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Il 25 novembre 2010, il ministro francese dell’educazione Luc Chatel ha presentato un "piano di sviluppo delle tecnologie numeriche nella scuola "  che tratta della formazione degli insegnanti, della gestione delle scuole, della produzione di applicazioni numeriche didattiche, della formazione degli studenti.

"L’avvenire della scuola non si scrive con il gessetto "ha affermato con enfasi il ministro. Quanto però qui ci interessa non è tanto la formula et tanto meno il contenuto del documento sulle nuove tecnologie dell’informazione. quanto piuttosto il fatto che il ministro in persona si è presentato di fronte alla stampa e ufficialmente ha annunciato i criteri di sviluppo e di promozione delle nuove tecnologie nella scuola in Francia. Si può essere d’accordo o meno, come vedremo fra poco, con quanto ha dichiarato il ministro, con le opzioni governative, con il documento messo a punto dalla sua amministrazione, ma quel che conta è il fatto che il ministro in persona si sia rivolto ai media, all’opinione pubblica, agli attori del sistema scolastico, in primo luogo agli insegnanti, per indicare loro una direzione di sviluppo, una pista che si può e si deve discutere, un modo di fare, adottato tra le molteplici varietà di procedure che avrebbero potuto essere prese in considerazione per produrre una proposta ufficiale.

 

Una decisione, una dottrina

 

Quel che conta è la fine delle tergiversazioni governative in materia, il fatto che si sia presa una decisione, che la si sia argomentata, spiegata, annunciata "urbi et orbi".

 

In Italia

 

In Italia, questo non è mai successo. Se non erriamo, nessun ministro italiano dell’istruzione non ha mai preso posizione su questa questione, non esiste un piano di di sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione, nelle scuole. Finora sono stati concepiti alcuni progetti zoppicanti come educazione 2.0, proposti da una direzione generale del ministero. Questa non è una politica, nemmeno una strategia di sviluppo concepita da capo a piedi, che si può discutere con gli interessati. In Italia ci sono nel corpo insegnante e tra i dirigenti. persone competenti che sviluppano, attuano, pilotano iniziative splendide, in materia di uso delle nuove tecnologie nelle scuole. Anche nel sistema scolastico italiano ci sono persone motivate, competenti, che animano con sacrifici personali iniziative affascinanti, ma tutto questo si svolge una specie di limbo, di semiclandestinità, senza l’avallo esplicito delle autorità, senza che ci sia un sostegno solido e regolare, un accompagnamento scientifico che le legittimi. Forse è meglio che sia così nel contesto della scuola italiana per cui il confronto con quanto succede nel sistema scolastico francese non è del tutto appropriato. Nondimeno, è utile conoscere, almeno per grandi tratti, quanto capita altrove , nel settore specifico delle nuove tecnologie dell’informazione, in particolare nei sistemi scolastici simili per ampiezza a quello italiano, per non essere sorpresi più tardi di quel che si dovrà fare, per non ripetere gli errori degli altri, per non ricominciare da capo.

Federalismo tecnologico

La novità in assoluto del piano nazionale per le nuove tecnologie nella scuola annunciato in Francia dal ministro dell’educazione Luc Chatel è senz’altro il pacchetto di accordi con gli enti locali. In altri termini, il sistema scolastico francese continua a decentralizzarsi in maniera implicita. In questo caso, la decentralizzazione avviene nel settore delle nuove tecnologie. Il 9 dicembre il ministro ha annunciato la firma di una convenzione con l’associazione dei dipartimenti di Francia [1] nonché un accordo in cantiere con l’Associazione delle regioni di Francia che chiariscono uno dei punti ambigui della politica in materia di nuove tecnologie scolastiche, cioè quella della responsabilità delle attrezzature scolastiche. Come ci si poteva immaginare, il potere centrale parigino, in questo settore ritenuto secondario scarica le responsabilità sulle regioni e sui dipartimenti. Si potrebbe interpretare quest’operazione come una manovra intrisa di furbizia perché è più facile decentralizzare in materia di informatica che non nel settore della gestione del personale scolastico, ma questa sarebbe un’interpretazione caricaturale. Questi accordi con gli enti locali permettono di regolare la questione della manutenzione delle attrezzature che sarà ufficialmente delegata agli enti locali. Orbene, come sanno tutti coloro che si occupano di informatica, questo non è affatto un impegno leggero. Si tratta di uno sforzo importante per le regioni e i dipartimenti che sblocca una situazione dove, in mancanza finora di una ripartizione chiara dei ruoli, il supporto tecnico sul terreno, nelle scuole che prendevano iniziative in materia di informatica, variava profondamente da un dipartimento all’altro. Il ministro ha annunciato che gli enti locali dovranno proporre entro il 2011, ovverosia entro la fine del prossimo anno, un progetto "numerico" dettagliato d’intesa con i comuni. Nel piano presentato dal ministro si afferma "i carteggi presentati dalle accademie e dagli enti locali [2] dovranno comprendere i settori seguenti e dovranno essere corredati da un progetto di gara d’appalto :

