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Continua a ritmo serrato la pubblicazione del bollettino PISA in Focus. E’ appena stato pubblicato il 10 ottobre il no.44 dedicato alla distribuzione delle risorse tra scuole. Questo bollettino sfrutta in modo intelligente la massa di informazioni raccolte dall’indagine PISA . Peccato che le informazioni raccolte, analizzate e correlate con i risultati dei test provengano dai dirigenti e non tutti i dirigenti capiscono le domande dei questionari allo stesso modo o sono disposti ad essere sinceri. Altri falsificano le risposte per fare bella figura oppure per contestare le sutorità scolastiche. Questo è uno dei limiti dell’indagine PISA. Gli analisti dell’OCSE continuano imperterriti nelle loro analisi. Taluni si accorgono che qualcosa non va, emettono dubbi, sfumano i commenti ( che sono censurati dai loro capi servizio), ma non vanno oltre. In ogni modo il bollettino apre piste di indagini sulle scuole e le politiche scolastiche affascinanti, indipendentemente dalla qualità delle informazioni che non sono tutte sballate anche per via del gran numero di dati presi in considerazione. Gli errori sono neutralizzati dalla massa dei dati. Le statistiche fanno il resto.

 

Questa volta si correlano i risultati dei quindicenni nella prova strutturata di matematica effettuata nel 2012 con le risorse di cui dispongono le scuole. Evidentemente il buon senso dice subito che il modo con il quale le risorse sono utilizzate conta più della quantità delle risorse stesse per cui ci sono sistemi scolastici che investono molto nella scuola ma che ottengono risultati scadenti e sistemi scolastici scalcinati che ottengono buoni risutati. Questa è già una bella indicazione. Non occorre insegnarla alla classe politica ma adesso si ha la prova per nove della validità di molte manovre e della inutilità di tante rivendicazioni.

 

Anche in questo bollettino, si riviene su un particolare aspetto delle" opportunity to learn « , tema che per anni come si è già detto in un altro articolo di questo sito è stato alquanto trascurato dalle indagini internazionali.In ogni modo, le conclusioni del gruppo PISA non sono affatto strepitose e non dicono nulla di nuovo.Eccole:

 

 

- Il modo con il quale le risorse sono distribuite è altrettanto importante dell’importo totale delle risorse messe a disposizione delle scuole;

 

-I paesi più ricchi e le economie più avanzate distribuiscono le risorse alle scuole in maniera più equa e fanno minori differenze tra scuole socio-economicamente privilegiate e scuole svantaggiate;

 

 

- Tra i paesi con le scuole che beneficiano maggiormente di risorse secondo il punto di vista degli dirigenti e dei direttori scolastici, l’equità nella distribuzione delle risorse non è correlata con la qualità globale delle risorse stanziate alle scuole.In altri termini " si pende e si spande".

 

 

L’indagine Pisa ha sempre confermato che non c’è correlazione tra l’importo speso per la scuola ed i risultati degli studenti. [1]. L’indagine rivela che nei sistemi scolastici altri fattori oltre che ai soldi costituiscono un’eccellente predittore del successo scolastico e che al di sotto di un certo livello minimo di spesa per studente la costruzione di un eccellente sistema scolastico richiede qualcosa di più che non soltanto importanti investimenti finanziari. Per esempio, le modalità con le quali le risorse sono stanziate, ossia la più o meno grande giustizia ed equità nell’attribuzione dei finanziamenti alle scuole è non solo importante per migliorare le opportunità di istruzione in una scuola ma è anche correlata alle prestazioni del sistema scolastico da un punto di vista globale. Questa non è una grande novità ma l’indagine Pisa fornisce prove documentate della validità di molte argomentazioni politiche e di tante conclusioni olimpiche, non basate su prove inoppugnabili. Anche le prove dell’OCSE non sono inoppugnabili perché si basano sulle opinioni dei dirigenti scolastici. Questo però è un passo in avanti favorevole alla valutazione dei sistemi scolastici perché se si prendono sul serio queste conclusioni determinate reazioni politiche diventano del tutto impossibili.

 

Un caso assai interessante è quello osservato in Estonia, Finlandia, Germania, Corea e Slovenia I cui risultati scolastici dei quindicenni in matematica sono tutti al di sopra della media dell’OCSE. In questi paesi, I dirigenti delle scuole più povere riferiscono però che loro scuole dispongono di sufficienti risorse scolastiche [2] se non addirittura di maggiori risorse che non quelle ricevute dalle scuole privilegiate. Però in molti sistemi scolastici le risorse non sono distribuite in modo equo. In media, nei sistemi scolastici dall’OCSE, le scuole che si trovano nelle zone meno favorite tendono ad avere classi più piccole [3] e pertanto corrono il rischio di soffrire dal punto di vista della distribuzione delle risorse se queste sono distribuite in modo meccanico ed omogeneo tra tutte le scuole. Queste scuole , per esempio , corrono il rischio di essere confrontate a una penuria di insegnanti oppure a una mancanza di materiale didattico o di infrastrutture scolastiche adeguate rispetto alle scuole migliori. 

