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E’ notorio che il corpo insegnante si lamenta della cascata di riforme scolastiche che subisce da anni. La scuola non è in pace. Fu immobile per anni, ma anche questa immagine va verificata, e poi sembra che di colpo i sistemi scolastici siano stati travolti da ondate successive di riforme in parte attuate anche con la collaborazione degli insegnanti. Questi non sono del tutto innocenti. In certi casi hanno dato una mano al riformismo.

Non ci sono strategie confermate per riuscire una riforma. Talora sono state imposte dall’alto, talora la base della scuola le ha realizzate senza batter ciglio. In ogni modo, in genere, gli insegnanti si lamentano che ci sono troppe riforme imposte dall’alto e i pedagogisti ribadiscono che le sole riforme scolastiche che riescono sono quelle con il beneplacito, il sostegno, l’adesione del corpo insegnante.

Un’indagine svolta negli USA da parte del centro di ricerca "Education Sector", svolta Sarah Rosemberg e da Elena Silva, entrambe analiste delle politiche scolastiche, pubblicata all’inizio di luglio del 2012, su un campione rappresentativo di 1101 insegnanti USA di tutti gli ordini di scuola, dalla scuola per l’infanzia ai licei, ha rivelato che gli insegnanti USA non sono più ostili alle riforme come lo erano un tempo e che talune riforme sono anzi viste di buon occhio. L’indagine in lingua inglese si può scaricare cliccando qui.

Cosa pensano gli insegnanti USA a proposito delle riforme scolastiche ?

  • Le valutazioni migliorano. Nel 2011 essi ritengono che sono svolte nel modo più accurato possibile e che non sono da cestinare. I risultati delle valutazioni con i test svolti nelle scuole devono essere presi seriamente in considerazione dall’amministrazione scolastica. Tutti ritengono che il feedback delle valutazioni sia benefico. Un atteggiamento del genere lo si osserva anche in Italia e in Francia.
  • Tre quarti degli insegnanti (il 76%) ritiene che i criteri adottati per valutarli siano giusti.
  • Gli insegnanti caldeggiano l’idea secondo la quale il ricorso alla valutazione dei progressi degli studenti sia una pista buona per valutare l’efficacia degli insegnanti. Il 54% degli insegnanti interrogati nel 2011 condivideva questa opinione, mentre tale percentuale era del 49% nel 2007 (l’indagine del 2011 riprende una analoga del 2007. Essa fu pubblicata da "Education Sector" con il titolo "Waiting to Be Won Over").
  • Gli insegnanti non condividono affatto l’idea d’includere i punteggi degli studenti nei test come una componente per il calcolo dello stipendio in base al merito. Solo il 35%, poco più di un terzo degli insegnanti , è favorevole a questa soluzione.
  • Gli insegnanti sono d’accordo di calibrare lo stipendio per premiare coloro che lavorano in quartieri difficili, in zone periferiche poco sviluppate o in scuole malmesse (l’83% degli insegnanti è favorevole a una differenziazione dello stipendio per queste ragioni. L’adesione del corpo insegnante è dunque massiccia. Non si difende più a spada tratta il principio di uno stipendio unico uguale per tutti coloro che sono nello stesso ordine di scuola. Lo stipendio può essere modulato in funzione del lavoro svolto).
  • Gli insegnanti ritengono che il ruolo dei sindacati rappresentativi della professione debba cambiare. Essi auspicano che i sindacati giochino un ruolo nelle riforme e che anzi nei casi di riforme molto critiche siano attivi fino a pilotarle. Questo è il caso della valutazione degli insegnanti (il 75% la pensa in questo modo), il che non sorprende come lo si è potuto constatare in Italia con la riforma "Valorizza". Gli insegnanti vorrebbero anche che i sindacati fossero più presenti nelle riforme impostate per licenziare gli insegnanti incompetenti.

 

Referenza del documento :

Sarah Rosenberg, Elena Silva : Trending Toward Reform : Teachers Speak on Unions and the Future of the Profession. Education Sector, Washongton D.C., 2012