Traduzione libera e commento del passaggio dedicato al programma USA di educazione prescolastica Head Start inserito nell’articolo di Christopher Jencks sulla lotta alla povertà negli USA pubblicato nella rivista New York Review of Books.

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L’educazione prescolastica serve?

La promozione dell’educazione prescolastica e’ diventata un obiettivo politico alla moda dopo la pubblicazione dei risultati della prima indagine PISA svolta dall’OCSE nel 2000 sulle competenze e conoscenze dei quindicenni. Molte autorita’ politiche sono giunte alla conclusione che per migliorare le competenze in lettura, nella cultura scientifica e matematica dei quindicenni si doveva iniziare presto l’istruzione scolastica e promuovere l’educazione prescolastica oppure anticipare l’inizio della scolarizzazione. Queste credenze sono inficiate dalle ricerche scientifiche le quali invece tendono a dimostrare che l’educazione prescolastica ha effetti benefici a lunga scadenza rilevati nei comportamenti in società’ oppure nella vita professionale dei bimbi poveri che hanno avuto la possibilità di frequentare una scuola per l’infanzia.

Nel secondo articolo sulla guerra alla povertà negli Stati Uniti pubblicato nella “New York Review of Books” il 23 aprile 2015, Christopher Jencks noto specialista di problemi di segregazione sociale e di disuguaglianze analizza il contributo alla lotta contro la povertà del programma Head Start ciò del programma federale USA di educazione prescolastica per i bambini poveri . Il programma Head Start famoso per le proposte didattiche è stato molto contestato dai repubblicani americani che lo considerano uno spreco di soldi e per questa ragione il programma è stato molto valutato. Jencks in questo articolo riprende alcune valutazioni e analizza il contributo del programma di sviluppo dell’educazione scolastica per i bambini poveri negli Stati Uniti.
 
Benefici del programma Head Start
 
 
La promozione di programmi di educazione scolastica è stata rilanciata moltissimo dopo la prima indagine di valutazione delle competenze dei quindicenni patrocinata dall’OCSE, ovverosia l’indagine PISA. Dopo la pubblicazione dei primi risultati nel 2001 nella maggioranza dei governi si è diffusa l’idea che per ottenere buoni risultati nel test sulle competenze e le conoscenze a 15 anni si sarebbe dovuto promuovere e generalizzare l’educazione scolastica. In molti paesi questo e’ diventato un obiettivo politico prioritario. Vale la pena qui sottolineare il fatto che in Italia si riteneva che l’educazione prescolastica fosse di alta qualità e che quindi non sarebbe stato opportuno investire nella promozione dell’educazione scolastica tanto più che i risultati dei quindicenni italiani nel test di PISA non erano affatto eccellenti. Pochi in Italia hanno pertanto stabilito una connessione tra educazione prescolastica e punteggi nei test a 15 anni. Inoltre va ricordato che numerosissime indagini scientifiche avevano dimostrato che gli effetti dell’educazione prescolastica sugli apprendimenti scolastici non erano per nulla duraturi e che i benefici dell’educazione scolastica scomparivano rapidamente, per cui ci si poteva chiedere se valesse la pena promuovere l’educazione prescolastica il cui beneficio principale sarebbe consistito nella metamorfosi dei bambini in buoni alunni e forse nei risultati a lunga scadenza di politica sociale. In questo articolo Jencks fornisce una sintesi delle principali indagini svolte in questo settore. Ne riproduciamo una versione sintetica in libera traduzione in italiano del passaggio che dedica al programma Head Start nel suo articolo sulla lotta alla povertà. In primo luogo si deve rilevare che Jencks ritiene che il programma Head Start fu uno strumento utile nella lotta contro i la povertà negli USA. Vediamo il perche’.
 
 
L’articolo di Jencks
 
 
 Head Start all’inizio fu concepito come un programma riservato a bambini che avrebbero potuto frequentare l’educazione scolastica per un paio d’anni al massimo prima di andare a scuola. Uno dei progetti più noti è il « Perry Preschool » che iniziò nel 1960 a Ypsilanti nel Michigan [1]. Questo progetto fu concepito come un vero e proprio esperimento scientifico perché i bambini furono selezionati in modo casuale in un insieme di bambini poveri afro-americani dell’età di tre anni per designare quelli ammessi al programma « Perry » , cioè il gruppo sperimentale, nonché quelli che non furono ammessi al programma, cioè il gruppo di controllo. Entrambi i gruppi furono seguiti per moltissimi anni e i promotori del progetto ritennero di dimostrare alla fin fine la bontà dell’educazione prescolastica [2]. Dopo due anni, i bambini che partecipavano al programma Perry conseguirono risultati molto migliori di quelli del gruppo di controllo nel test di intelligenza e di vocabolario per cui il programma Perry divenne un punto di riferimento per il programma Head Start. Col passar del tempo tuttavia il divario nei punteggi del test tra il gruppo sperimentale Perry e il gruppo di controllo diminuì alquanto. Ad un certo punto, il vantaggio del gruppo sperimentale divenne talmente esiguo che si sarebbe potuto attribuirlo al puro caso.
 