 

 

Per esempio, negli Stati Uniti, il paese che con il Messico è tra i più ingiusti dal punto di vista della distribuzione delle allocazioni alle scuole [4] , il 25% degli studenti poveri frequenta scuole I cui dirigenti riferiscono di soffrire per la mancanza di laboratori scientifici che impedisce in un modo o in un altro alle scuole di fornire una buona istruzione scientifica, mentre, soltanto il 15% degli studenti privilegiati frequenta queste scuole. Invece, in Nuova Zelanda, il 50% degli studenti poveri frequenta scuole con una connessione Internet adeguata secondo l’opinione dei dirigenti mentre questa situazione è fruita dal 74% degli studenti benestanti. In Lussemburgo, il 40% degli studenti poveri frequenta scuole che sono prive di biblioteche adeguate, sempre secondo il parere dei direttori scolastici, mentre soltanto il 22% degli studenti benestanti si trovano in una situazione del genere. Il sistema scolastico lussemburghese è molto iniquo. Queste differenze sono perfino maggiori tra i paesi dell’America Latina come il Cile od il Messico. In conclusione, si può affermare, che gli studenti quindicenni riescono meglio a scuola se le risorse sono distribuite in modo equo. In altri termini, le opportunità di istruzione contano.

 

Il caso italiano

 

Sarebbe quanto mai utile conoscere come le opportunità di istruzione sono distribuite in Italia tra le varie regioni per capire meglio come mai nelle regioni del Meridione i risultati scolastici dei quindicenni nei test nell’indagine Pisa siano talmente diversi e i punteggi medi siano assai bassi rispetto ai punteggi conseguiti dagli studenti delle regioni del Nord Italia nonché nelle province autonome. Se si constatasse che la distribuzione delle risorse scolastiche è equa perché tutte le scuole, dal Nord al Sud del paese, sono finanziate in modo equo e dispongono delle stesse risorse, allora ci sarebbe da chiedersi come mai si constata una varianza del genere e si dovrebbero cercarne le cause, raccogliere prove con indagine di un altro genere, molto più dettagliate, sulle opportunità di istruzione. Secondo il bollettino PISA, l’Italia non è messa molto male. Ci sono molti studenti poveri(circa l’80%) E gli studenti delle classi agiate si trovano in percentuale in scuole che hanno quasi le stesse risorse di istruzione dell’ 80% degli studenti quindicenni provenienti dalle classi sociali meno agiate. Quindi, non sembrerebbe che in Italia la differenza di opportunità di istruzione presenti una grande varianza dal punto di vista socio-economico. Il sistema scolastico italiano sembrerebbe essere, da questo punto di vista, abbastanza equo.

 

Limiti dell’indagine PISA

 

Purtroppo, non si hanno notizie sufficienti sulla pertinenza delle risposte dei dirigenti scolastici. Questa indagine si basa sulle loro risposte, Si può supporre che quanto pensano o ritengono i dirigenti scolastici per quel che riguarda le opportunità di istruzione non collimi molto. E’ probabile che taluni dirigenti ritengono di disporre di sufficiente opportunità di istruzione mentre altri con le stesse risorse ritengono invece che le opportunità di istruzioni siano insufficienti. L’OCSE non fornisce informazioni in merito E non si conoscono le istruzioni o le definizioni date ai dirigenti per rispondere alle domande sulle opportunità di istruzione e sulle risorse di cui dispongono le scuole. In genere però si sa che tutti dirigenti tendono in un modo o in un altro a mascherare la realtà a seconda delle contingenze politiche e i rapporti di forza locali..

 

 

 

 

 

Per ulteriori informazioni si veda il volume seguente che esiste anche in francese:

 

OECD (2014), PISA 2012 Results: What Makes Schools Successful? Resources, Policies and Practices (Volume iV), PisA, oEcD Publishing, Paris. 

[1] ndr.: Questa constatazione fu già fatta negli anni Novanta quando furono pubblicati primi volumi dell’insieme di indicatori comparati dell’istruzione prodotti dall’OCSE

[2] ndr.: In altri termini, le opportunità di istruzione non sono disuguali

[3] ndr.: Questa è spesso l’effetto di decisioni politiche

[4] ndr.: Questo risultato ha sorpreso solo coloro che non conoscono le scuola USA. Nel SUD degli USA oppure nelle grandi metropoli del Nord le scuole frequentate in maggioranza da una popolazione afro-americana sono davvero scalcinate e trasandate