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Anche l’OCSE si dà da fare per elencare le riforme scolastiche possibili e attinge alla sua enorme banca dati. Non si capisce la ragione di auesto enorme elenco di 450 riforme scolastiche realizzate tra il 2008 e il 2014 di cui solo il 10% è valutato.

Dunque dopo Lassard , citato in questo sito, dopo NORRAG pure citato in questo sito, anche l’OCSE si preoccupa di fare conoscere il proprio parere su quanto succede nel mondo scolastico. Dunque i sistemi scolastici traballano tutti e si devono proprio cambiare. Il volume non parla di scenari, anche se sarebbe magari necessario farlo perché occorre ragionare sul tipo di sistema scolastico del secolo oppure del millennio. Ma elaborare uno scenario è troppo rischioso , significa esporsi e l’OCSE nion si espone, elabora solo raccomandazioni per chi ha responsabilità di governo nel presenete; Orbene , i sistemi scolastici evolvono lentamente anche se loro subiscoo le trasformazioni sociali, culturali, tecnologiche e politiche che modellano il mondo contemporaneo. Le tecnologie , tutte, rivoluzionano i comportamenti e i modi di vita ovunque e quindi anche i sistemi scolastici , i programmi di insegnamento, che preparano a vivere nelle società. Non si scordi che l’istruzione scolastica è un ’educazione della società per la società. La sola non può andare controcorrente. I dirigenti politici e i responsabili dei sindacati degli insegnanti lo sanno bene. 

L’Ocse fa la rassegna di quanto successo nei paesi membri dell’organizzaione e non si cura di avere una visione mondiale. Questa è una pecca considerevole.

 

OECD Multilingual Summaries Education Policy Outlook 2015 Making Reforms Happen. La pubblicazione è disponibile all’indirizzo: http://www.oecd.org/fr/edu/perspect...

Riassunto in italiano pubblicato dall’OCSE:

 

Prospettive delle politiche dell’istruzione 2015
 
Realizzare le riforme
 
Sintesi in italiano a cura dell’OCSE
 
Nei Paesi dell’OCSE, oltre il 12% della spesa pubblica è investito nell’istruzione. Tuttavia, studi internazionali come il Programma dell’OCSE per la Valutazione internazionale degli studenti (il cosiddetto programma PISA) evidenziano che ci sono notevoli differenze nel modo di spendere le risorse finanziarie e nei risultati degli investimenti nell’istruzione. La prima edizione del rapporto Education Policy Outlook
2015: Making Reforms Happen mira ad aiutare i responsabili delle politiche e altre parti interessate del settore dell’istruzione ad apprendere come i loro omologhi di altri Paesi rispondono a sfide condivise come quelle dell’insegnamento a una popolazione eterogenea di studenti e dell’istituzione di misure che rendono le scuole responsabili della qualità dell’insegnamento che impartiscono. Il rapporto presenta un panorama dettagliato di circa 450 riforme nel campo dell’istruzione che sono state adottate in tutti i Paesi dell’OCSE tra 2008 e il 2014. Sebbene tali riforme siano state sviluppate in circostanze specifiche, possono comunque fungere da fonte d’ispirazione per i responsabili delle politiche dell’istruzione che ricercano modi efficaci per migliorare i sistemi d’istruzione nei loro Paesi.
 
Trend delle politiche dell’istruzione
 
Nei Paesi dell’OCSE, quasi uno studente quindicenne su cinque non acquisisce le competenze minime necessarie per partecipare pienamente alla società attuale. Circa il 16% delle recenti riforme mira ad assicurare la qualità e l’equità nell’istruzione. Molti Paesi hanno dato la priorità alle politiche che sostengono gli studenti svantaggiati o le scuole che accolgono studenti di diverse origini. Tali politiche
comprendono il sostegno della Nuova Zelanda alle sue popolazioni Maori e delle isole del Pacifico, l’iniziativa Pupil Premium promossa dall’Inghilterra e la legge cilena
sui sussidi preferenziali. Allo stesso tempo, l’Australia e la Polonia mirano ad ampliare il tasso d’iscrizioni e a
migliorare la qualità del settore dell’istruzione e delle cure
alla prima infanzia.
Circa il 29% delle misure previste dalle riforme che sono
state esaminate nel rapporto, mira a una migliore
preparazione degli studenti per il futuro. A tal fine, molti
Paesi hanno concentrato i loro sforzi su misure volte a migliorare la qualità e il valore dei loro programmi
d’istruzione e formazione professionale (VET) o ad
ampliare i loro sistemi di formazione pratica sul luogo di
lavoro e di apprendistato. Il Portogallo ha introdotto una strategia olistica per l’istruzione e la formazione professionale (VET), mentre la Danimarca e la Svezia hanno riformato i loro programmi d’istruzione e formazione professionale (VET).
Molti Paesi hanno altresì introdotto politiche destinate ad assicurare che gli studenti possano trovare un posto di lavoro o siano in grado di proseguire gli studi. I quadri di riferimento nazionali in tema di qualifiche sono stati altresì rivisti, spesso in collaborazione con l’Unione europea, al fine di accrescere la trasparenza dei sistemi d’istruzione.
I Paesi si sono concentrati sul miglioramento delle istituzioni scolastiche (il 24% delle misure di riforma esaminate nel presente studio verte su quest’aspetto), al fine di sviluppare un clima positivo di apprendimento, di attirare personale di qualità e di trattenerlo. Le politiche volte agli insegnanti sono state una priorità. A tale scopo, l’Australia ha creato l’Australian Institute for Teaching and School Leadership e i

