In questo post si segnala un articolo del quotidiano francese "Le Monde" nel quale si riferisce di un’indagine effettuata in Francia sulla popolazione scolastica proveniente dalla immigrazione. Il sistema scolastico chiude gli occhi sul problema o lo affronta alla base senza preparazione e al vertice senza risorse adeguate.

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Scolarizzazione dei figli di immigrati

Gli studenti provenienti dal mondo della emigrazione, che siano figli di immigrati recenti nati all’estero e magari studenti immigrati e in parte scolarizzati in scuole di altri sistemi scolastici, oppure , ma qui la situazione diventa più drammatica, figli della seconda generazione, nati cioè nei paesi d’immigrazione, con genitori ( entrambi o uno solo) nati all’estero, scolarizzati in parte o totalmente in sistemi scolastici diversi da quelli del paese in cui sono immigrati, sono discriminati nei sistemi scolastici avanzati, hanno poche opportunità di imporsi , di avere una scolarizzazione decente, all’altezza per qualità di quella degli autoctoni. Ci sono sempre eccezioni, va da sé. Queste sono più numerose nella terza generazione, composta di studenti nati da genitori a loro volta nati nel paese d’immigrazione, cioè da genitori della seconda generazione che in casa parlano la lingua del paese ospitante. Uno dei problemi acuti è infatti la lingua parlata. In casa raramente si parla la lingua del paese ospitante o la lingua usata a scuola per istruire oppure quella dei cortili di ricreazione o della strada. Coi compagni si parlano vari idiomi. In ogni modo la discriminazione scolastica è forte, è un fatto statistico documentato. Essa colpisce di più i maschi che non le femmine.

Articolo in francese di Catherine Vincent pubblicato nel quotidiano francese "Le Monde" il 29 gennaio 2016. Articolo protetto da copyright.

 

La scolarizzazione dei figli degli immigrati è uno dei rompicapo dei sistemi scolastici odierni che nella stragrande maggioranza penalizzano i figli di immigrati a scuola, li trattano come se fossero persone a rischio e per finire non offrono le stesse opportunità formativa, talora anche le stesse scuole, di quelle esistenti per la popolazione autoctona. La scuola discrimina i figli di immigrati e questa discriminazione va assai lontano perché ne sono vittima non solo i figli della prima immigrazione ma anche i figli della seconda generazione di immigrati.

Nella prima parte dell’articolo ci si ferma sul divario esistente tra i risultati scolastici delle ragazze e quelli dei maschi. Questo divario è pronunciato e non è una novità in sé e per sé. A parità di condizioni  [1] i risultati scolastici delle ragazze provenienti dal mondo dell’emigrazione sono pari a quelli degli autoctoni. Non è il caso invece per i maschi. In Francia lo conferma una importante indagine dell’Istituto nazionale di studi demografici [2] e dell’Istituto nazionale della statistica e degli studi economici [3] conosciuta come l’indagine "Trajectoires et origine"  [4] i cui risultati sono stati resi pubblici recentemente all’inizio di gennaio di quest’anno. A livello sociale equivalente e a parità di condizioni le ragazze che provengono dal mondo dell’emigrazione si integrano nella scuola in modo sensibilmente equivalente a quello della popolazione generale. Invece I ragazzi annaspano. Nell’indagine si attira l’attenzione su un gruppo particolare, quello dei ragazzi maghrebino oppure con genitori che vengono dall’Africa sub-sahariana. In questo gruppo una parte importante dei giovani a causa del loro insuccesso scolastico e di un inserimento scolastico fallito accumula una quantità enorme di variabili che rendono arduo il loro inserimento professionale e sociale . Sembra che il sistema scolastico statale sia impotente a questo riguardo e che non riesce affatto a impedire questa catastrofe. Perché i ragazzi quindi sono meno scolarizzati delle ragazze? Per spiegare la maggiore difficoltà di adattamento dei ragazzi al sistema scolastico, la sociologa Marie Duru-Bellat propone due piste: la socializzazione familiare e il comportamento degli insegnanti:" Gli inizi della scolarizzazione sono spesso decisivi per il seguito.Nei primi anni di scuola I ragazzini fanno più fatica ad apprendere « il mestiere di alunno ». Restare tranquilli sulla propria sedia, interessarsi alla lettura-attività che è percepita come femminile perché sono spesso le madri che li hanno fatto leggere o che che hanno loro letto delle storie, dei racconti quando erano piccoli-tutto questo gioca a sfavore dei maschi. Inoltre bisogna tenere conto del fatto che le ragazze in generale posseggono un vocabolario più sviluppato, che I genitori tendono a parlare molto più sovente alle ragazze fin da piccole che non ai maschietti".

