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 Nel blog sull’istruzione dell’OCSE del 27 novembre scorso, il capo della direzione dell’istruzione all’OCSE Andreas Schleicher, annuncia pomposamente l’estensione dell’indagine PISA ai paesi in via di sviluppo e la necessita’ di una diversa formulazione degli strumenti (i test e i questionari) dell’indagine PISA per tenere conto delle peculiarita’ dei paesi poveri [1] La somministrazione dell’indagine PISA nei paesi poveri o in via di sviluppo sara’ assunta , finanziariamente , dalla Banca Mondiale.

 Una novita’? 

Schleicher nel titolo del blog afferma che l’allargamento della partecipazione all’indagine PISA ai paesi in via di sviluppo e’ una sfida per l’indagine stessa. Dopo avere letto il testo di Schleicher  [2] si capisce che la sfida non consiste tanto nell’estensione dell’indagine quanto nella rielaborazione o nella riformulazione come lo si raccomanda in un documento redatto da esperti che deve essere stato alla base di un compromesso con la Banca Mondiale la quale non e’ in grado di condurre l’idagine ma puo’ invece finanziarla. Vale la pena soffermarsi sulle raccomandazioni come pure sulla decisione. 

Vent’anni dopo

Sin dagi inizi dell’indagine PISA ci sono stati sistemi scolastici che non si trovano nella sfera dell’OCSE che hanno partecipato all’indagine anche se tutti sapevano che l’indagine non era adattata alla struttura dei sistemi scolastici di paesi in via di sviluppo come lo era e lo e’ tuttora ,per esempio, il Brasile. L’OCSE e la direzione dell’indagine PISA sono di manica larga. Non guardano tanto per il sottile e acogono tutte le richieste di patecipazione all’indagine PISA pur di fornire informazioni piu’ o meno solide sugli esiti della scolarizzazione. L’UNESCO e’ in crisi profonda e non e’ in grado di fornire indicazioni di questo tipo; la Banca Mondiale cerca queste informazioni per calibrare meglio la propria politica di prestiti ai governi di molti paesi , prestiti che sempre piu’ includono anche investimenti per la scuola. La congiuntura e’ quindi propizia: i paesi membri dell’OCSE devono irrobustire o competare [3] l’insieme di indicatori INES con indicatori sui risultati della scolarizzazione che l’OCSE raccoglie con l’indagine PISA [4] e quindi sono pronti a finanziare un’indagine che fornisca regolarmente questo tipo di informazioni; l’UNESCO e’ latitante e la Banca Mondiale e’ invece pronta a finanziare l’estensione dell’indagine PISA. Questo stato di cose era gia’ su tappeto nel 1995-96-97 quando si discuteva sul piano internazionale sia delle modalita’ per completare l’insieme internazionale di indicatori INES sia della preparazione dell’indagine PISA e della configurazione di questa indagine. Sono passati quasi vent’anni da allora e ora si inizia a fare le cose sul serio. Si vede che allora i tempi non erano maturi oppure che qualche granello di sabbia bloccava gli accordi tra OCSE e Banca Mondiale.

Raccomandazioni

Le raccomandazioni degi esperti sono raccolte in un libro edito in cooperazione dal’OCSE e dalla Banca Mondiale, intitolato "The Experience of Middle-Income Countries Participating in PISA 2000-2015 "a cura di Marlaine Lockheed, Tijana Prokic-Bruer, Anna Shadrova  [5] .Per adattare l’indagine PISA ai paesi di sviluppo le raccomandazioni sono rilevanti perche’ concernono punti deboli dell’indagine che e’ somministrata anche nei sistemi scolastici opulenti nei quali , come tutti sanno ci sono zone di poverta’. Quindi le raccomandazioni riguardano anche , seppure indirettamente, l’indagine principale. In secondo luogo le raccomandazioni propongono modifiche rilevanti dell’indagine PISA. Ci sara’ pertanto un PISA 2 e un PISA 1, due indagini parallele che non saranno probabilmente comparabili tra loro. L’OCSE non si occupa molto dei paesi in via di sviluppo e non ha ne’ la forza ne’ i mezzi per coinvolgerli in una grande indagine; l’UNESCO avrebbe le competenze legali ma di sicuro l’OCSE non mollera’ la sua indagine; la Banca Mondiale finanzia e consiglia i paesi in via di sviluppo. E’ una concorrente seria per l’OCSE. Queste sono manovre diplomatiche. Una nuova configurazione internazionale si delinea all’orizzonte che potra’ forse modificare il celeberrimo piano mondiale di "Un’educazione per tutti" [6]. Ci sono problemi tecnici da risolvere che Scheicher cita nel suo intervento, come per esempio le questioni di traduzione o quelle di gestione dell’indagine come per esempio la codificazione delle risposte delle persone che partecipano all’indagine oppure la composizione del campione. Questi problemi in Italia sono gestiti dall’INVALSI che e’ stato costituito proprio per risolvere queste questioni, ma in molti paesi in via di sviluppo non esiste nemmeno un istituto nazionale della valutazione per cui la partecipazione a un’indagine internazionale comparata che esige il rispetto di norme collettive non va proprio da se’. 

Nel documento si rivolgono all’OCSE cinque raccomandazioni:

  • Correggere i test di PISA per misurare meglio le differenze di punteggio tra gli studenti migliori e queli in difficolta’, in particolare si raccomanda di rendere piu’ sensibile la scala utilizzata per i punteggi bassi;
  • Rivedere i questionari di contesto per captare meglio la situazione specifica dei paesi in via di sviluppo nonche’ le questioni politiche;
  • Valutare l’impatto della partecipazione all’indagine PISA nei paesi in via di sviluppo per apprezzare meglio le capacita’ locali di gestione della partecipazione alle indagini internazionali;
  • affrontare le sfide finanziarie e tecnologiche con soluzioni in partenariato con i finanziatori e occuparsi dello sviluppo, in situ , delle competenze necessarie per partecipare in modo costruttivo alle indagini internazionali;
  • Coinvolgere maggiormente gli attori locali di questi paesi.

 

Conclusione

La Banca Mondiale invita dunque l’OCSE a essere piu’ generosa in termini di competenze condivise e condivisibili, a essere meno arrogante. In altri termini, con un vocabolario alla moda, ad essere "inclusiva" nella gestione dell’indagine PISA. Schleicher annuncia da parte sua che si stanno gia’ ritoccando gi strumenti dell’indagine PISA e che nel 2016 ci sara’ un test di prova in sette paesi. I nuovi strumenti di PISA per i paesi in via di sviluppo dovrebbero essere applicati su larga scale nel ciclo PISA 2021. Le grandi manovre sono dunque iniziate. Dal documento diffuso dall’OCSE e dalla Banca Mondiale si puo’ dedurre che la Banca Mondiale non si fida degli esperti dell’OCSE e dal blog dell’OCSE si capisce che l’OCSE non molla almeno per quanto riguarda l’indagine nei paesi OCSE. Il documento e’ firmato da Marlaine Lockheed che e’ una figura di primo piano della Banca Mondiale dove ha lavorato per 19 anni.  Gli esperti dell’OCSE non appaiono tra gli autori del documento. 

 

[1] si puo’ leggere il blog cliccando qui

[2]  The challenges of widening participation in PISA, questo e’ il titolo in inglese dell’appunto

[3] I punti di vista divergono a questo riguardo

[4] Questa e’ la ragione principale della messa a punto dell’indagine PISA

[5] SI puo’ leggere il volume in inglese se si clicca qui oppure lo si puo’ scaricare cliccando qui

[6] Noto con l’arconimo EPT