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Nonostante quanto si sente dire e ridire in Italia, non esiste una politica scolastica europea. L’Unione Europea non ha competenze politiche in materia e non ha neppure linee guida comuni. Le iniziative scolastiche con l’etichetta Unione Europea sono numerose ma si tratta di programmi di varia natura, voluti in gran parte da lobby scolastiche che riescono ad infilarsi nella burocrazia europea e a trovarvi appoggi e qualche risorsa. Gli investimenti dell’Unione Europea per la scuola, per la ricerca sui sistemi scolastici, sugli apprendimenti, sulla gestione scolastica, sull’equità educativa, sono ridicoli. A Bruxelles si è installato un "modus vivendi" sui temi scolastici del tutto particolare. Si propongono molte iniziative ma sottobanco, per soddisfare varie categorie d’insegnanti ai quali viene offerta l’occasione di viaggiare, di consolarsi a vicenda, ma non c’è una politica scolastica europea. I Paesi membri, soprattutto quelli che contano come la Francia, la Germania, l’Inghilterra, non la vogliono. Quindi richiamarsi alla volontà dell’Europa in materia scolastica è un ossimoro. Lo conferma la conclusione del Forum che si è tenuto in questi giorni a Lisbona detto forum PIL [1] , che ha riunito gli insegnanti ( si noti bene gli insegnanti e non i resposnabili politici) che fanno dell’innovazione nelle scuole europee dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest. Del resto, tutti fanno le stesse cose. Basta visitare le scuole per rendersene conto. Non è che si copi l’un l’altro. La spiegazione di questa uniformità risiede nel modello scolastico in atto che induce a fare le stesse cose, che non lascia molti margini di manovra. Le variazioni sono del tutto marginali. L’autonomia sta nella didattica, per esempio nella scelta di un metodo per insegnare l’ecologia di un pantano o il teorema di Pitagora o il funzionamento di un formicaio. Non si va oltre. L’autonomia è sulla carta ma i limiti della sperimentazione nelle scuole statali e paritarie sono invalicabili.Si sperimenta laddove non fa male a nessuno, ci sono risorse, poche, per trattare temi che non danno fastidio.

Il Forum dell’innovazione

Dal 19 al 23 marzo a Lisbona si è tenuto il Forum degli insegnanti europei che innovano. Questa è una tipica iniziativa frutto dell’impotenza politica scolastica dell’Unione Europea. Si sono riuniti, con lo sponsor di Microsoft, gli insegnanti che fanno dell’innovazione scolastica, soprattutto nel settore delle TIC. Come siano stati scelti i delegati, da chi siano stati proposti, non è dato saperlo. Il punto in comune dei convenuti era la ricerca e la sperimentazione di nuove pratiche per apprendere nel XXI secolo.

Una politica scolastica europea : solo un sogno per ora.

Come sempre succede in casi del genere, i partecipanti non erano d’accordo tra loro. Ancora una volta, ma questo è un ritornello degli incontri europei, si è constatato che esiste una convergenza sui principi e una divergenza sulle interpretazioni. In altri termini anche i delegati dei paesi membri minori, cioè quelli che hanno pochissimo peso nell’elaborazione delle politiche europee come per esempio la Grecia, il Portogallo, l’Irlanda, la Danimarca, l’Italia, difendono le proprie prerogative e non sono disposti ad adottare una politica scolastica comune. Passeranno decenni prima di giungere a questo punto oppure non vi si arriverà mai perché prima di convergere i sistemi scolastici contemporanei spariranno.

L’impotenza politica degli insegnanti

Intanto i partecipanti al Forum hanno denunciato l’assenza di una politica scolastica europea e si sono chiesti come costruirla. E’ interessante rilevare che sono gli insegnanti stessi che si sono accorti del vicolo cieco nel quale si trovano. Non si fa una politica scolastica europea moltiplicando incontri in luoghi ameni e piacevoli, trasferte stimolanti, confronti proficui, amicizie nuove. Tutto ciò non basta. La scuola europea del XXI secolo potrà essere costruita dai soli insegnanti, dalla base, con innovazioni sporadiche animate da persone di buona volontà che dedicano tempo e passione per fare evolvere il sistema scolastico ? Questo è il dubbio emerso dalle discussioni.

 

 

 

[1] Acronimo per " Partner in Learning"