  • le infrastrutture ;
  • i servizi cibernetici ;
  • le attrezzature ;
  • l’assistenza ;
  • le risorse numeriche ;
  • la formazione degli insegnanti ;
  • il supporto e il pilotaggio del progetto ".


La formazione del personale scolastico

Questo è il punto debole, ovunque, in tutti i sistemi scolastici. Il tema della formazione del personale scolastico è una delle priorità del piano francese nel quale si propone una soluzione originale, ovverossia di identificare in ogni liceo e in ogni scuola media un’insegnante esperto al quale viene attribuita la responsabilità di occuparsi della formazione dei colleghi. Quest’insegnante sarà retribuito con un’indennità supplementare il cui importo non è stato ancora precisato. I sindacati francesi nelle loro osservazioni critiche mettono in evidenza questo aspetto e trascurano invece il fatto che non è per nulla facile identificare gli insegnanti esperti in ogni scuola, che non è per nulla ovvio impostare in ogni scuola una formazione sistematica del personale pilotata da un collega esperto con il bernoccolo dell’informatica. Il principio è di per sé valido ma la sua realizzazione non è per nulla semplice come lo dimostrano svariate indagine svolte in Inghilterra o in California [3]. Orbene, per il ministro la transizione dalla scuola del gessetto alla scuola cibernetica riuscirà soltanto con questi intermediari sui quali peserà l’essenziale della formazione dei colleghi dell’insegnamento secondario. Nell’insegnamento primario invece si prevede di formare il personale con specialisti esterni, adottando dunque una strategia del tutto diversa. Gli insegnanti dell’insegnamento secondario dovranno convalidare il loro livello di competenze in informatica a partire dal 2012.

Risorse numeriche



Il piano nazionale francese prevede di "facilitare l’accesso alle risorse". A questo scopo il ministero ha immaginato una struttura che comprende da un lato le scuole le quali riceveranno "uno chèque risorse numeriche" pari a un montante variabile tra i cinquecento e € 2500 il quale dovrebbe permettere alle scuole di acquistare le risorse numeriche pedagogiche necessarie. Dall’altro lato si situa la costituzione di una centrale pedagogica nazionale per le risorse numeriche pedagogiche costruita "in collaborazione con il settore dell’edizione scolastica e con il mondo multimediale". Abbiamo qui un esempio spettacolare di centralismo alla francese : da un lato si attribuiscono fondi alle scuole per attrezzarsi con applicazioni pedagogiche appropriate, dall’altro invece si obbligano le scuole a rivolgersi a una centrale nazionale lper acquistare le applicazioni informatiche. Lo stato si dota di una centrale informatica pedagogica la quale vende applicazioni su misura che saranno ovviamente conformi all’ideologia curricolare nazionale francese. Bando all’autonomia curricolare. Si toglie dunque con una mano quello che si concede con l’altra. Il ministro ha perfino affermato che vorrebbe approfittare della rivoluzione informatica per "far evolvere l’organizzazione dei contenuti pedagogici" e più specificatamente "per tenere sotto controllo l’aspetto economico". Il ministro allude in questo caso alle applicazioni "libere" che sono privilegiate rispetto alle applicazioni pedagogiche prodotte dal settore privato in vendita sul mercato. Gli insegnanti e le scuole non avranno libertà di scelta, non potranno sbizzarrirsi, non saranno più oggetto di operazioni pubblicitarie da parte di ditte private. Il ministro vorrebbe ridurre le spese della voce "applicazioni informatiche" indirizzando le scuole verso una centrale unica d’acquisto che sfrutterà al meglio i prodotti del settore libero . Alle scuole sarà precluso l’accesso al mercato delle applicazioni perché il settore libero è meno caro. Anche questa è una bella illusione fondata su una ignoranza grossolana di come è strutturato il mercato delle applicazioni informatiche ed in particolare il settore della produzione delle applicazioni pedagogiche didattiche.



