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La scuola al vertice di Davos

Non è la prima volta che all’incontro annuo di Davos del vertice mondiale sullo stato dell’economia a si parla di scuola. Governanti e industriali ne conoscono l’importanza. Una ventina d’anni fa a Davos ci fu perfino l’iconoclastico Ivan Illich che aveva sconvolto il pubblico con le sue tesi. Quest’anno si è parlato di MOOCs, ossia di "Massive Open Online courses" , la tendenza di corsi universitari in linea che fa furore oltreoceano, ossia negli USA dove le maggiori università, come per esempio Stanford, Harvard, M.I.T., Yale, Princeton, l’università di Pennsylvania e Duke, si sono lanciate in questo campo e offrono molteplici programmi on-linea che si possono seguire a distanza, in tutte le parti del mondo, perché finora questi corsi sono gratuiti. Se ne è parlato in questo sito nell’articolo seguente (cliccare qui).

Articolo del NY Times

Un articolo del New York Times del 27 gennaio scorso riferisce quanto è successo a Davos. Si è ancora in una fase sperimentale. Non tutto è limpido e nemmeno facile gestire e fare funzionare i corsi online. Ci sono molte zone d’ombra ma a Davos si è detto che questo sarà il futuro.

Ragioni del successo inatteso e strepitoso dei MOOCs

Una ragione dell’interesse degli imprenditori e dei politici per questa nuova modalità d’insegnamento risiede nelle crescita spettacolare, rapidissima dei MOOCs. Per esempio "Coursera" , realizzato a Stanford, ha solo pochi mesi di vita ma offre già 214 corsi ed è seguito o frequentato (non si sa bene quale verbo sia il più corretto usare) da circa 2 milioni e quattrocento studenti sparsi in tutto il mondo, per l’esattezza in 196 paesi. Resta in sospeso la questione del finanziamento di questi corsi, del modello economico da concepire per fare funzionare la macchina. Le università non sono né mecenati né filantropi. Per ora, in certi casi pagano le esperienze ; in altri casi sono i professori stessi che pagano, oppure ci sono investitori privati che scommettono sul rendimento di capitali a rischio. Per ora c’è di tutto ed i corsi online sono gratis.

Restano aperte anche molte questioni pedagogiche. Per ora la maggioranza dei corsi sono di scienze esatte e soprattutto di informatica. Si potrà applicare il modello alle scienze umane ? Come si dovrà procedere quando le matricole saranno milioni sparse in tutto il mondo, molte delle quali mai avrebbero sognato di accedere a studi di questo calibro ?

L’interesse per questa nuova forma d’insegnamento nasce anche dalls rapida obsolescenza di quanto s’impara. Un partecipante ha fatto notare che si è oltrepassato un bivio storico:quanto si apprende all’università non dura più tutta una vita come un tempo. Oggigiorno dopo quindici anni le conoscenze apprese sono ormai obsolete.

Obiezioni : rischio di discriminazione

Un partecipante ha segnalato il rischio che i corsi in linea rappresentano per le università tradizionali, le quali potrebbero anche scomparire ma un altro partecipante ha rilevato che i migliori professori potranno più facilmente seguire il piccolo nucleo di studenti eccellenti che erano abituati a coccolare nel sistema tradizionale. Dunque non ci sarebbero rischi per le università classiche. Anzi potrebbe succedere il contrario. I MOOCs rappresenterebbero una salvezza per le università elitarie. La democratizzazione apparentemente offerta dai MOOCs potrebbe generare una selezione maggiore. Le università sono state in passato incubatrici della ricerca scientifica d’avanguardia. Lo saranno ancora in futuro proprio grazie ai MOOCs.

Dinamismo delle università USA

Negli USA le università più intraprendenti come Harvard e M.I.T. hanno preso la testa del movimento MOOCs e si sono accordate per lanciare il programma EdX che distribuisce online corsi delle due prestigiose università di Boston. Vi si sono inscritti 753000 studenti. L’India, il Brasile, il Pakistan e la Russia sono tra i dieci paesi con il maggior numero di matricole.

In Europa : università inglesi e governi

 

In Europa, le università di Oxford e Cambridge hanno iniziato a sperimentare corsi online. A Davos erano presenti due vice-cancellieri, Andrew Hamilton per Oxford e Leszek Borysiewicz per Cambridge. Entrambi hanno sottolineato l’esigenza di finanziare ricerche a lunga scadenza sui MOOCs. In Europa non è il settore privato che si accolla queste esperienze ma sono i governi oppure l’Unione Europea. Il finanziamento viene dall’ente pubblico che è molto più cauto, meno avventuroso. I due vice-cancellieri hanno attirato l’attenzione sul fatto che tra le ricerche sperimentali e la generalizzazione delle scoperte nella pratica quotidiana intercorre in media un lasso di tempo di 17 anni. In California si ha un approccio del tutto diverso. Per i promotori di Coursera l’orizzonte non è di decenni ma di settimane o giorni. Il ricorso alle nuove tecnologie rende possibile un’accelerazione della valutazione, delle connessioni, dei dialoghi inimmaginabile nelle gloriose università europee che si sono forgiate una reputazione costruita sui secoli.