Resoconto del convegno nazionale del sindacato degli insegnanti SE-UNSA sul tema "L’Ecole au défi du socle", svoltosi a Parigi il 16 gennaio 2008

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Applicazione balbettante ed erratica dello zoccolo comune di competenze dopo due anni dall’adozione.

I risultati delle indagini internazionali sulle competenze degli studenti, come per esempio quelli dell’indagine PISA, interpellano profondamente i sistemi scolastici. In Francia, ha fatto scalpore scoprire la persistenza di profonde disuguaglianze sociali e scolastiche che non sono state corrette da poche ore di sostegno in più, né con i programmi appositi per riportare a galla i più deboli, né con le zone di educazione prioritaria. Questi provvedimenti si sono rivelati inadeguati a ridurre il divario che esiste tra i risultati degli studenti più forti, i quali nella stragrande maggioranza provengono dalle classi sociali benestanti, ed i risultati degli studenti più deboli, che appartengono ai ceti popolari. Il sindacato francese dei docenti della scuola elementare ritiene che solo l’elaborazione di uno zoccolo comune di conoscenze e competenze da adottare nella scuola dell’obbliga potrà permettere di migliorare la situazione.

Il sindacato SE (Syndicat des enseignants) è stato creato nel 1992 a seguito di una serie di fusioni e scissioni e raggruppa insegnanti di tutti gli ordini di scuola, compresa la formazione e l’istruzione professionale. Si tratta di uno dei più importanti sindacati francesi d’insegnanti. Questo sindacato è affiliato all’UNSA, l’Unione nazionale dei sindacati autonomi della funzione pubblica ed è membro dell’ IE, L’Internazionale dell’educazione, che è l’organizzazione sindacale mantello degli insegnanti a livello mondiale.

Il convegno nazionale sullo zoccolo di conoscenze e competenze essenziali

 [1]

Il 16 gennaio scorso il sindacato degli insegnanti (SE) ha organizzato a Parigi un convegno nazionale per fare il punto sullo sviluppo e sulla diffusione dello zoccolo di competenze adottato con la legge della scuola del 28 aprile 2005 (Legge No. 2005-380 del 23 aprile 2005 “d’orientation et de programme pour l’avenir de l’école).

La segretaria nazionale del sindacato Claire Kepper ha aperto lavori con un commento pessimista. La determinazione di un insieme minimo, valido per per tutti gli studenti, di competenze di base è una sfida ardua da raccogliere. L’amministrazione scolastica non è stata capace finora di reagire in modo appropriato e non ha fatto il necessario per riuscire nell’operazione. Anzi, è partita con il piede sbagliato, travisando il senso della proposta. In due anni si è compiuto un percorso piuttosto penoso , irto di ostacoli e zeppo di insidie. Il progresso realizzato non solo è stato deludente ma è anche fonte di vive preoccupazioni per il sindacato.

Il giudizio del sindacato

Il sindacato, che è favorevole all’adozione di uno zoccolo di base comune, esprime un giudizio fortemente negativo su quanto è stato finora fatto. L’avvio è stato disastroso:

- la definizione dello zoccolo di base di conoscenze e competenze è dubbia ed insoddisfacente perché priva di qualsiasi referenza sociale;
- l’applicazione sul terreno , nella scuola, è fin qui contestabile perché si continua ad operare avendo come referente le discipline tradizionali.

La proposta di definire uno zoccolo comune di competenze che tutti gli studenti devono possedere prima della fine dell’obbligo scolastico ha senso , ed ha l’approvazione sindacato, solo se lo zoccolo serve per creare una scuola più giusta.

Orbene, i lavori in corso , sembrano andare in tutt’ altra direzione In particolare si ha l’impressione che si sia perso di vista il senso profondo , originario, della proposta che è quello di garantire a tutti gli studenti un sapere comune , di costruire una base di conoscenze condivisa da tutti e che permetta ad ognuno di continuare la propria formazione con un bagaglio di competenze grazie al quale tutti possono coltivare e fare valere le proprie capacità.

