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Per la prima volta in Inghilterra quest’anno ci saranno più donne che uomini iscritti all’università.

L’informazione è data con risalto in un articolo del servizio educazione della BBC News del 31 marzo 2010.

 

In Inghilterra, per la prima volta, le matricole donne sono più numerose degli uomini. I dati provvisori per l’anno scolastico 2008-2009 indicano che il 51% delle matricole, ossia degli studenti che per la prima volta si iscrivono all’università, sono donne. Questa percentuale era del 49% nell’anno scolastico 2008-2009. Il sorpasso era imminente ed è ora avvenuto. Adesso ci sono più donne che si iscrivono all’università che non uomini. Questo fenomeno si generalizzerà in tutti i paesi occidentali nel corso dei prossimi anni. Siccome anche nelle altre regioni del globo il sistema universitario è concepito sulla falsariga di quello europeo, è verosimile che nel corso dei prossimi cinquant’anni o perlomeno prima della fine di questo secolo, ovunque, le matricole universitarie saranno soprattutto donne e non uomini. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, del tutto inconcepibile alcuni decenni or sono e inimmaginabile nel 19º secolo quando si è sviluppata l’università moderna. A questo riguardo basta ricordare che le prime donne laureate sono registrate alla fine dell’Ottocento o all’inizio del Novecento. La femminilizzazione nella popolazione studentesca universitaria va di pari passo con l’aumento degli iscritti universitari. In Inghilterra, la percentuale della fascia d’età corrispondente che si iscrive all’università è del 45%.

La massificazione dell’università è in corso

Si può senz’altro dire che una delle grandi novità del 20º secolo è l’aumento spettacolare della proporzione dei giovani che si iscrivono all’università e quindi, come corollario, la moltiplicazione delle sedi universitarie. Quali saranno le conseguenze di questa tendenza? È per ora prematuro fare pronostici a questo riguardo. Il numero dei laureati aumenta ma aumenta anche il numero dei disoccupati con un titolo universitario o la proporzione dei laureati con impieghi che non corrispondono agli studi fatti. Nonostante le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali che all’unisono raccomandano l’estensione del settore universitario e la crescita della proporzione di laureati nella popolazione giovane, non è affatto comprovato che la generalizzazione degli studi universitari o che la massificazione degli studi superiori sia di per sé benefica allo sviluppo delle società.In altri termini non è detto che tutti debbano diventare dottori. Rare sono peraltro le indagini scientifiche che si occupano di quella che si suole chiamare, con un termine piuttosto barbarico, "l’esplosione universitaria". A prima vista, le conseguenze sono molteplici ma non è questa la sede per analizzare questa tendenza.

 

Dati inglesi

In Inghilterra, vent’anni fa, soltanto una donna su cinque, ovverosia il 20% della popolazione femminile in età di frequentare l’università era iscritta all’università e trent’anni fa questa proporzione era del 10% (una donna su 10). Nel 1960, la proporzione delle matricole, uomini e donne comprese, in Inghilterra era solo del 20% rispetto alla popolazione della corrispondente fascia d’età. L’aumento del numero degli studenti universitari è senz’altro spettacolare. Questa evoluzione è senz’altro imputabile al numero crescente di donne matricole.

Tutti i partiti politici inglesi sostengono l’espansione del settore universitario. L’opposizione politica contraria all’aumento della proporzione della popolazione frequentante università si è sbiadita. Se la tendenza persiste occorrerà non solo in Inghilterra ma ovunque nel mondo investire risorse considerevoli nello sviluppo delle università per evitare che migliaia di studenti qualificati siano esclusi dagli studi universitari. Se le risorse stanziate per l’università restano stabili, occorrerà trovare i soldi da qualche parte, per esempio togliendoli alle scuole materne o alle scuole elementari. Una revisione delle modalità di spesa all’interno dei sistemi scolastici appare ineluttabile. Secondo l’OCSE, la proporzione degli studenti universitari nei paesi industrializzati raddoppierà all’incirca ogni 10 anni. Questo ritmo di crescita porrà problemi non solo finanziari ma anche scientifici, pedagogici, didattici. Uno dei problemi da risolvere sarà la funzione della ricerca scientifica e un altro sarà quello delle finalità dell’Università come centro di produzione della conoscenza.

Indubbiamente, lo sviluppo dell’insegnamento superiore, che non si riduce, come spesso si pensa in Italia, al solo settore universitario, sarà uno dei problemi politici prioritari dei prossimi decenni.