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Negli USA l’insegnamento primario e secondario virtuale con Internet si diffonde sempre più. Succederà probabilmente anche in Europa benché le distanze da percorrere per andare a scuola in Europa siano più piccole , le scuole sono in migliore stato, l’opinione pubblica è affezionata alle scuole. Se la musica scolastica non cambia però anche qui i ricchi non manderanno più i figli a scuola e li terranno a casa per istruirli in altro modo. La scolarizzazione si farà a casa. Ciò può succedere già ora nei paesi dove si fa la differenza tra obbligo scolastico, ossia l’obbligo di mandare i figli a scuola, e l’obbligo d’istruzione, ossia l’obbligo di istruire i figli anche senza fare loro frequentare una scuola.

Scuole virtuali negli USA

I risultati di questa tendenza negli USA sono osservati e misurati in modo accurato da diverse indagine e le conclusioni che se ne traggono non sono proprio brillanti.

In un documento recente del Centro nazionale USA sulle politiche dell’istruzione (NCEP) si dimostra che l’istruzione virtuale non rende e assorbe enormi risorse pubbliche. Il comunicato stampa che presenta l’indagine in inglese si ottiene cliccando [qui->http://tinyurl.com/bpoxwmd]. L’indagine è stata svolta per conto del Centro da diversi specialisti tra i quali ci sono : 

i professori Molnar, Miron, Huerta, King Rice, Larry Cuban,Sheryl Shafer del Teachers College – Columbia University, Brian Horvitz o della Western Michigan University, e Charisse Gulosino dell’Università di Memphis.

L’indagine sulle scuole virtuali riguarda 311 scuole distribuite in tutti gli Stati USA e frequentate da circa 200 000 studenti. Un’infima minoranza rispetto al numero di studenti freauentanti le scuole statali. Il direttore del Centro di analisi delle politiche dell’istruzione Alex Molnar riassume in questi termini la situazione :

"Basta una colpo d’occhio per rendersi subito conto che le scuole virtuali negli USA si stanno sviluppando in un contesto molto simile a quello del leggendario Far West. Ci sono forti lamentele, risultati carenti, intensi conflitti, una valanga di risorse pubbliche in ballo, e pochissime prove convincenti che giustificano la rapida espansione delle scuole virtuali".

Risultati deboli

Se si ricorre ai risultati delle prove obbligatorie per misurare il progresso annuo di ogni scuola [1] imposto con la legge NCLB [2], le scuole virtuali conseguono un punteggio medio inferiore a quello delle scuole tradizionali "in duro", ossia dalle scuole che si situano negli edifici scolastici. Nel 2010-2011 queste scuole nonché le "Charter Schools" hanno conseguito nella proporzione del 52% gli obiettivi fissati dall’AYP mentre per l’insieme delle scuole virtuali la proporzione è stata solo del 23,6%. Per altro, alle scuole virtuali sono iscritti un numero molto inferiore di studenti BES, di bambini disabili, di bambini provenienti dalle minoranze etniche o linguistiche, di bambini poveri. In altri termini le scuole virtuali sono scuole per pribilegiati.

L’espansione delle scuole virtuali è pilotata da potenti lobby

Dati non ne mancano e sono tutti , ovunque, assai eloquenti e a sfavore delle scuole virtuali. Nonostante queste informazioni , l’espansione delle scuole virtuali continua alla più bella, con sussidi da parte degli Stati e dei distretti scolastici [3]. Questa espansione non si può per ora giustificare con prove convincenti prodotte da indagini scientifiche ben fatte. Sono i lobby in azione che incitano i notabili politici locali a finanziare questo modello di scuola [4].

Il prof. Luis Huerta , un altro degli autori dell’indagine ha per esempio segnalato che " nel corso dei due ultimi anni un certo numero di Stati come il Wisconsin, l’Oregon, la Luisiana hanno perfino facilitato l’accesso alle scuole virtuali, hanno abrogato la soglia minima per aprirne una.

Jennifer King Rice, dell’università del Maryland, un altro co-autore, ha fatto notare che nessuno di questi stati ha adottato una legislazione che impone una valutazione delle scuole virtuali oppure un esame delle condizioni nelle quali operano.

Costi elevati per gli Stati

Le scuole virtuali costano e incidono sulle tassazioni. In teoria costerebbero di meno delle scuole "classiche" in mattone , ma in realtà ricevono la stessa somma di denaro versata alle "charter schools". E’ quindi imperativo sapere come sono spesi i soldi. Larry Cuban, una star della pedagogia americana, che si è molto occupato di quanto succede nelle aule tradizionali, ex-professore a Stanford, co-autore pure lui dell’indagine, ha osservato che il clima generale favorevole allo sviluppo delle scuole virtuali non è alimentato da nessuna solida ricerca scientifica. Il modello fin qui applicato per lo sviluppo delle scuole virtuali è una vera e propria bolla di sapone.

 

Raccomandazioni finali

Le scuole cibernetiche non sono a punto. Molte indagini sono necessarie per approntare un modello convincente, appropriato, che non sfrutti la dabbenaggine dei politici e di determinate classi sociali. In altri termine di acqua ne deve ancora passare sotto i ponti della Senna prima di giungere ad un’offerta convincente di scuole cibernetiche o scuole virtuali 

[1] AYP ossia "Annual Yearly Progress"

[2] "No Child Left Behind" più volte segnalata in questo sito, adottata nel 2001 quasi all’unanimità dal Senato e dal Congresso USA

[3] Equivalenti pressapoco ai provveditorati italiani

[4] Ciò potrebbe succedere anche in Italia