Nonostante la diagnosi, il sindacato francese rifiuta di rassegnarsi ed invita gli aderenti e l’insieme della scuola a reagire. Occorrono:

- scelte diverse ,

- un altro calendario dei lavori,

- procedure di lavoro appropriate, che prendano le distanze, una volta per tutte, dalla logica disciplinare.

Il criterio adottato dal sindacato per valutare la strategia di sviluppo e di diffusione all’interno del sistema scolastico francese di uno zoccolo comune di conoscenze e competenze è stato quello della riduzione delle disuguaglianze sociali e scolastiche. Per il sindacato la definizione di una soglia minima di competenze da conseguire entro fine della scuola dell’obbligo si giustifica unicamente se così facendo si creano le condizioni che permettono di correggere le ingiustizie scolastiche e di migliorare l’equità del sistema d’istruzione e di formazione.

Per democratizzazione realmente la scuola , secondo il sindcatao SE, l’ elaborazione di uno zoccolo comune per la scuola dell’obbligo, la modifica dell’insegnamento e delle pratiche didattiche presupposte dall’adozione di un nuovo programma d’insegnamento impostato attorno allo sviluppo di un insieme di competenze fondamentali che aiutino ad apprendere , sono una priorità. Per questa ragione la proposta di uno zoccolo comune di conoscenze e competenze è una vera e propria sfida lanciata al sistema scolastico perché implica cambiamenti radicali dell’insegnamento nonché la rinuncia a pratiche didattiche ancestrali che la tradizione pedagogica ha tramandato da una generazione all’altra di docenti .

Gli insegnanti sono vieppiù scettici rispetto al principio dello zoccolo comune di conoscenze e competenze . Il malumore cresce anche perché , sul terreno, nelle scuole, per il momento, manca qualsiasi sostegno e non c’è nessuna traccia di pilotaggio. Agli insegnanti si propongono di applicare nuove modalità di valutazione e si trasmettono nuove indicazioni, magari tra loro incoerenti, con il solo effetto di accentuare sfiducia e disagio.

L’intervento di François Dubet

 [2]

La relazione principale del convegno è stata svolta da François Dubet, professore di sociologia all’università di Bordeaux. Per François Dubet due sono le ragioni che incitano a militare per il principio dello zoccolo comune:

- dapprima, una ragione di giustizia ed integrazione sociale. Non si può giudicare il valore di un sistema d’insegnamento se non si tiene conto della situazione degli allievi deboli. Non si tratta solo di produrre una élite brillante. La questione fondamentale è quella di sapere quali sono le competenze che i più deboli hanno potuto acquisire andando scuola.

Per Dubet è molto più difficile ottenere una massa di allievi che padroneggino le competenze essenziali che non selezionare una minoranza di allievi molto buoni. In Francia, si accetta l’idea di un salario minimo, di un livello di sanità elementare, di una politica che garantisca un alloggio a tutti , ma stranamente non si applica questo ragionamento alla scuola che è che è rimasta molto meritocratica. La ricerca dell’ eccellenza è il modus operandi principale del sistema scolastico francese.

Secondo Dubet, una scuola che premi il merito indipendentemente dalla classe sociale alla quale si appartiene sarebbe senz’altro più giusta di quella odierna , ma il riconoscimento del puro merito non basta per rendere una scuola più giusta. Una scuola giusta è quella nella quale gli allievi deboli, che non hanno accesso alle formazioni prestigiose, indipendentemente dalla pertinenza dei meriti, non sono abbandonati se stessi, relegati in scuole pattumiera, umilianti dai docenti e dai compagni e privati di qualsiasi risorsa. Per Dubet, non si deve porre il problema della giustizia scolastica unicamente dal punto di vista dei "vincitori", ma anche da quello dei "vinti", dei più deboli, dei più fragili ed anche dei meno buoni. Questi allievi devono trovare un posto nella società nella quale svolgeranno probabilmente funzioni di cui la società stessa ha bisogno. Questo è il senso autentico di una cultura comune , che rispetti le esigenze di giustizia. Si tratta insomma di garantire agli allievi più deboli ciò a cui hanno diritto per vivere in modo decente nelle società contemporanee, per essere rispettati e riconosciuti e per partecipare alla vita civica e sociale. La scolarità non deve costituire per loro un’esperienza umiliante che chiuda molte più porte di quanto non ne apra.