 

Stereotipi di genere

 

Gli insegnanti in seguito ritengono che le ragazze sono meno dissipate, che riescono meglio a scuola, che sono più disciplinate. Secondo Duru-Bellat "la norma scolastica è meno violenta per le ragazze perché permette loro di sviluppare qualità presumibilmente femminili. In una indagine pubblicata nella rivista "Education &Formation »(dicembre 2015, numero 88-89) sul clima scolastico si scopre che I maschietti sono più numerosi, nella scuola media, a ritenere di essere stati trattati ingiustamente. L’affermazione" le punizioni date sono molto più giuste o piuttosto giuste" riceve l’accordo del 74% delle ragazze interrogate contro il 61% dei ragazzi. Secondo Duru-Bellat "I ragazzi hanno più spesso l’impressione di essere iper-puniti, ciò che non è necessariamente falso. Anche a casa si osserva che le ragazze sono più abili a evitare punizioni, sfruttano gli stereotipi di genere per promettere di essere più brave in futuro, di fare più sforzi, di non ripetere gli stessi errori. Si attua in questo modo una dinamica della punizione diversa per le ragazze e per i ragazzi la quale spesso trasforma quest’ultimi in vittime. Questi stereotipi emanano sia della famiglia che dalla scuola e sono presenti sia tra popolazione immigrata che tra gli autoctoni. Ma nella seconda generazione delle minoranze dette "visibili" E soprattutto in quelle nelle quali almeno uno dei genitori proviene dall’Africa sub-sahariana, dal Maghreb o dalla Turchia, il divario scolastico a svantaggio dei ragazzi è più pronunciato che non nella popolazione generale.

L’ indagine TeO

 

L’indagine TeO dell’INED e dell’INSEE è stata effettuata nel 2008-2009 presso un campione di 8200 giovani della fascia di età tra i 18 e i 35 anni, tutti nati in Francia, e con almeno un genitore immigrato. I genitori di questo gruppo sono stati tutti scolarizzati in Francia. Anche in questo gruppo [5] le ragazze riescono meglio dei maschi. Il 62% consegue la maturità mentre nella popolazione autoctona (studenti senza nessun genitore di origine straniera) questa percentuale è del 65%.

 

 

La situazione è molto più preoccupante invece per i ragazzi. Nel 2008, tra i ragazzi figli di immigrati, soltanto il 48% conseguiva la maturità mentre nella popolazione generale questa proporzione era della 59%. La percentuale di coloro che avevano abbandonato il sistema scolastico senza conseguire nessun diploma dell’ insegnamento secondario di secondo grado era del 24% tra gli immigrati e del 16% tra gli autoctoni.

 

A parità di condizioni

 

Se si vogliono spiegare questi risultati(sia quelli dei ragazzi che quelli delle ragazze) secondo gli ambienti d’origine, occorre sicuramente prendere in conto il contesto economico, spesso molto precario, di queste famiglie di immigranti. A livello finanziario equivalente, bisogna anche considerare le appartenenze sociali , il capitale scolastico dei genitori nel loro paese d’origine. Mathieu Ichou, sociologo all’INED, afferma che " il brillante percorso scolastico di numerosi studenti appartenenti afamiglie venute dall’estremo Oriente e dalla Cina deve essere correlato al fatto che questi immigrati facevano spesso parte dei gruppi più istruiti nel loro paese di origine. Alla stessa stregua le deboli prestazioni di studenti provenienti dell’immigrazione turca, ragazze comprese, nel sistema scolastico francese, devono essere correlate allo statuto sociale dei loro genitori, che in generale provengono da ambienti rurali e da ceti poco qualificati."

 

Per distinguere ciò che nelle difficoltà scolastiche incontrate dai ragazzi provenienti dall’immigrazione deriva dalla loro origine sociale(livello di istruzione dei genitori, condizioni finanziarie, dimensione della famiglia, ecc.) nelle indagini si effettuano analisi che azzerano le condizioni sociali e si effettuano calcoli che annullano le disparità nelle condizioni iniziali( ceteris paribus), ossia dopo che si controlla l’eredità sociale, scolastica e linguistica trasmessa dai genitori. Dopo aver effettuate queste correzioni, gli scarti di punteggi constatati tra ragazzi dell’immigrazione e popolazione autoctona si annullano. Questo significa che gli studenti provenienti dall’immigrazione non sono la causa unica della media bassa dei punteggi degli studenti di un sistema scolastico come invece erroneamente molto suppongono. Purtroppo però, anche se si riducono, I ritardi scolastici persistono per la maggior parte della popolazione immigrata.

