L’equità di trattamento scolastico (non l’uguaglianza) è ancora una chimera in molti sistemi scolastici. In quest’articolo si descrivono le iniziative prese dalle autorità parigine e un’indagine scientifica fatta a Parigi per lottare contro la segregazione scolastica nella zona urbana (intra e extra muros).

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Lotta contro la segregazione scolastica

Si riteneva che la costituzione dei bacini di utenza e la libertà di iscrizione in una qualsiasi scuola permettesse di diminuire la segregazione scolastica. Si scopre invece che la composizione di classi eterogenee dal punto di vista sociale e etnico non è affatto semplice, che i benefici non sono uguali per tutti. Alcuni miglioramenti sono stati ottenuti. I risultati dell’indagine PISA sui quindicenni hanno permesso di scoprire la diversità esistente tra sistemi scolastici e all’ interno dei sistemi scolastici ma anche di confermare che le classi eterogenee socialmente non penalizzano i migliori studenti, i più dotati. Al contrario, ne approfittano in bene soprattutto gli studenti ritenuti più deboli o quelli provenienti dalle classi sociali povere. Non esiste dunque incompatibilità tra qualità dei risultati scolastici e equità oppure diversità sociale nelle classi. Questa constatazione è capitale e sconvolge molte opinioni bene ancorate nella mente di molti responsabili scolastici, di molti dirigenti scolastici, di parecchi insegnanti, e soprattutto di molte famiglie borghesi riluttanti ad inviare i loro figli in scuole dove si pratica l’eterogeneità delle composizione delle classi, dove l’insegnamento si svolge in classi che comprendono studenti provenienti da ambienti sociali molto diversi. Ovviamente, un indirizzo del genere richiede una formazione specifica degli insegnanti che ancora manca. Non a caso dunque , come succede a Parigi intra muros, la segregazione sociale cresce invece di diminuire. Per fortuna a Parigi funziona un sistema di regolazione che frena la segregazione sociale nei licei la quale potrebbe essere più forte se non esistesse questa procedura.

 Il 29 settembre scorso il sito francese L’Expresso, citato più volte in questa sede, ha pubblicato un articolo assai interessante sulla strategia attuata a Parigi e nei tre provveditorati scolastici della zona parigina che comprendono anche la città borghesissima di Versailles e al lato opposto quella poverissima di Créteil per lottare contro la segregazione scolastica alla fine della scuola media, al momento del passaggio dall’insegnamento secondario di primo grado a quello di secondo grado, che in Francia avviene a 15 anni (la scuola media francese è di quattro anni).

Il problema è scottante e tutti sanno che a Parigi, nella città, la segregazione al momento della scelta del liceo è più forte che non in periferia. Quattro volte più alta. Il problema del resto non è solo parigino ma è mondiale. Il sistema scolastico è di per sé ingiusto, è segregante, contribuisce alla stratificazione sociale generata dalla società, è inefficace contro la povertà e la miseria. Le famiglie per altro riescono a districarsi assai bene con l’offerta scolastica e , occorre pur dirlo, le scuole stanno al gioco: da una parte vanno i bravi, dall’altra gli scaglionati. Le autorità scolastiche della provincia di Parigi tentano da anni di porre rimedio a questa situazione e di incitare i giovani dei ceti sociali meno abbienti a frequentare il liceo, di convincere i licei ad accettare una popolazione scolastica proveniente dalla classi sociale diseredate, di stanziare borse di studio apposite per andare al liceo e proseguire gli studi. In un certo senso si è propone una politica di discriminazione positiva a favore dei poveri. Questa strategia ha un nome : Affelnet [1];

 

Il sito francese si chiede per altro se la lotta contro la segregazione scolastica è valida per tutti , fa bene a tutti e la risposta , in base ai risultati delle indagini , numerose, svolte nella zona parigina , è negativa. NO, non tutti gli allievi traggono un beneficio dalla lotta contro la segregazione scolastica. C’è chi ci guadagna ma c’è anche chi ci perde.

 

La regione di Parigi [2] ha finanziato un’indagine sul ruolo della procedura Affelnet all’Istituto delle Politiche pubbliche che ha tra l’altro scoperto che in questi ultimi anni la segregazione scolastica è aumentata a Parigi intra muros ed è stabile a Versailles e Créteil. Il sito francese già citato ha intervistato il vice-direttore dell’Istituto ((CREST/PSE) che ha condotto l’indagine, Julien Grenet. 

Qui di seguito si riportano alcuni passaggi di questa intervista, tradotti liberamente in italiano. La relazione finale dell’indagine , in francese, si può ottenere cliccando qui e la presentazione ( sotto forma di diaporama) dei risultati effettuata dai ricercatori il 2 luglio dello scorso anno al Consiglio regionale si ottiene cliccando qui. Allegata è una memoria complementare alla relazione finale. Per capire pienamente il documento è indispensabile avere un minimo di conoscenza del sistema scolastico francese e della terminologia scolastica usata in Francia. Questa è una bella prova della possibilità di decentralizzare la politica scolastica in un sistema scolastico iper-centralizzati come quello francese. 