- Il secondo elemento che legittima il ribaltamento dei programmi scolastici tradizionali per impostarli secondo il principio di uno zoccolo comune , valido per tutti, di conoscenze e competenze è il dovere della scuola pubblica di proporre e di curare un linguaggio comune tra tutti in membri di una generazione. Incombe alla scuola statale l’obbligo di promulgare e trasmettere , di tessere si potrebbe dire, una rete di principi e di conoscenze che permettano a tutti in membri di una società di condividere un patrimonio comune, di possedere un capitale sociale. Per Dubet, questa funzione della scuola statale non è negoziabile, soprattutto perché oggigiorno ci troviamo in una società estremamente frazionata dal punto di vista sociale e culturale. In questo contesto, si pone veramente la questione di sapere che cosa si debba dare a tutti gli allievi, indipendentemente dalle loro capacità scolastiche. Fare acquisire uno zoccolo comune è creare un legame sociale tra tutti i membri di una stessa classe di età , indipendentemente dei loro percorsi scolastici ulteriori.

La realizzazioni di uno zoccolo comune per tutti, che sia simultaneamente esigente, accessibile e utile a tutti, non è affatto un’operazione semplice. Per altro, la definizione di una cultura comune di base non può essere conseguita senza "sacrifici" perché gli allievi non possono imparare tutto. Tuttavia, se si ammette il principio di giustizia che sottende l’idea di uno zoccolo comune di conoscenze di competenze che ci si aspetta sia dato a tutti, questi ostacoli non sono insormontabili, soprattutto se il progetto è sostenuto da una forte volontà politica. Indubbiamente, l’obiettivo è quanto mai ambizioso e rischioso, dapprima da un punto di vista meramente tecnico, in quanto si tratta di neutralizzare gli interessi corporativi annidati nelle divisioni disciplinari del sapere scolastico; poi da un punto di vista politico perché occorre convincere l’opinione pubblica ed i docenti che è possibile conciliare un buon livello di competenze scolastiche per tutti e produrre una élite intellettuale. Oggigiorno ci sono le prove che dimostrano la possibilità di combinare qualità ed uguaglianza. La scuola statale deve avere l’ambizione di elevare il livello medio di istruzione di tutti gli allievi, nessuno escluso, e di non frustrare né inibire le capacità di apprendimento dei migliori studenti.

Nella scuola francese , rileva Dubet, le resistenze contro lo sviluppo dell’applicazione dello zoccolo comune di conoscenze competenze provengono dal rifiuto del principio stesso di una cultura comune in nome dell’eccellenza, della grande cultura, e del diritto di ogni allievo ad accedere a studi superiori. Questa è una forma di darwinismo scolastico nel quale l’immensa maggioranza di allievi, confrontati ad esigenze sproporzionate, finiranno per essere scartati e per essere etichettati con le loro lacune e le loro debolezze. Il rifiuto di una cultura comune si coniuga stranamente con la difesa della legittimità dei dirigenti e dei vincitori di una selezione scolastica fatta per loro e da loro. Se si considera che il sistema scolastico è una competizione , magari anche più giusta di altre, allora si capisce facilmente che i vincitori non abbiano nessuna voglia di cambiare le regole del gioco che li favoriscono. Orbene, tra i vincitori ci sono in gran parte gli insegnanti ed il loro figli. Costoro , oggettivamente, incontrano difficoltà a conciliare il loro interessi più particolari con il principio "dell’ eccellenza per tutti".

La valutazione delle competenze: valutare per meglio insegnare, essere valutati per meglio imparare

La seconda relazione centrale del convegno è stata tenuta da due ispettori generali del Ministero della Pubblica Istruzione, Florence Robine e Alain Houchot, autori di una relazione corposa sulle valutazione delle competenze pubblicata lo scorso anno dall’ispettorato centrale [3].

Con l’adozione del concetto di competenze nel mondo dell’insegnamento si è di fronte ad una svolta radicale che immette in un paesaggio del tutto nuovo: si passa infatti da una concezione imperniata sull’insegnamento ad una focalizzata sull’apprendimento, da un scuola che si occupa della trasmissione dei saperi istituzionali ad una invece imperniata sul modo con il quale gli allievi apprendono e utilizzano le conoscenze.

