono numerose ma non è questa la sede per elencarle. Per esempio non si fa nessun accenno agli obiettivi di Lisbona.

L’insieme comprende 121 indicatori (cosiddetti indicatori) suddivisi in sei capitoli: Contesto, Strutture,Partecipazione, Risorse, Organizzazione dell’insegnamento, Diplomi.

Molti dati provengono dalla banca dati sulla scuola dell’Unione Europea, Eurydice, oppure da indagini apposite di grande qualità, come l’ indagine sulla forza lavoro, di Eurostat.

Pregi e difetti si alternano in questo lavoro che non permette di avere un’idea sintetica dello stato dell’educazione (o meglio dell’istruzione e della scuola) in Europa, ma il volume è di qualità e merita di essere consultato. Dai dati presentati risulta che l’espansione dei sistemi scolastici in Europa continua sulla falsariga del modello standard dominante da decenni, che la qualità dell’espansione è mal controllata, che gli standard di qualità diventano il criterio di valutazione principale, che l’istruzione di massa resta l’obiettivo principe delle politiche scolastiche nei paesi europei.. Si parla poco di competenze in questo documento, tranne che nella prefazione, a comprova che qusto è un bel discorso retorico non trasferito nelle politiche scolastiche dei paesi membri dell’UE.