Quali finanziamenti ?



Il ministro ha ammesso di non avere ancora ottenuto finanziamenti supplementari per la realizzazione del suo piano informatico nelle scuole. Per il momento il piano nazionale di sviluppo delle nuove tecnologie nelle scuole dovrebbe essere finanziato con risorse interne provenienti da una ridistribuzione dei fondi del bilancio dell’educazione nazionale pari a un importo di 60 milioni di euro per tre anni. La parte del leone di questa somma sarà destinata agli chèque risorse dati alle scuole. il ministero prevede di consacrare 8 milioni di euro a questa iniziativa nel corso del primo anno, 15 milioni nel secondo anno e 23 milioni nel terzo. Per la formazione non resteranno che le briciole, come al solito. La parte più cospicua dei fondi verrà versata dagli enti locali. Questo è l’aspetto più interessante di tutto il progetto. Il merito principale del piano consiste per l’appunto nella ricerca di una soluzione durevole al problema della ripartizione dei ruoli tra Stato ed enti locali, una questione che nel settore delle nuove tecnologie dell’informazione avvelenava l’atmosfera da anni. Anche se il coordinamento tra gli sforzi dello Stato e gli investimenti degli enti locali si annuncia difficile, la questione per una volta tanto è affrontata in modo appropriato, ossia ricercando un coordinamento tra i vari partner.

 

Il secondo punto apprezzabile di questo piano è la premessa di fondo da parte del ministero che per la prima volta riconosce ufficialmente che le nuove tecnologie nella scuola non sono nocive ma al contrario sono un’occasione unica per il sistema scolastico di miglioramento e di trasformazione. Da questo punto di vista il documento rappresenta un passo in avanti ma è anche una brillante dimostrazione del tentativo in atto ovunque, non solo in Francia, di ricupero da parte dei sistemi scolastici delle nuove tecnologie per digerirle e assimilarle, in latri termini per evirarle e renderle impotenti. Vedremo se il giochino riuscirà. Non è infatti detto è quanto proposto dal ministero francese si traduca in una trasformazione profonda della scuola.

Punto debole

 

Uno dei punti più deboli di questo documento è d’avere ignorato l’esistenza di gruppi, di associazioni di insegnanti che già ora, nelle scuole, realizzano esperienze d’avanguardia di rilievo. Il piano ministeriale le ignora , non ne menziona né la presenza né la rilevanza, anche perché non è stato fatto nessun inventario di quel che succede sul terreno.

 

Inoltre, si tace la presenza di comunità virtuali di insegnanti che si scambiano esperienze su Internet . Questa realtà non è irrilevante. Il ministro francese ritiene che questi aspetti dovranno essere curati dagli insegnanti esperti di ogni scuola. I gruppi sindacali francesi criticano il documento proprio perché ignora questi movimenti che non sono più semplici gruppuscoli, ma veri e propri luoghi di formazione, di produzione di risorse informatiche.

Libertà di scelta e autonomia

Se si prende il caso dell’Inghilterra, un altro paese nel quale il ministero ha prodotto un piano nazionale per l’informatica nelle scuole, si può osservare che agli insegnanti è stato riconosciuto il diritto di scegliere liberamente gli strumenti e le applicazioni informatiche come avviene con il materiale cartaceo. Questo non è previsto in Francia dove vige una cultura politica della scuola del tutto diversa da quella inglese. Gli insegnanti francesi appassionati di informatica criticano duramente questo aspetto del rapporto, ossia la centralizzazione dal materiale informatico e si chiedono se sia logico attribuire allo Stato questa funzione. È infatti paradossale ritenere che lo Stato debba diventare un magazzino di distribuzione delle applicazioni informatiche e debba accappararsi riservarsi il monopolio della distribuzione delle applicazioni didattiche numeriche. Non si capisce perché lo Stato debba introdurre un controllo drastico sulle applicazioni digitali didattiche e pedagogiche. Invece questa logica non fa una grinza. Si tratta in primo luogo di continuare a controllare l’apparato scolastico e in secondo luogo di impedire qualsiasi discorso divergente nelle scuole perché ci si illude ancora, con una visione del tutto obsoleta, che il curricolo scolastico sia lo strumento principale per diffondere le verità di stato o le verità legittime, quelle consentite.




[1] Acronimo ADF

[2] Ovverosia le regioni, i dipartimenti e i provveditorati

[3] Si veda la referenza per esempio in questo sito [cliccando qui]->spip.php?article423