Effetti minimi sugli apprendimenti scolastici

Quasi tutte le valutazioni di Head Start sono giunte alle stesse conclusioni. I bambini che hanno frequentato per almeno un anno il programma Head Start realizzavano un progresso scolastico maggiore in quell’anno, cioè’ subito, agli inizi della scolarizzazione, che non i bambini del gruppo di controllo i quali non avevano avuto la possibilità’ si frequentare l’educazione prescolastica. Quasi tutte le valutazioni successive sono giunte alla stessa conclusione: una volta che i bambini andavano a scuola il vantaggio osservato dal gruppo sperimentale rispetto alla popolazione che non aveva frequentato il programma Head Start spariva. Per molti anni coloro che prestavano attenzione a queste ricerche (tra i quali lo stesso Jencks) hanno interpretato questo risultato come una prova del fatto che il programma Head Start non funzionasse.
Nondimeno, la reputazione del programma Head Start non veniva meno tra i genitori e il programma sopravvisse. Nel corso degli ultimi decenni la reputazione del programma crebbe in modo significativo tra coloro che prestavano attenzione a nuove ricerche soprattutto per il fatto che si cominciarono a osservare gli effetti a lungo termine grazie a indagini longitudinali che permettevano di effettuare una distinzione tra “buone” scuole e “cattive” scuole. Per esempio, una valutazione del programma Perry svolta all’età di 27 anni realizzata più di tre decenni fa ha dimostrato che il gruppo sperimentale aveva molto minori probabilità che non il gruppo di controllo di essere arrestato per un crimine di qualsiasi natura. Inoltre, i ragazzi del gruppo sperimentale una volta adulti avevano un reddito mensile significativamente più alto che non i ragazzi del gruppo di controllo e fumavano di meno che non i loro compagni che non avevano potuto partecipare al programma Perry. Per le ragazze tra l’altro si constatò che quelle del gruppo sperimentale correvano molto meno il rischio di essere arruolate in una scuola speciale oppure di avere consumato droghe che non le ragazze del gruppo di controllo.
 
 
Nel capitolo dedicato a Head Start nel libro Legacies , Chloe Gibbs, Jens Ludwig e Douglas Miller riassumono le conclusioni di diverse indagini sull’impatto a lunga scadenza del programma Head Start. Nel 2002 Eliana Garces, Duncan Thomas, e Janet Curries riferiscono di un confronto tra fratelli nati tra il 1965 e il 1977,uno dei quali aveva frequentato il programma e l’altro no. Come constatato nel programma Perry, anche in questo caso le differenze nei punteggi del test tra bambini che avevano seguito il corso e quelli del gruppo di controllo sono calate rapidamente con l’età. Ma quando si sono comparati i punteggi dei bambini bianchi che hanno frequentato il programma di educazione scolastica Head Start si è constatato che i bambini del gruppo sperimentale avevano il 22% in più di probabilità di terminare l’insegnamento secondario superiore e il 19% in più di probabilità di diventare matricole che non i bambini che non avevano avuto la possibilità di partecipare al programma Head Start. Tra i bambini afroamericani, il programma di educazione prescolastica Head Start aveva minori effetti sulla frequenza dell’insegnamento secondario superiore, ma i bambini afroamericani che avevano frequentato il programma Head Start avevano il 12% in meno di probabilità di essere arrestati e incolpati di un crimine che non i compagni che non avevano frequentato l’educazione prescolastica. Nel 2009 ,David Deming ha firmato un’ indagine simile sui fratelli nati tra il 1980 e il 1986. Ancora una volta si è constatato che il vantaggio dei punteggi conseguiti nei test da parte dei bambini che avevano avuto l’opportunità di seguire il programma di educazione prescolastica Head Start svaniva rapidamente ma questi bambini avevano anche molto minori probabilità di essere diagnosticati come alunni con difficoltà di apprendimento, molto meno probabilità di ripetere un anno, molte più probabilità di concludere l’insegnamento secondario superiore e molte più probabilità di essere in buona salute che non i fratelli che non avevano avuto l’occasione di frequentare un corso di educazione prescolastica.
 