Nonostante la popolarità raggiunta rapidamente dal concetto di competenze nelle cerchie pedagogiche, il concetto di per sé non è affatto chiaro. La nozione di competenze è ambigua ed equivoca, il che contribuisce a generare confusione più che chiarezza tra coloro che sono coinvolti nella formulazione dei programmi scolastici. Orbene, la nozione di competenza dovrebbe funzionare come una leva per rinnovare integralmente il sistema scolastico , ma bisogna constatare che per il momento le applicazioni pratiche su vasta scala sono carenti e molte esperienze sono state un buco nell’acqua. C’è una grande sproporzione tra il ricorso al’ concetto di competenze nei discorsi e le applicazioni pratiche, nelle scuole e nelle classi. Se ne parla molto ma non si riflette molto sul piano operativo ed ancor meno si valuta quanto si realizza.

Occorre riconoscere che non è affatto semplice passare dal piano teorico a quello pratico e trovare soluzioni convincenti per gli studenti, per le famiglie, per l’opinione pubblica e per gli insegnanti. I due ispettore generali dell’insegnamento hanno condotto un’ esauriente indagine sulle esperienze in corso in Francia. Sono riusciti a reperire un ampio ventaglio di realizzazioni , l’una più diversa dall’altra, talora affascinanti, ma si sono dovuti arrendere di fronte al tentativo di proporre una sintesi di quanto osservato. Nella scuola francese non esiste, concludono, una cultura comune della valutazione delle competenze. Talora , le innovazioni sono molto promettenti ed hanno richiesto anni di impegno , ma in genere si tratta di esperienze isolate , pressoché ignote a tutti tranne che agli attori in causa, senza quindi nessuna ricaduta su vasta scala.

Lo sviluppo della nozione di competenze nella scuola è una grande sfida e nello stesso tempo un’evoluzione ineluttabile , secondo i due ispettore . La tendenza si manifesta a livello mondiale: ovunque si cerca un’organizzazione del funzionamento scolastico che dia un senso ai saperi insegnati a scuola. I saperi scolastici non valgono soltanto perché sono importanti per riuscire negli esami scolastici. Occorre andare oltre questo orizzonte che riduce l’insegnamento alla ripetizione mnemonica di nozioni, all’organizzazione di esami e ad una selezione scolastica secondo criteri contestabili e che premia la capacità ad ingurgitare nozioni di ogni tipo.

La posta in gioco è la missione della scuola che non può ridursi alla trasmissione di un sapere scolastico. Diventa vieppiù impossibile accettare lo spreco di risorse umane connesso al modello dell’insegnamento ridotto a mera trasmissione di conoscenze e continuare ad ignorare il capitale di conoscenze delle scienze cognitive e della sociologia accumulato nel corso del ventesimo secolo. I pedagogisti rivendicano ormai una scuola che formi a pensare in modo autonomo , la capacità di apprendere secondo la propria natura, le proprie capacità, i propri interessi. Il guado da un sistema all’altro è particolarmente delicato. Per ora si è più o meno in mezzo al guado, ossia in una situazione poco confortevole, rischiosa. Molti tornano indietro, pochi avanzano, altri affogano. In una situazione del genere non è possibile ipotizzare nessun strumento di valutazione delle competenze senza terminare il guado. Questa è la priorità principale. Solo dopo avere trasformato la scuola si possono ipotizzare nuove modalità di valutazione delle competenze . Non si può mettere il carro davanti ai buoi.

[1] Nel sito dell’ADI si può consultare la documentazione francese tradotta in italiano nonché una presentazione a cura di Tiziana Pedrizzi ed Alessandra Cenerini.

[2] Bibliografia essenziale:

- Injustices: l’expérience des inégalités au travail. Seuil, Paris 2006

- L’Ecole des chances. Qu’est-ce qu’une Ecole juste?. Seuil, Paris 2004

- Le déclin de l’institution. Seuil, Paris 2002

[3] Les livrets de compétences : nouveaux outils pour l’évaluation des acquis. Rapport - n° 2007-048 juin 2007)