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Nuove pedagogie, nuove didattiche

 

L’ADI ne ha parlato per prima in Italia ed organizza ora un corso di formazione sulle "flipped schools"

Si sono ottenuti risultati spettacolari nell’ambito del mondo scolastico vigente con questa didattica alternativa che ribalta la relazione cattedratica tradizionale e che applica le conclusioni della psicologia dell’apprendimento e dell’intelligenza del XX secolo. Non è mai troppo tardi, si potrebbe dire. La novità non propone uno scenario rivoluzionario del sistema scolastico ma modalità d’insegnamento alternative e dimostra che si possono ottenere risultati spettacolari cambiando tattica, ossia modo d’insegnare.

L’articolo è un adattamento libero di un articolo di Sebastian Wart redattore nel sito Infobourg del Québec, apparso il 18 ottobre scorso.

Ribaltare la scuola è possibile ?

Articolo di Sébastien Wart, pubblicato nel sito Infobourg [1] il 18 ottobre 2013

La “classe ribaltata” o "rovesciata" è un metodo d’insegnamento che implica di spostare la parte teorica dell’istruzione all’esterno della classe. Tutti ne parlano in questo momento. Si può immaginare un’ intera scuola rovesciata e non solo una classe ?

Questa è la sfida della Clintonade High School negli USA che sta proprio provando un’esperienza del genere . La scuola si trova in un’area depressa a Nord di Detroit. Gli insegnanti producono corsi sotto forma di clips , ossia video assai corti e non fanno più lezione. Gli studenti guardano i clips, ascoltano i podcast sui loro telefoni cellulari oppure sul computer di casa oppure nei laboratori informatici della scuola durante la pausa di mezzogiorno. In classe, lavorano per piccoli gruppi, realizzano progetti, svolgono esercitazioni tradizionali oppure esperienze scientifiche.

Ne ha parlato il New York Times in un articolo di Tina Rosenberg  che aveva ricevuto un premio Pulitzer. 

La Clintonade High School è la prima scuola USA che nella quale l’insieme dei corsi è concepito sotto forma di classe ribaltata : non più solo una classe ma un’intera scuola ribalta il modo di funzionare. L’idea è venuta al direttore della scuola Greg Green. Inizialmente, il direttore produceva e deponeva su YouTube clips per permettere alla squadra di baseball di suo figlio di migliorare talune tecniche di baseball. A quel punto ha realizzato che la squadra poteva vedere i video a casa e che quindi rimaneva più tempo, ciò facendo, per ripetere gli esercizi sul terreno. Il guadagno di tempo era considerevole e i miglioramenti della squadra pure.

Nella primavera del 2010, il direttore ha avuto l’idea di organizzare un’ esperienza nella sua scuola. Con l’aiuto di un collega i due hanno insegnato in due classi diverse esattamente le stesse cose ed hanno attribuito agli studenti gli stessi compiti. L’unica differenza era che una delle due classi funzionava in modo “ribaltato”. Dopo 20 settimane, gli studenti della classe “ribaltata” superavano quelli dell’altra classe, con una percentuale di successo del 100% e nessuna nota al di sotto dell’insufficienza.

L’importante è rilevare che questa scuola era veramente in pessime condizioni con una percentuale di insufficienze del 30% e che era classificata tra il 5% delle peggiori scuole del Michigan. Nell’anno scolastico nel quale si svolse quest’esperienza più della metà degli studenti del 9º anno di scuola, ossia nell’ultimo anno di scuola media erano stati bocciati in scienze e di matematica. La proporzione dei bocciati in inglese, la lingua dell’insegnamento, era quasi del 52%. Dopo l’instaurazione della classe “ribaltata” nell’insieme della scuola la percentuale dei bocciati sono diminuite radicalmente. In inglese la diminuzione è passata dal 52% al 19% ; in matematica dal 44% al 13% ; nelle scienze dal 41% al 19%.

Questo è il rimedio di tutti i mali? No, certamente, ma è la prova che un modo di fare scuola diverso può essere efficace e più giusto, può dare soddisfazioni sia agli insegnanti che agli studenti.

 

 

Un anno dopo, quando tutte le classi avevano adottato la metodologia del ribaltamento, la percentuale delle bocciature è scesa al di sotto del 10%. Inoltre, il tasso di assenteismo degli studenti è crollato : la presenza degli studenti in classe è passata dal 63% all’80%. Non c’erano dubbi in merito : gli studenti riuscivano meglio ed erano più motivatati ad andare a scuola.

 

Tutto ciò non è successo per magia. Gli insegnanti hanno dovuto adattarsi a questa nuova realtà. All’inizio producevano clips di 20 minuti. Rapidamente hanno capito che erano troppo lunghi. Ora come ora il clips durano tra i 3 ed i 6 minuti al massimo (viene da sorridere pensando alle pillole del sapere del MIUR) . I compiti non si limitano solo ai clips. Gli insegnanti utilizzano anche registrazioni audio, letture e clips proveniente da altre fonti. Taluni insegnanti forniscono una serie di clips per un periodo determinato e richiedono agli studenti di rispondere a valutazioni in linea oppure di prendere appunti.

 

Il cambiamento maggiore per gli insegnanti fu la gestione del tempo in classe: invece di svolgere lezioni alle cui domande rispondono sempre gli stessi studenti, girano in classe e interagiscono con l’insieme degli studenti. Nonostante una piccola resistenza, la transizione verso questa pedagogia si è svolta senza intoppi. Gli studenti sono diventati attivi con insegnanti che possono dedicare loro un tempo personalizzato. Questo modo di insegnare richiede certamente una maggiore creatività e energia ma genera anche un ambiente d’apprendimento più dinamico che non le lezioni cattedratiche e offre molto più tempo agli studenti per imparare.

 

[1] per l’originale in francese cliccare qui