 

Intervista

 

Grenet: Il bonus versato agli studenti a Parigi ha permesso di migliorare notevolmente la situazione , ma il peso attribuito dagli istituti scolastici ai voti al momento della scelta degli studenti crea una forte disuguaglianza sociale e una gerarchia tra licei. Per altro a Parigi la battaglia per ottenere scuole più eterogenee è frenata dalla presenza di molte scuole private che scremano gli strati alti della piramide sociale nonché da moltissimi licei professionali che invece reclutano tra gli strati bassi. [3].

 

L’Expresso: le famiglie ricche non sono sensibili soltanto al livello scolastico degli istituti che scelgono [4].

 

Grenet: Se si compara Parigi con Créteil e Versailles , la segregazione scolastica nei licei parigini è quattro volte più elevata. Questa situazione è determinata dalla domanda. Esiste una forte correlazione tra il livello scolastico degli studenti e le richieste delle famiglie. I desideri delle famiglie spiegano la metà della segregazione scolastica. I genitori degli studenti con un buon livello scolastico espongono nella lista delle loro preferenze licei noti per le loro alte esigenze scolastiche. Conoscono i licei e il passaparola fa il resto. I voti sono il principale fattore per classificare i desideri degli studenti parigini quando chiedono di frequentare la stessa scuola. Questo sistema è una minaccia per tutto il sistema scolastico. I bacini di utenza determinano grosso modo la metà della segregazione scolastica . A Versailles et a Créteil la segregazione scolastica è elevata perché mancano scuole per cui la scelta della scuola è influenzata dal domicilio. A Parigi, la preferenza data ai borsisti con il sistema Affelnet ha permesso di diminuire la segregazione scolastica e di mescolare gli studenti. I bacini di utenza di per sé non sono una garanzia contro la segregazione scolastica in una zona dove esiste una forte segregazione residenziale. Si deve regolare il meccanismo di scelta della scuola.

 

L’Expresso: Come fare per lottare contro la segregazione scolastica?

 

Nei sistemi che permettono agli studenti di scegliere la scuola ci si urta fatalmente alle barriere della capacità di accoglienza. Dunque ovunque occorre instaurare un sistema di regolazione : o si mantiene l’attribuzione per zona geografica legata al domicilio oppure si adottano correttivi oppure si creano bacini di utenza a macchia di leopardo che associano quartieri diversi. Ma questi sistemi non durano a lungo perché la mappa scolastica diventa rapidamente un fattore di scelta delle abitazioni. Le scelte non regolate generano molta segregazione. 

 

Molti progressi sono stati effettuati sulla conoscenza dei meccanismi di scelta. Ci sono perfino due premi Nobel su questa questione. I sistemi regolati permettono di migliorare l’eterogeneità delle scuole in modo progressivo. 

 

L’Expresso: Perché fare queste cose? Ci sono ricadute positive disaggregando?

 

Per la segregazione scolastica la risposta è inequivocabile: si vuole o no una forte eterogeneità sociale nelle classi? Questa favorisce il successo scolastico, la riuscita negli studi e una migliore scolarizzazione? La segregazione sociale ha effetti a lungo termine sulle scelte dell’orientamento scolastico, sulla attribuzione dei posti di lavoro, sulle reti sociali che si costruiscono più tardi. La segregazione sociale nella scuola rinforza la segregazione sociale nella società. La promozione dell’eterogeneità sociale nelle scuole favorisce in media la scolarizzazione di tutti gli studenti.

Ciò non vuol però dire che non ci siano dei perdenti. Non tutti ci guadagnano. I perdenti sono gli studenti che restano nell’ambiente scolastico. Per esempio gli studenti del settore privato che passano in quello statale. Esiste un effetto dei pari che influisce sul livello medio degli studenti della classe. Se si mescolano questi studenti che provengono dal privato con studenti poveri e più deboli i loro risultati scolastici ne risentono. All’opposto però i risultati degli studenti più deboli migliorano. Questi effetti possono essere asimmetrici: ciò che guadagnano gli uni può essere superiore a ciò che perdono gli altri. Se tutti ci guadagnassero non saremmo qui a discuterne perché la segregazione non esisterebbe. E’ proprio perché ci sono dei perdenti che esiste la segregazione.

 

 

[1] Cliccando qui si possono avere informazioni dettagliate , ovviamente in francese, delle procedure attuate nel provveditorato scolastico di Versailles. I provveditorati sono liberi di applicare la procedura come preferiscono

[2] Le regioni in Francia acquistano una autonomia e una capacità decisionale crescente in funzione di una progressiva e caotica politica di decentralizzazione

[3] ndr.: In Francia solo pochi licei professionali sono comparabili agli ITS italiani

[4] le famiglie , alla fine della scuola media, in Francia possono esprimere tre scelte

Les documents de l'article

n11-notesIPP-juillet2014.pdf