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Rielaborazione e commento di una nota di Michel Petrilli pubblicata nella Newsletter del Thomas B. Fordham Institute, The Education Gadfly, Volume 11, numero 2, 13 gennaio 2011.

 Nel 1989, James Q. Wilson, uno dei bravi specialisti di scienze politiche negli USA ha definito "organizzazioni riverbero o organizzazioni rispecchio, ossia che non sono altro che il riflesso di un modello stereotipato, si potrebe forse dire organizzazioni burocratiche" [1] le istituzioni nelle quali i responsabili e i dirigenti non possono né osservare i dipendenti, né vedere come lavorano, né misurare i loro risultati.

Le camere di sorveglianza

 Qualcosa ha cominciato a cambiare dopo il 1990. Gli indicatori dell’istruzione sono stati un passo per rendere trasparenti queste organizzazioni burocratiche. Ma una delle novità più sconvolgenti dell’ultimo decennio del secolo scorso che ha innestato una serie di cambiamenti e trasformazioni nel funzionamento degli apparati istituzionali finora in gran parte anchilosati e inerti è stata l’installazione di video camere nei luoghi di lavoro. Negli Stati Uniti per esempio fu a partire da quegli anni che l’amministrazione comunale di New York ha installato video camere nelle automobili delle pattuglie della polizia. Le ragioni di questa decisione furono molto semplici: i poliziotti in azione erano avvisati che avrebbero potuto essere tenuti sotto sorveglianza, rendendo così meno probabili comportamenti illegali e prepotenti di pura violenza. Sapendo che potevano essere osservati, i poliziotti si sarebbero auto-controllati e lasciati andare di meno a prevaricazioni e ad atti offensivi, gratuiti, brutali. I capi potevano senz’altro uscire con loro, ma le video camera installate nelle auto potevano fungere da parziale surrogato dei capi ed erano dissuasive.

La scuola esempio di "organizzazione burocratica"

Per Wilson, la scuola è un esempio lampante di "organizzazione burocratica" [2]. "Un dirigente scolastico", scrisse allora, nel 1989, " non può osservare i suoi insegnanti ad insegnare (tranne quando visita le classi ma quando entra in un’aula gli insegnanti cambiano di botto i loro comportamento) e non può nemmeno sapere cosa imparano gli studenti e quanto imparano (tranne mediante i punteggi nei test laddove si fanno, test che però non differenziano in modo netto quanto gli studenti apprendono in altro modo da quanto invece imparano con l’insegnante)".

 

Come è successo nella polizia di New York, anche nella scuola i riformatori nel corso di questi ultimi due decenni hanno tentato di modificare questi presupposti. Il "pilotaggio mediante i risultati" di per sé non pone problemi ma lo scontro sull’uso dei test come ingrediente complementare dell’autonomia e come strumento dell’"accountability" (responsabiizzazione) è stato feroce ed è culminato in polemiche non ancora sopite, a dire il vero nemmeno in ambio scientifico, sull’uso del metodo del valore aggiunto per valutare le prestazioni degli insegnanti.

Forse oggigiorno "si riesce a distinguere quanto si è imparato grazie ad un insegnante e quanto uno studente apprende in altro modo", ma non è detto. Anche i sostenitori della misura del valore aggiunto ammettono che il metodo è impreciso, nonostante sia il meno peggiore dei metodi di valutazione degli insegnanti in circolazione. Per esempio cosa fare quando gli studenti di un insegnante conseguono punteggi elevati nei test ma si scopre poi che l’insegnante li ha allenati a passare i test [3] o peggio ancora ha barato [4]? Oppure cosa fare quando un insegnante trascura parti del curricolo di cui si sa che non possono essere valutate facilmente? In questi casi quale è il valore aggiunto dell’insegnante?