 

Disparità di genere

 

Come capire la persistenza, In questi gruppi, di queste disparità di integrazione secondo il genere? Ci si può chiedere se ragazzi e ragazze provenienti dal mondo dell’immigrazione abbiano negli ambienti e nelle famiglie in cui nascono e crescono statuti maggiormente differenziati che non in altri. Le diversità culturali distinguono moltissimo i vari gruppi di immigrati che non sono dunque tutti uguali perché non si possono mettere tutti sullo stesso piano. In ogni modo, esiste una socializzazione familiare diversa per i ragazzi e per le ragazze, questo è un fatto ben noto." Le ragazze vanno più controllate, vengono condizionate per restare in casa. Questa pratica può sviluppare [6], talune predisposizioni scolastiche. Ci si attende da loro che siano sagge e docili, mentre i ragazzi sono più liberi di uscire. Inoltre le ragazze sanno benissimo che a parità di diploma non otterranno gli stessi posti nel mercato del lavoro dei ragazzi. In un certo senso le ragazze anticipano le discriminazioni sociali riguardo al loro genere e puntano sulla scuola per attenuarle". Questo è il parere di Laure Moguerou, che ha co-firmato il capitolo dell’indagine TeO sui percorsi scolastici. A parità di ceti sociali, I genitori immigrati seguono meno i compiti casalinghi che non la popolazione autoctona. Essi sono frenati dalla debolezza del loro capitale scolastico e sono quindi meno attrezzati per seguire la scolarizzazione della loro progenitura.

Tutti questi fattori giocano in modo sfavorevole per i ragazzi. La loro situazione è peggiorata inoltre dalla forte strategia di emancipazione che anima i genitori immigrati rispetto alle loro ragazze. Le madri soprattutto sono donne che " hanno accettato il ruolo di sposa, di madre di famiglia numerosa, di angelo del focolare, ma che mobilitano tutte le loro energie per fare sì che le loro figlie non subiscano la stessa sorte.

 

 

Sentimento di ingiustizia

 

 

E la scuola? Anche la scuola fa la sua parte nella dispersione scolastica dei figli di immigrati. I ragazzi di immigrati non sono trattati allo stesso modo a seconda della loro origine e gli studenti ne sono perfettamente consapevoli. I ragazzi per esempio dichiarano una volta in mezzo di più e talora due volte di più che non le ragazze di essere trattati in modo discriminante a scuola in primo luogo quando nei consigli di orientamento.

 

Che cosa fare?

 

 

 

Si deve assolutamente fare qualche cosa per ribaltare questa tendenza e per dare a tutti le stesse opportunità formative. Purtroppo, i sistemi scolastici si rivelano molto carenti da questo punto di vista. Ci sono due piste da seguire: la prima è quella di neutralizzare direttamente tutte le manifestazioni che favoriscono la segregazione scolastica, la seconda consiste ad occuparsi molto presto ed in modo rigoroso delle disuguaglianza di apprendimento. Tutto questo è presto detto ma non è presto fatto. Il sistema scolastico ovunque e non solo in Francia vive sotto una cappa di piombo. Non si vuole vedere che ci sono trattamenti diversi, non si capisce perché ci siano disparità a seconda delle origini. Queste vengono perfino negate. In genere si opta per un trattamento burocratico e quando si ammette l’esistenza di un problema migratorio nelle scuole si propongono soluzioni amministrative identiche per tutti. La formazione degli insegnanti è lungi dall’avere integrato questa realtà. I dirigenti e gli insegnanti sono lasciati soli ad affrontare situazioni molto difficili. Si vede bene che sono consapevoli della presenza di casi complessi, per esempio al momento della composizione delle classi oppure quando si tratta di prendere decisioni riguardanti l’orientamento, il modo con il quale gli insegnanti parlano degli studenti e di come li percepiscono, il modo con il quale gli insegnanti e i dirigenti si rivolgono agli studenti immigrati. Queste sfumature nel discorso ufficiale vengono però azzerate nelle dichiarazioni pubbliche e nelle proposte amministrative-burocratiche. L’autonomia scolastica senza risorse, senza supporto , non risolve queste questioni, non è una soluzione.

 

[1] « Ceteris paribus »

[2] Noto con l’acronimo INED

[3] Noto con l’acronimo INSEE

[4] Nota con acronimo TeO

[5] ndr.: In questo caso si tratta prevalentemente di giovani della seconda generazione

[6] ndr.: ma lo si deve ancora verificare