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Poco per volta il progetto di attribuire a ogni studente un proprio computer personale si affina. Il gruppo di Harvard diretto da Nicholas Negroponte che aveva promosso il progetto OLPC con un computer particolare detto XO ma dal prezzo di quasi 200€ annuncia una nuova versione (XO-3) (vedi foto) al costo di 100€, (cliccare qui). L'informazione è data in un articolo di Mike Baker nel supplemento educazione di BBC News del 30 dicembre 2009.

Il problema del costo è importante: se si vogliono attrezzare tutte le scuole e tutti gli allievi occorre che il costo sia competitivo con quello dei manuali scolastici, dei quaderni, delle matite e delle righe e di tutto quanto gli insegnanti esigono dai loro allievi.

Inoltre, esiste un problema tecnico: il computer personale deve essere un vero computer, simile a quelli che si vendono in commercio e che si hanno a casa, potente e sicuro, che non si blocchi per un nonnulla creando grattacapi agli insegnanti, con pochi problemi di c manutenzione. Solo a queste condizioni si riuscirà a realizzare una diffusione su larga scala , e creare quindi le condizioni per capire come devono trasformarsi le scuole nell'epoca dei "digital natives". Questa è la sfida del prossimo decennio. 

Un computer a ogni studente significa prendere atto che l'accesso alla conoscenza è libero, non dipende più né dall'età dei bambini né dalla bravura dell'insegnante o del titolare della classe. Tutto ciò implica una radicale trasformazione delle scuole, del mestiere d'insegnante, di come si vive a scuola.

E' forse il caso di segnalare che già oggigiorno, nelle metropoli europee e del Nord America, pressoché la totalità degli allievi dispone di un computer casalingo, usato non soltanto per giocare ma anche per fare i compiti, per intendersi con i compagni, per permettere ai genitori di scambiare opinioni sulla scuola, sul dirigente, sugli insegnanti, sui compiti assegnanti ai figli. Lo si poteva già fare in precedenza al telefono, o parlando in strada. Adesso lo si fa su Internet dove è più facile incontrarsi e dove compaiono i siti di valutazione delle scuole e dei docenti ( per esempio "Teachercomplaints.com"). Può ancora la scuola continuare a chiudere gli occhi di fronte a questa realtà?