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 Il numero di insegnanti nel mondo è destinato a diminuire e tra alcuni decenni non ci saranno più insegnanti. Insegnanti maschi sono già pressoché inesistenti nelle scuole per l’infanzia che tra l’altro vengono proprio ora proposte come il toccasana contro i fallimenti scolastici successivi; sono quasi assenti nella scuola primaria e nell’insegnamento secondario di primo grado ( le scuole medie); sopravvivono nelle scuole secondarie di secondo grado e soprattutto nella formazione professionale iniziale dove ci sono ancora, fin quando non si sa, professioni tipicamente maschili come muratore, idraulico, meccanico d’auto, falegname e professioni tipicamente femminili come estetista, parrucchiera, venditrice, anche qui fin quando non si sa. Esporre queste previsioni in Italia dove il numero dei candidati all’insegnamento è in esubero fa quasi ridere. Nessuno ci crede. Eppure anche in Italia esiste già una penuria di insegnanti specialisti in certe discipline dell’insegnamento secondario di secondo grado.

Campanello d’allarme

L’UNESCO suona il campanello d’allarme. L’istituto di statistica dell’UNESCO localizzato ora in Canada [1] ha pubblicato nel 2014 un documento che esiste anche in francese ma che qui si segnala nella versione in inglese (cliccare qui) nel quale si afferma che la penuria di insegnanti è diventata cronica e che se non si fa nulla entro il 2030 sarà impossibile secolarizzare tutti i bambini del mondo. Occorrono 27 milioni di insegnanti per realizzare l’istruzione primaria universale nel mondo entro il 2030. Questo è l’obiettivo del celebre programma di sviluppo EPT [2], dove il concetto di scolarizzazione ha per orizzonte soltanto l’istruzione primaria. Non si parla nemmeno di istruzione secondaria o di istruzione professionale per tutti. Il modello dell’UIS [3] contempla una media di alunni per classe di 40. Questa media è ampiamente superata in molti sistemi scolastici africani dove ci sono classi con 80, 100 studenti. Per stare nella media UNESCO si dovrebbero formare o reclutare centinaia di persone formati in quattro e quattr’ otto. Taluni riescono bene. Alcuni se la cavano. Molto si limitano alla sorveglianza. Questa scommessa sembra irrealizzabile perché non ci sono candidati a sufficienza ossia persone pronte a accettare un posto di lavoro miserevole perché mal retribuito , durissimo, nel servizio statale.

Scolarizzazione universale in panne

59 milioni di bambini non erano scolarizzati nel 2015. Numero ragguardevole. La proporzioni di bambini che sfuggono alla scolarizzazione universale resta elevato nonostante il dilagare del modello scolastico. Non si può pero’ dire che 59 milioni di bambini non apprendono nulla o non sono alfabetizzati. Si tratta di una popolazione strana perché la si conosce male. SI sa che alcuni di questi bambini vivono nella povertà estrema, che sono sfruttati, e hanno una vita da schiavi. Per loro la scuola, qualunque essa sia è una salvezza. Ma altri vivono in condizioni del tutto diverse. Quanti sono? Cosa apprendono? I programmi delle organizzazioni internazionali non lo dicono. Forse quando andrà in crisi il modello scolastico dominante nei paesi ricchi si riuscirà a porre questa domanda e a chiedersi davvero cosa si apprende in una società alfabetizzata anche senza andare a scuola, senza un’istruzione scolastica casalinga.

Penuria di insegnanti 

Mancherebbero, secondo le proiezioni dell’UNESCO 6,2 milioni di insegnanti nel 2030. DI questi 2,3 milioni sono posti nuovi per ricuperare le lacune attuali. Gli altri sono posti aperti per sostituire chi parte in pensione.

Due grossi limiti di queste statistiche: il primo è tipico di tutti i programmi internazionali che proiettano una generalizzazione del modello scolastico vigente; il secondo è l’insufficienza di dati utilizzati dall’UNESCO. Mancano infatti i dati di quasi tutto il mondo cosiddetto occidentale, Italia compresa; in secondo luogo i dati provenienti da determinare continenti, come per esempio dal continente africano, sono grossolani, imprecisi al massimo.

Resta in ogni modo un fatto ben chiaro: la professione di insegnante è in crisi, non si riesce più a colmare le lacune, i candidati all’insegnamento calano. Questa constatazione non è consolante per la marea di precari italiani che aspettano una consacrazione scolastica da anni, taluni da decenni. Le barriere culturali, linguistiche, familiari, burocratiche che impediscono la libera circolazione degli insegnanti nel mondo sono numerosissime. Inoltre anche se tutte le barriere cadessero, bella utopia, non è proprio facile emigrare e andare ad insegnare altrove. 

 

 

[1] Noto con l’acronimo UIS. Cliccare qui

[2] Acronimo che sta per "Educazione per Tutti

[3] Acronimo per indicare l’Istituto di statistica dell’UNESCO