Logicamente gli insegnanti e i sindacati che li rappresentano non vogliono che i punteggi nelle prove strutturate si adoperino per qualsiasi cosa. Per esempio non si può fare a meno delle osservazioni in classe, ma c’è osservazione e osservazione. Un paio di visite del dirigente oppure una visita ogni tanto di un ispettore non bastano. Di solito gli insegnanti modificano i loro comportamenti quando c’è qualcuno in classe che li osserva. Inoltre, i dirigenti non sono i giudici migliori per valutare l’insegnamento. Alcuni non sono affatto in grado di farlo e molti non sono stati preparati a farlo. Perché dunque non piazzare video camere di sorveglianza nelle aule e usare le registrazioni per valutare gli insegnanti? 

Il progetto della fondazione Bill&Melinda Gates: nuove modalità di valutazione degli insegnanti

Tom Kane, professore di economia a Harvard ora in congedo, dirige un progetto di ricerca finanziato dalla fondazione Bill&Melinda Gates sullo sviluppo di nuove modalità di valutazione degli insegnanti. Il progetto è imperniato per l’appunto sull’uso della video, con una videocamera posta al centro dell’aula che permette di avere una visione a 360 gradi. Si può vedere tutto. 3000 insegnanti in sei città partecipano a questo progetto (non è un semplice esperimento). Gli insegnanti che hanno accettato di partecipare ricevono un incentivo finanziario ma in compenso hanno approfittano anche di molti aiuti e pareri di esperti.

"La video usata in classe presenta moltissimi vantaggi" afferma Kane. "Uno è dato dalla possibilità di fornire prove evidenti degli errori e delle carenze dell’insegnamento che si possono discutere con un coach o con un supervisore. Un secondo è la sua economicità. Costa meno di un osservatore che passa da una scuola all’altra per svolgere osservazioni in classe". Inoltre "se un insegnante ritiene che il suo dirigente non sia un osservatore giusto o equo per molteplici ragioni (per esempio per incompatibilità di carattere oppure per ripicche o per vendetta o per disaccordi politici) , può grazie alla video essere giudicato da un osservatore esterno neutro e per di più da un esperto competente".

Il progetto della Fondazione Gates è imperniato sull’uso della video solo e soltanto per la valutazione degli insegnanti e non per un monitoraggio regolare del loro lavoro. Dopotutto perché non andare oltre? " E’ appunto quello al quale stiamo pensando" risponde Kane. " Quando la video camera si mette in moto l’insegnante la vede, se ne accorge". In diversi provveditorati, i contratti collettivi di lavoro prevedono esplicitamente di escludere il ricorso alla video per il monitoraggio.

Ma non si può prevedere ora quel che succederà in futuro in questo campo. Per esempio la ditta "WatchMeGrow" ha messo a punto un’applicazione e un’istallazione per i nidi d’infanzia e le scuole materne che permette ai genitori di accedere con il loro computer dal posto di lavoro, con parole chiave apposite, al flusso di immagini che provengono dal nido o dalla scuola materna e di vedere i loro piccoli all’opera. Le videocamere sono collocate negli spazi collettivi oppure nel giardino. Ci si può aspettare che i genitori rivendichino un’attrezzatura simile quando i piccoli passeranno alla scuola primaria.

Gli insegnanti in gamba non hanno nulla da temere, afferma Petrilli. Perché dunque non osservarli quando sono in azione? E’ proprio augurabile che tra poco le classi scompaiano, che alunni , studenti e insegnanti possano andare e venire liberamente in spazi flessibili, che gruppi di lavoro si costituiscano e si di disfino a piacimento. Il problema della sorveglianza con la video dei singoli insegnanti scomparirebbe. E’ l’istituto, il clima che regna nella scuola che conta, lo spirito di collaborazione tra insegnante e non il singolo insegnante rinchiuso in aula, dietro una porta chiusa più o meno ermeticamente.

Di fronte alla follia dell’evoluzione tecnologica s’impongono d’urgenza contro-misure efficaci. Una di queste è lo smantellamento delle classi, l’abolizione delle aule e la promozione di un profilo nuovo, diverso di insegnante.

 

 

[1] “Coping organizations”

[2] Organizzazioni coping

[3] ""Teaching to test""

[4] "Cheating"

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