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C’è poco da fare. Nonostante gli incitamenti dell’OCSE, la politica scolastica USA non riesce a ricuperare il terreno perso a livello terziario. Gli USA non sono più da anni la nazione con il più alto numero di studenti nel settore terziario.

L’obiettivo è sempre il medesimo : formare il massimo numero di matricole al mondo perché questa è la dottrina imperante nelle economie avanzate e nelle società della conoscenza, convalidata dalle grandi organizzazioni internazionali. Tutti dottori se possibile. Il sogno tarda a realizzarsi negli USA. La massificazione dell’insegnamento terziario, obiettivo al quale aspira anche l’Unione Europea, è lungi dall’avverarsi.

Statistiche allarmanti negli USA

La percentuale degli studenti negli Stati Uniti che conseguono una laurea è aumentata di poco nel 2010 rispetto agli anni precedenti ed è troppo bassa per conseguire l’obiettivo che Obama vorrebbe raggiungere ossia quello di essere la nazione al mondo con la più alta proporzione di laureati.

L’informazione è stata rilasciata dal Dipartimento federale dell’educazione : nel 2010 la proporzione dei laureati nella fascia d’età tra i 25 ai 34 anni è stata del 39,3%. L’aumento è stato di mezzo punto rispetto all’anno precedente.

L’argomento per spiegare questa stagnazione maggiormente utilizzato dai media americani è quello degli alti costi delle tasse universitarie, ma questo argomento non tiene, è una scusa facile perché gli studi universitari negli Stati Uniti sono sempre stati molto costosi al punto che le famiglie sottoscrivono assicurazioni apposite alla nascita dei figli per avere un capitale disponibile per pagare gli studi universitari qualora i figli una volta diventati adulti intendano immatricolarsi. È vero che tra il 2008 e il 2010 i canoni delle università statali negli Stati Uniti sono aumentati del 15%, un incremento imputato ai tagli dei sussidi federali, ma occorre essere cauti in materia perché le contabilità delle università sono molto opache, come succede ovunque.

Competizione internazionale


Secondo gli indicatori internazionali dell’istruzione pubblicati dall’OCSE, gli Stati Uniti si collocano al 16º rango per quel che riguarda la proporzione di giovani laureati, dietro la Corea, il Canada, il Giappone e la Russia. In Corea il 63% dei giovani tra i 25 ai 34 anni si laurea mentre questa proporzione e del 41% negli Stati Uniti.
Questa proporzione è pari a quella dei laureati nella popolazione più anziana che poco per volta va in pensione ed esce dal mercato del lavoro. Quindi, il livello d’istruzione della popolazione adulta negli Stati Uniti è stazionario. Il numero di giovani laureati è soltanto sufficiente per compensare le partenze ma non basta per soddisfare la domanda di un’ economia impostata sulle conoscenze, come si usa dire oggigiorno. C’erano molti più laureati negli Stati Uniti decenni orsono che non in questi ultimi anni. Per esempio nella fascia d’età tra i 55 e i 64 anni la proporzione dei laureati USA rispetto al totale dei laureati nei paesi dell’OCSE è pari al 35,7%, mentre nella fascia di età tra i 25 ai 34 anni questa proporzione è soltanto del 20,5%.
La proporzione di tutti gli adulti che negli Stati Uniti hanno conseguito una laurea è passata dal 34% al 41% tra il 1997 e il 2009 stando agli indicatori dell’istruzione pubblicati dall’OCSE. Quando si prende in considerazione tutta la popolazione adulta, gli Stati Uniti si collocano al 4º rango tra i paesi dell’OCSE, non sono più i primi, superati da altri paesi come per esempio la Corea o il Canada dove la metà della popolazione adulta è laureata [1].

 

 

 

[1] E’ necessario segnalare che sia il Canada che l’Australia praticano una politica dell’immigrazione molto selettiva che apre le porte agli immigrati giovani laureati. In questo caso, l’alta proporzione di laureati non è imputabile ad una politica scolastica “lungimirante” ma a un altro tipo di strategia, quella del "brain storming". Taluni paesi rubano laureati ad altri. Si sa che l’Italia perde i suoi migliori laureati, attirati da condizioni di lavoro migliori in altri paesi. In questo caso si parla di "fuga dei cervelli". L’Italia produce laureati e li perde. Questa è una politica scolastica fallimentare