Interpretazione
 
Queste indagini non ci dicono perché i bimbi che hanno seguito il programma Head Start vanno molto meglio quando sono adolescenti o all’inizio dell’età adulta. Una teoria molto popolare afferma che il programma Head Start aiuta i bambini a sviluppare tratti di carattere come per esempio l’auto-controllo o la prudenza e che permette di sviluppare caratteristiche che non erano state misurate nelle prime indagini a lunga scadenza ma che persistono per un lungo periodo [3]. Le scuole spendono centinaia di ore per insegnare la matematica e la lettura ogni anno, per cui i vantaggi di cui ha beneficiato il fratello con la frequenza del programma Head Start si riduce ad un vantaggio minimo nel corso degli anni, via via che si prolunga la scolarizzazione. Invece una volta che si sono acquisiti i riflessi comportamentali dell’auto-controllo oppure quelli della previdenza, è molto probabile che queste caratteristiche persistano e si rafforzino con il tempo man mano che i loro benefici diventano sempre più evidenti. Queste teorie tuttavia sono delle pure speculazioni.
 
Benché la storia del programma Head Start rimane ancora largamente incompiuta e si presenta come un insieme di pezzi di un puzzle, questa nondimeno suggerisce che non si può ridurre la responsabilità delle scuole soltanto ai punteggi conseguiti dagli studenti nei testi di lettura e di matematica. Questo è quanto vorrebbero le riforme scolastiche intraprese dalle amministrazioni del presidente Bush e del presidente Obama a partire dal 2001. Queste riforme ignorano quanto si riesce a dedurre dalle indagini scientifiche e cioè ciò più conta per il futuro dei bambini. La storia del programma Head Start suggerisce anche che non è affatto semplice dimostrare che cosa è efficace, che cosa funziona a lunga scadenza di tutto quanto succede nelle scuole, quali sono le buone pratiche. Questo è un problema serio. In ogni modo, se i genitori americani non avessero difeso il programma Head Start questo sarebbe scomparso probabilmente prima di scoprire che invece per certi aspetti importanti funziona.
 
Commento
 
 

Le indagini prese in considerazione da Jencks smentiscono per certi aspetti lo scetticismo di tutti coloro, tra i quali mi ci metto anch’io, che hanno ritenuto o che ritengono che l’educazione scolastica non abbia nessun effetto significativo. Questo è vero dal punto di vista della scolarizzazione. Moltissime indagini confermano infatti che i vantaggi acquisiti da una buona educazione prescolastica svaniscono rapidamente nel corso degli anni di scuola. invece, a quanto sembra, secondo i risultati di indagini molto serie, l’educazione prescolastica produrrebbe effetti benefici a lunga scadenza, effetti non tanto conoscitivi quanto comportamentali, che si constatano una ventina di anni dopo la frequenza dell’educazione prescolastica. Questo è un aspetto da verificare ulteriormente e che è stato finora molto trascurato. I lavori scientifici su questa questione sono delicati e molto importanti. Meritano di essere letti con grande attenzione critica perché le loro conclusioni possono convalidare o inficiare le credenze popolari. Da questo punto di vista il lavoro scientifico è molto importante. Occorre anche affermare che per ora non si è affatto molto sicuri di questi risultati per cui da un certo punto di vista le politiche scolastiche che promuovono l’educazione scolastica e che investono molte risorse nello sviluppo dell’educazione scolastica con la speranza di conseguire risultati migliori nell’apprendimento e di facilitare la scolarizzazione non sembrano molto credibili. Se l’educazione prescolastica è utile, i benefici che ne derivano sono di un’ altra natura che non i risultati d’apprendimento scolastico. 

[1] Questo programma fu molto sfruttato dall’IEA ossia dall’Associazione internazionale di valutazione degli apprendimenti

[2] ndr.: Purtroppo, nonostante il rigore dell’esperimento, i due gruppi erano composti di un numero esiguo di bambini per cui qualsiasi generalizzazione della validità delle conclusioni sembra discutibile, ma a questo punto ci vorrebbe una discussione rigorosa con metodologi molto addentro nelle procedure statistiche per stabilire la validità dell’esperimento

[3] Si veda per esempio l’indagine compiuta da Rodrigo Pinto e Peter Savelyev « Understanging The Mechanisms Through which an Influential Early Childhood Program Boosted Adult Outcomes » , The America Economics Review, vol.113, No. 6, ottobre 2013