 

Paesi Bassi hanno sviluppato un programma dedicato agli insegnanti. La Francia e gli Stati Uniti si sono concentrati sul miglioramento della formazione iniziale degli insegnanti, mentre la Finlandia ha adottato misure volte a creare un sistema di sviluppo professionale per il personale scolastico. Altri Paesi dell’Europa settentrionale e il Giappone hanno riformato i loro programmi di studio.
I sistemi scolastici si basano sulla valutazione e
misurazione dei risultati per guidare i loro sforzi di riforma. Circa il 14% delle politiche in esame si è rivolta a tale dimensione dell’istruzione. Il Cile e il Messico per esempio hanno rafforzato le proprie istituzioni di valutazione. L’Italia con il suo progetto VALES ha introdotto politiche volte a
sviluppare strumenti e processi per sostenere le valutazioni interne ed esterne delle istituzioni scolastiche.
Poiché la governance dei sistemi d’istruzione sta diventando sempre più complessa (il 9% delle riforme in questa raccolta di dati verte sulle questioni di governance), alcuni Paesi hanno elaborato approcci olistici per i loro sistemi d’istruzione (la riforma Folkeshole in Danimarca e le strategie e priorità approvate a livello nazionale in Canada) o hanno perfezionato i ruoli e le responsabilità, sia creando nuove istituzioni
o riorganizzando gli accordi di governance locale (Estonia). Le riforme del finanziamento dell’istruzione
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che rappresentano il 12% dell’insieme delle misure di riforma esaminate nel presente rapporto sono state diffuse a livello del sistema d’istruzione (con l’iniziativa “Race to the Top” negli Stati Uniti e “Investing in the Future” in Germania), a livello delle singole istituzioni scolastiche (il programma “Dignified Schools” nel Messico e le riforme del Belgio in materia di finanziamento degli istituti scolastici) e a livello di ogni
singolo studente (Nuova Zelanda).
 
Esito delle politiche
 
La riforma del settore dell’istruzione sarà efficace solo se le politiche sono attuate correttamente. Ciò significa che per sostenere le riforme della valutazione e della misurazione dei risultati, è necessario che sia operativo un quadro di riferimento coerente, con capacità sufficienti per condurre e interpretare le valutazioni a tutti i livelli del sistema d’istruzione. Per essere introdotte con successo, le innovazioni negli ambienti di apprendimento devono affrontare concretamente le questioni dell’apprendimento e
dell’insegnamento. Inoltre, al fine di migliorare la qualità dell’insegnamento impartito dagli istituti scolastici,
le politiche devono concentrarsi sull’evoluzione delle pratiche in classe, sul bilanciamento di pressioni e sostegni esterni e sullo sviluppo e conseguimento di obiettivi di lungo termine.
Più generalmente, l’analisi delle riforme selezionate indica che le politiche più efficaci sono quelle che sono state elaborate prendendo come punti di riferimento gli studenti e l’apprendimento, il rafforzamento della capacità istituzionale del corpo insegnante e l’impegno di tutte le parti interessate. Nella maggior parte dei Paesi dell’OCSE, i sindacati degli insegnanti e le associazioni di categoria, in particolare; sono
sempre più coinvolti nell’attuazione delle politiche. I sindacati degli insegnanti esigono un dialogo più strutturato con i governi mentre il settore privato desidera stabilire legami più stretti con i sistemi dell’istruzione.
Altrettanto importante è l’insufficienza di monitoraggio delle nuove politiche dopo la loro attuazione, evidenziata dalla presente analisi. In questa raccolta di dati, l’impatto delle politiche è stato valutato solo per il 10% delle politiche esaminate. Una misurazione più rigorosa e coerente dell’impatto dell’azione pubblica non solo sarà efficiente nel lungo termine in termini di costi, ma sarà anche essenziale per
sviluppare politiche dell’istruzione più utili, più fattibili e con maggiori risultati.